Critici teatrali? Sì, ma non di potere

Critici teatrali? Sì, ma non di potere
di Pasquale De Cristofaro
Il critico Franco Cordelli
Il critico Franco Cordelli

Si è tenuto a Milano un incontro sullo stato della critica teatrale nell’era del digitale, presso la sede prestigiosa del “Piccolo”. Il confronto, è stato preceduto da un botta e risposta tra Luca Ronconi, regista e direttore artistico del prestigioso teatro milanese, e  Franco Cordelli, critico letterario e teatrale del “Corriere della Sera”, sul supplemento domenicale scorso, “La Lettura”. Entrambi hanno detto cose molto sensate, anche se da punti di vista diversi, che meriterebbero di essere approfondite e discusse. Una prima questione la pone con, forse, un po’ di nostalgia, Ronconi: “Quella che una volta si chiamava la recensione aveva un compito di mediazione e dipendeva dal rapporto che si stabiliva (e ancora si stabilisce) tra il critico e il giornale: un rapporto istituzionale, in cui il giornale fa valere la propria autorità”. In tale prospettiva, non sfugge a nessuno che il giornale e la critica si pongono come principi d’ordine e, anzi, quasi fungono da regolatori delle future fortune di artisti e spettacoli. Tale compito si è, per fortuna o sfortuna, affievolito da quando la crisi della carta stampata, e il sempre minor spazio che i quotidiani hanno riservano al teatro, hanno fatto il resto. Poi, però, con consapevolezza tutta contemporanea e facendo finta di non amareggiarsi troppo per questo, aggiunge: “(…) Sono certo, poi, che il giudizio che esprime il pubblico uscendo dallo spettacolo, giusto o sbagliato, favorevole o negativo che sia, è un giudizio critico. Dunque, ci sono tanti giudizi critici quanti sono gli spettatori, che hanno però il privilegio e il beneficio della libertà”. Ronconi, tocca qui un aspetto che è tutto interno alla riflessione sulla “cultura di massa” che è stata l’antesignana dell’epoca post-moderna in cui siamo ancora immersi. D’altra parte, il tramonto delle élites, all’inizio del Novecento, hanno trasformato l’uomo della strada, anonimo consumatore d’arte nella metropoli contemporanea, in un critico senza strumenti adeguati e competenze ma legittimato a sentenziare. Giusto o ingiusto che fosse, ciò è sempre stato più evidente col passare del tempo. Ad una diffusione e democratizzazione dell’esercizio critico ha fatto da contrappunto una perdita d’identità del critico di professione. La funzione della “critica”, in una parola, è stata via via depotenziata; al suo posto è proliferata, con sempre più successo e senza alcun filtro, una pletora di giudizi sulla rete che denotano, spesso, una mancanza assoluta di competenze e conoscenze nel settore. A tale riguardo, Cordelli, dopo aver fatto una veloce, provocatoria e discutibile disamina della critica nel Novecento conclude: “ (…) Declino del teatro di regia e declino della critica teatrale. È a questo punto che si affaccia sulla scena una figura nuova: non necessariamente il tecnico, o un tipo particolarmente o settorialmente colto, bensì l’appassionato puro, colui che scrive e dice ciò che pensa svincolato da qualunque istituzione o potere. Tramonto del teatro di regia e tramonto della critica, ossia declino dell’autorità, con quanto di buono o di pessimo ciò sottintende. Prima ci fu il grande attore, poi il dominio del testo letterario e poi quello del vero testo (che quello letterario, se c’era, includeva). Ora c’è la sterile o feconda moltitudine.” A me pare, insomma, che entrambi offrano, alla nostra ulteriore riflessione, una visione comune: pur concordando sulla inadeguatezza del presente evitano di mostrarsi particolarmente addolorati nei confronti del suo imperante “relativismo critico”. Come se si fossero abituati, nonostante tutto questo, a pensare ancora la “crisi” come una grande occasione. Fin qui, lo è stata certamente; ma, oggi, siamo proprio sicuri che è ancora così?

P.S. A seguito dell’incontro su Gramsci tenutosi nel mese scorso presso lo Studio Sant’Apollonia, è maturata l’idea, tra noi organizzatori di quell’evento, di rincontrarci prossimamente per affrontare in modo più specifico le varie tematiche che quella sera per opportunità e tempo non poterono essere affrontate. A tale riguardo, voglio anche preannunciare che il primo tra questi prossimi appuntamenti sarà dedicato proprio alla funzione della critica teatrale di Gramsci nei primi decenni del Novecento.

redazioneIconfronti

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