Cronaca di una disfatta annunciata

Cronaca di una disfatta annunciata
di Nicoletta Tancredi

Pressione

“Signora, allora controlli la pressione cinque volte al giorno: due la mattina, ad ora di pranzo, il pomeriggio e la sera”.
Il cardiologo è pacato e sereno, uno che infonde sicurezza solo a guardarlo. Lo diresti pieno di speranze, nonostante i capelli bianchi.
Insomma non vorrei essere proprio io a disilluderlo sul fatto che ciò che mi sta chiedendo — cosa che tutti, di primo acchito, considererebbero una banalità — nella realtà facile facile non è… Perché lo so io che trovare un momento per me, con Paola e Camilla, è quasi impossibile (figurarsi cinque!); ma a lui, che se di figli ne ha avuti, pacato e come appare, non si ricorda più niente delle notti insonni e dei capricci e bla bla bla, insomma, a lui cosa vado a raccontare?
E poi, in tutta sincerità, un po’ voglio illudermi anche io che, per cinque volte al giorno, a casa mia, possa regnare il silenzio assoluto, tanto da poter distinguere nettamente il mio battito.
Perciò lo saluto, con un rassicurante: “Bene, dottore. Nessun problema”.
E poi basta organizzarsi.
E perciò: la prima misurazione la farò quando le bambine dormono ancora.
Sbagliato: Camilla si sveglia per prima e mi sveglia.
Sono le cinque.
“Ma, Cami, è presto!”
Mi guarda gioiosa. Che se ne importa lei delle lancette? Del fonendoscopio invece molto! Vuole afferrarlo, tirarlo, mangiarlo. Se glielo lasciassi, lo butterebbe sicuramente a terra: in questo periodo va continuamente sperimentando la forza di gravità.
E così la prima misurazione è fatta.
Vai con la seconda.
Camilla dorme, ma è sveglia Paola. Quando mi accingo ad infilare il bracciale, è impegnata a colorare, eppure la faccenda le sembra troppo interessante. Infatti, lascia colori e pennarelli e mi salta sulle ginocchia al grido di “mamma, e ffai? [mamma, cosa fai?], edère [vedere]… NO, io io IO! [lascia che faccia io io IO!]”.
Bene anche la seconda.
La terza passa, stranamente, inosservata. Stanno mangiando e io sono libera. Ma è la quiete che prelude alla tempesta.
Alla quarta misurazione mi attaccano entrambe. Chi mi tira il fonendoscopio dalle orecchie, chi tenta di ribaltare la colonnina. La resa è inevitabile.
Tutte le speranze vanno riposte nella quinta ed ultima misurazione.
Camilla, seduta nel suo sediolone, sfoglia un libro pieno di fantastiche figure. Dunque è distratta. Paola, invece, è sul tappeto a giocare. E quindi pure la si direbbe neutrale. Inoltre hanno già visto di cosa si tratta, perciò anche il fattore “curiosità” è sotto controllo. Dunque, ostentando tranquillità e naturalezza, mi metto alla scrivania. Prendo la macchina della pressione. Infilo il bracciale. Faccio salire la colonnina di mercurio e aspetto di sentire il battito…
Oh Dio e che avrò? Non è un battito! Ma uno stridore lungo e fastidioso…
Pausa: è Paola! La quale, tutta divertita, fa scivolare sul pavimento il camper di Peppa Pig, capovolto!
“Paola, per favore” l’ammonisco (o almeno mi illudo). E ricomincio la misurazione.
La colonnina di mercurio scende. E io prendo fiato, la pressione non dovrebbe essere tanto alta, insomma la massima non è 160, né 150, né…. di nuovo quel rumore.
“Paola” la riprendo con tono più severo. Lei è sempre più divertita.
Mio marito deve essere in bagno altrimenti interverrebbe.
Riprendo la misurazione: 150, 140… In cuor mio sto gioendo quando: ecco ancora Paola! Dalla camera da letto, però, tuona, in mio soccorso, la voce di mio marito: “Paola, vieni qui! Giochiamo insieme”.
Finalmente!
150, 140 …
Sono in attesa di sentire il mio battito, quando mio marito, con tutto l’entusiasmo tipico di chi si riscopre bambino, incita la figlia: “Dai, Paola, così …. lanciamo il camper lontano … lontanooooo!!!”.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

 

Damocle

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *