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Crocetta: la falsa telefonata? Cercate in una gara revocata…

Crocetta: la falsa telefonata? Cercate in una gara revocata…
Questa intervista concessa al blog IConfronti dal presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta è di domenica 26 luglio, alle ore 17, il giorno prima degli avvisi di garanzia ai giornalisti dell’Espresso.
di Andrea Manzi
Crocetta con Faraone (a sin.) ed Enzo Bianco

Il presidente Crocetta con Davide Faraone (a sin.) ed Enzo Bianco

“Lo so, ma non ho le prove”. Rosario Crocetta evoca Pasolini per ricostruire il corpo della sua verità “oltre l’immaginabile”. A dieci giorni dall’anticipazione dell’Espresso sulla presunta telefonata tra lui e il suo medico personale Matteo Tutino, nel corso della quale non avrebbe replicato alla frase shock pronunciata dal sanitario (“Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”), nella mente del presidente della Regione Sicilia si fa largo un’ipotesi che porta ad una gara irregolare, e perciò annullata, sul termo inceneritore. Un affare di miliardi.

Presidente, perché una gara annullata potrebbe spiegare tutto?
«È un’ipotesi che considero verosimile e che anche un’inchiesta giornalistica potrebbe verificare, ma convive con altre possibili spiegazioni legate a mie iniziative che hanno dato fastidio ai poteri forti. Penso ai 350 milioni di euro destinati alla formazione da me ridotti a 150: avevamo più formatori che formati, dodicimila. Feci arrestare gente, annullai quattromila assunzioni nel settore, tutte in violazione di legge.»

Lei di appalti ne ha revocati parecchi, eppure parla di questa gara. Perché?
«Mi sono venute in mente alcune coincidenze sulle quali il tempo dirà se ho ragione, ma ho revocato trentotto appalti, denunciato lo scandalo della banca regionale venduta per dieci milioni di euro quando ne valeva seicento, la svendita del patrimonio immobiliare che ci ha provocato un danno di cinquecento milioni, la gara per l’assicurazione sanitaria, che annullai. L’elenco continua: le terre strappate alla mafia dei pascoli, la gestione dei forestali che con me costa duecentoventi milioni anziché quattrocento, i novanta mafiosi licenziati e i cinquecento dipendenti spediti a casa perché non in regola con le norme della pubblica amministrazione.»

Non spiega però qual è il legame tra questa sua azione politico-amministrativa e la pubblicazione della presunta telefonata intercettata?
«Mi rifiuto di pensare che la regia possa essere stata del governo o del PD. E non credo nemmeno alla regia del giornale. Da Roma, da Milano, da Napoli, nessuno sa su quale polveriera io viva. Quando Cuffaro fu arrestato in molti piangevano: ecco, quella stessa gente mi ha accoltellato. A qualcuno interessa la mia soppressione politica.»

Rosario Crocetta con Lucia Borsellino

Rosario Crocetta con Lucia Borsellino

Vuol dire che tra i suoi compagni di partito vi sono personaggi di quel vecchio mondo?
«Di questo non voglio parlare, ma su qualche nuovo ingresso nel PD qualche dubbio l’ho avuto e ce l’ho.»

Fu eletto nel 2012 con il 30 per cento dei voti, ma non ottenne la maggioranza (39 consiglieri su 90), ha superato due mozioni di sfiducia delle opposizioni, si è affannato in tre rimpasti cambiando una trentina di assessori. Che fa, resiste ancora? Tra l’altro, a firmare l’attuale terza mozione è Fabrizio Ferrandelli, un renziano del PD. 
«Quest’ultima mozione è uno scherzetto da ragazzino di un personaggio in cerca d’autore. In Sicilia, sin dal mio insediamento, sono sotto il fuoco nemico e amico. Quest’ultimo origina da chi tenta di cavalcare il renzismo. Ma è una strada sbagliata, che avvilisce la democrazia. Il PD non può che essere garantista, eppure in questa circostanza rischia di fare il gioco di poteri ignobili. Non si sfruttano vicende giudiziarie per la lotta politica, io non l’ho mai fatto.»

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Crocetta con Leoluca Orlando

A proposito di antimafia, Leoluca Orlando ha avuto parole di fuoco contro di lei: “Con Lombardo e Crocetta si è costruito un sistema di potere – ha detto – che coinvolge imprenditori e politici ma non ha risolto i problemi della Sicilia”.
«Non sono accusato di nulla, ho fatto andare un po’ di gente in galera, da sindaco creai un’associazione anti racket con 150 iscritti. Orlando, oltre a parlare male di Andreotti che non ammazzava nessuno, cosa ha fatto? La verità è che vuole candidarsi alla Regione. A me però non piace questo fare sciacallesco contro chi, come me, è anticonvenzionale e non allineato. E poi c’è l’antico pregiudizio secondo il quale il gay è sempre frivolo, e va sminuito e sfottuto. Quante dicerie anche sui miei rapporti col medico personale, allusioni a interventi estetici che non avrei mai potuto subire perché sono diabetico. Anche Buttafuoco mi prende in giro.»

Un po’ poco per giustificare quanto sta avvenendo in Sicilia.
«Poniamo che la telefonata, intercettata da chicchessia, esista per davvero. Ebbene, dovrebbe averla per forza anche la Procura, perché l’utenza di Tutino è sotto controllo sin dal 2013. Questa è la prova che non esiste nulla. Eppure, fino a quando non è arrivata la smentita, non ho dormito per tre notti. Con quali occhi guarderò in faccia la gente, mi chiedevo. Come può un giornale scrivere tali cose sul nulla, senza dire giorno e ora del contatto? La tecnologia consente ogni verifica. Invece, niente. All’Espresso parlano di informatori, dicono genericamente di aver ascoltato. Ma dove, quando, da chi, cosa? Solo con la smentita della Procura mi sono sciolto in un pianto liberatorio.»

