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Cristiani in cammino con la loro chiesa

Cristiani in cammino con la loro chiesa
di Michele Santangelo

domenicaIl 9 novembre di ogni anno si celebra la festa della dedicazione della basilica di S. Giovanni in Laterano, festa che per una serie di circostanze non è molto conosciuta, anche se liturgicamente essa riveste un particolare rilievo tanto da prendere, nelle celebrazioni, il posto della XXXII domenica del tempo ordinario, così come è successo domenica scorsa, con una ricorrenza molto più conosciuta, la Commemorazione di tutti fedeli defunti. Nell’opinione pubblica è molto più nota tra le basiliche di Roma, quella di S. Pietro, soprattutto perché il Papa risiede permanentemente nei suoi pressi, lì svolge il suo ministero pontificale, nei palazzi circostanti sono collocati anche i centri amministrativi di tutta la chiesa cattolica, ed anche per l’ampiezza degli spazi che consentono di accogliere le migliaia e migliaia di visitatori che quotidianamente vi affluiscono da tutto il mondo sia per motivi religiosi che  turistici. In effetti la prima chiesa, dal punto di vista più squisitamente religioso, per data e per dignità, è la Basilica del Laterano. Essa è ritenuta la madre di tutte le chiese sia di Roma che dell’intero mondo cattolico. Fu fatta costruire, intorno all’anno 320, dall’imperatore Costantino nei pressi del palazzo del Laterano che, in occasione della sua conversione al cristianesimo, aveva già donato al papa Milziade alcuni anni prima. Fu poi papa Silvestro a consacrarla pubblicamente nel 324 con il nome di basilica del Santo Salvatore. Essa rappresentò il simbolo visibile della vittoria del cristianesimo sul paganesimo occidentale. Nei primi tre secoli dell’era cristiana, nei quali imperversavano le persecuzioni, per i cristiani era pericoloso manifestare pubblicamente la propria fede, per cui erano costretti a riunirsi di nascosto nelle catacombe. Intanto il sangue versato dai martiri, che avevano preferito la morte anziché rinnegare la propria fede, aveva generato schiere di cristiani che ora potevano finalmente adorare il loro Dio e la basilica del Laterano fu il luogo che li accolse. Nel XII secolo, la presenza del battistero, dove i nuovi cristiani ricevevano il battesimo, indusse i pontefici a dedicarla a S. Giovanni Battista. Da ciò deriva il titolo di basilica di S. Giovanni in Laterano  col quale oggi il tempio è conosciuto. Inizialmente la festa della dedicazione era celebrata solo a Roma, venne estesa poi a tutte le chiese di rito latino come segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice, che secondo  sant’Ignazio di Antiochia, “presiede a tutta l’assemblea della carità”. La festa di oggi, unitamente alla celebrazione della XXXII domenica del tempo ordinario, induce a riflettere sia sul senso e sul significato di avere a disposizione una chiesa, intesa come luogo privilegiato dell’azione liturgica, sia nel senso più vero e pregnante di “Chiesa” come Popolo di Dio in cammino verso la salvezza. A nessuno sfugge che effettivamente il senso più importante è il secondo, anche se il brano del profeta Ezechiele e lo stesso brano di vangelo partono dal riferimento ad un luogo di culto vero e proprio. Dal tempio, afferma il profeta, usciva un’acqua che attraverso il fiume giungeva al mare e ne risanava le acque, e dovunque arrivava quell’acqua nascevano alberi le cui foglie non appassivano e davano frutti di ogni tipo che non cesseranno, e gli esseri viventi che  ne saranno bagnati vivranno, perché quell’acqua sgorgava dal tempio.  Il vangelo ci presenta un Gesù insolito, che con violenza rovescia i tavoli dei venditori e armato di scudiscio scaccia i mercanti dal tempio perché ne avevano fatto una “spelonca di ladri”. Con quale autorità faceva tutto questo? La riposta di Gesù indirizza verso la ricerca e il riconoscimento di un altro tempio, quello del suo corpo, nel quale veramente abitava Dio che non poteva morire, né essere distrutto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere… Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo”. S. Paolo ricorda che “…voi siete edificio di Dio… Il fondamento che già vi si trova è Gesù Cristo”. E inoltre prima di salire al Padre Egli aveva assicurato che “Là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Il vero significato quindi della festa odierna è dato dal fatto che tutti i cristiani, spiritualmente uniti ciascuno al proprio vescovo e con lui al Vicario di Cristo, compongono il vero tempio, la Chiesa, corpo mistico del Cristo che l’ha voluta. Come tale, tutti devono sentirsi impegnati affinché in questo tipo di tempio non trovino posto mercanti e mercanzie che ne snaturino il fine, quello di annunciare e portare la salvezza.

La liturgia, infatti, ci invita a pregare tutti insieme: “Perché la Chiesa indichi al mondo che Gesù Cristo è il compimento delle attese dell’uomo, la sua verità e la sua pienezza”.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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