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Cristo, luce d’attesa non d’artista

Cristo, luce d’attesa non d’artista
di ​Michele Santangelo

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A tutti, in queste settimane, è dato osservare che città e paesi, anche quelli più piccoli, e non solo in Italia, ma in tutta Europa e in quelle regioni del mondo in cui il Natale è riconosciuto come festa, sono un tripudio di luci multicolore. Anzi, nel nostro capoluogo  di provincia, Salerno, il fenomeno è diventato un evento atteso, sotto l’appellativo “Luci d’artista”, che ogni giorno richiama nella città folle di visitatori. Di fronte allo spettacolo, senz’altro di eccezionale bellezza, il noto critico d’arte, Vittorio Sgarbi, ha esclamato: “qui si respira speranza e fiducia, si respira una eterna primavera”.
Diversamente, in un piccolo e sperduto paese del Cilento interno, il parroco, nella prima domenica d’avvento, in modo molto più semplice, ma anche molto più povero, per sottolineare e scandire il percorso di fede che prepara al Natale, ha acceso una candela, benedicendola e dicendo che quella era la prima delle quattro da accendere in ciascuna delle domeniche che precedono il Natale. Due modi molto distanti tra di loro, anche nel significato, per accompagnarci verso questa festa, ma con una sola nota dominante: LA LUCE.
Per i cristiani il simbolo della luce richiama alla mente Gesù stesso. Il profeta Malachiadice: “Per voi, invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole della giustizia” (Mal. 4, 2). I Re Magi vennero guidati verso la grotta da una stella. Essi, secondo l’evangelista Matteo, dicevano a quelli a cui chiedevano informazioni su Gesù: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”
image Ed è una luce, questa, che è sufficiente intravedere, anche solo nell’attesa, per accendere nell’animo speranza; speranza che non giunge da sola, ma insieme alla gioia, che è il motivo dominante di questa terza domenica d’avvento, la quale proprio in virtù del pressante invito alla gioia del profeta Isaia viene denominata nella liturgia “Gaudete”; speranza, gioia e fiducia che non sono sorrette da un semplice spettacolo di luci e colori, per quanto bello ed attraente, ma dalla consapevolezza che l’Atteso è Colui che viene a salvarci: dice il profeta Isaia: “Dite agli smarriti di cuore: coraggio! Non temete: ecco il vostro Dio… Egli viene a salvarvi”. E questa nella quale ci troviamo a vivere, è proprio un’umanità che ha bisogno di riconquistare fiducia, di essere incoraggiata a riprendere il cammino se si è fermata, tenendosi tutti per mano affinché nessuno si perda.
Certo, potrà anche sembrare paradossale che un invito alla gioia così pressante da parte della chiesa, attraverso i passi della Sacra scrittura e le parole della liturgia, giunga in un momento in cui, specialmente in Italia, quello che si sente e si vede orienta in tutt’altra direzione; tra crisi economica che attanaglia larghi strati della popolazione, disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli mai toccati prima, manifestazioni del movimento “I Forconi” e quant’altro, c’è veramente poco da stare allegri. Ma neppure ai tempi del profeta Isaia c’era da stare allegri, visto che egli si rivolgeva agli Israeliti deportati in Babilonia. Tuttavia, il profeta non desiste.
Anche l’apostolo S. Giacomo si muove sulla stessa linea: Siate pazienti anche voi… – come l’agricoltore – perché il Signore è vicino.
Nel vangelo, è Gesù stesso che risponde ai dubbi di Giovanni Battista inviandogli i connotati della sua venuta: “… I ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”.
Già, i poveri, quella fetta di umanità alla quale anche Papa Francesco fa continuo riferimento.
È la fede matura che è capace di profumare di gioia ogni battezzato e questa gioia rende sensibili alle sofferenze e ai bisogni dei fratelli.

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