Lei comunque vadano le cose è diventato, come il sindaco Marino, un problema per Renzi.
«Io, un problema? Ma cosa vuole Renzi, eleggere o nominare lui i sindaci e i presidenti di Regione? Io sono stato eletto dai cittadini e lui mi deve dare una mano, perché il mio sforzo va sostenuto nell’interesse dei siciliani. Lei mi chiede di Marino: ma non le dice nulla che anche lui è un grande galantuomo?»

La seconda crisi alla Regione lei la risolse proprio parlandone con il premier.
«No, incontrai Guerini, non ho mai parlato con Renzi, non so neanche che cosa pensi di politica.»

Crocetta con il premier Renzi

Crocetta con il premier Renzi

Intanto, il sottosegretario Faraone che è vicinissimo al presidente del Consiglio le chiede di dimettersi.
«Faraone è un altro che vuole fare il presidente della Regione. Ma a Renzi racconta stupidaggini o dice che cosa ha trovato Crocetta quando si è insediato? Gli avrà detto che qui c’era il peggiore malaffare d’Italia? Faraone in altri tempi diceva che io denunciavo troppo.»

Presidente, lei non si dimette, ma come pensa di convincere Renzi, il PD e l’opinione pubblica?
«In tre esercizi finanziari ho tagliato tre miliardi di euro, e non è colpa mia se lo Stato ci ha sottratto la stessa cifra, cioè tre miliardi. Si spendeva il 12,5 per cento in programmazione europea e ora siamo arrivati all’80. In due anni e mezzo, sei volte di più. Se questo PD vuole utilizzare me per fare il lavoro sporco – dire di promuovere il rigore e strizzare l’occhio ai vecchi privilegi – faccia pure. Sappia però che con altri presidenti nella Sanità le tariffe le stabiliva la mafia e che io non ho alberghi, aziende di trasporto, industrie e vivo in una casa di sessanta metri quadri. Sono il primo presidente della Regione Sicilia a non provenire da una famiglia ricca: mio padre era un operaio precario e mia madre una sarta.»

Ci tiene molto a sottolineare la sua diversità anche etica: non pensa che possa venir fuori una retorica del suo personaggio?
«Nella mia vita non ho mai badato né al denaro né al potere, ma alla libertà e all’onore. La prima non ce l’ho più, perché vivo blindato e non mi affaccio al balcone di casa da dodici anni. Ma all’onore non rinuncio. E penso che la mafia possa denunciarmi per mobbing.»

Crede davvero di poter completare la legislatura?
«Gramsci diceva che il novello principe è la politica. Non i sondaggi o i comunicati stampa, aggiungo io. La Sicilia va sburocratizzata perché la corruzione blocca le autorizzazioni. In sette anni abbiamo perduto due punti di Pil, l’anno scorso abbiamo smesso di perdere grazie alla spesa europea che, però, mi crea problemi di bilancio per i cofinanziamenti e la stabilità. Un rapporto disteso con Roma semplificherebbe di molto la vita, ma io non elemosino nulla. Anche perché pretendo la libertà di dissentire: sull’acqua pubblica ho una posizione diversa dal governo.»

Cavalca ancora l’utopico progetto di far pagare le tasse sull’isola alle aziende che lavorano in Sicilia?
«Dal 1946 lo Stato non riconosce gli articoli 36 e 37 dello Statuto in materia di entrate fiscali. Le aziende che hanno sede a Roma o a Milano lasciano qui da noi l’inquinamento e portano altrove i soldi. Se si ponesse rimedio a questa stortura, la Sicilia sarebbe tra le regioni più ricche d’Europa. Ma dovrebbe essere così per tutto il Sud.»

Quanto le occorre per la modernizzazione radicale dell’isola, che è poi il suo ennesimo progetto di legislatura?
«Quaranta miliardi per adeguare rete autostradale, portuale e ferroviaria. Per le autostrade sto lavorando con i privati, ma da solo non ce la farò mai. Roma deve rispondere perché ha un debito da saldare con noi. La prima cosa che fece lo Stato unitario fu l’istituzione della tassa sul macinato per accumulare capitali necessari per realizzare le infrastrutture del Nord spremendo il Mezzogiorno.»

Dopo questa sua vicenda, che cosa pensa dell’antimafia?
«L’antimafia non ha bisogno di professionisti né di retorica. Per me è un dovere quotidiano. Faccio il politico? Bene, lavoro e non prendo tangenti. È stato sempre questo il mio pensiero, da sindaco, da vice presidente della Commissione antimafia del Parlamento europeo e da presidente della Regione.»

Pensa di ricucire con Lucia Borsellino?
«Comprendo l’amarezza di questa ragazza. Lei è viva per miracolo, doveva essere con il padre quel giorno. Poi, una zia andò a prenderla e così si salvò. Prima delle dimissioni mi ha chiamato: “Non ce l’ho con te ma con il sistema”. Su questa storia pretendo la verità, non per me ma per gli italiani. L’ombra del dubbio nei miei rapporti con Lucia mi amareggia, ma sono certo che le nostre strade si incontreranno. Il tempo è galantuomo.»

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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