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Cronaca di una disfatta annunciata

Cronaca di una disfatta annunciata
di Roberto Lombardi

Berlusca_DorianGrayCi sono storie, ci sono libri, ci sono film, che, lo sappiamo benissimo, ce ne accorgiamo dopo le prime pagine, i primi fotogrammi, finiscono male. Se Berlusconi fosse un film, sarebbe uno di quei film che finiscono malissimo. Ma il personaggio non è da sottovalutare. Che finirà male, lui lo sa (non se n’è accorto dall’inizio della storia, ma già a metà del plot ne aveva piena consapevolezza). Ha adottato, già presto, una sua strategia d’uscita. È una tecnica vecchia, assai diffusa e dotata di rozza efficacia. Se la tua storia prende una brutta piega, allora, per uscirne, l’unica è trascinarci dentro quanta più gente puoi, e in genere chi si fa trascinare in vicende fosche, ha già di suo un piede nella fossa. Il metodo riesce spesso nel suo intento: se loro si vogliono salvare, a questo punto devono salvare anche te. E, da un ventennio, Silvio Berlusconi cerca, a ogni costo, di trascinare un intero paese dietro di lui; e il paese, non sempre con entusiasmo, ma sembra gradire. Solo pochi giorni fa abbiamo assistito allo stentato coro che gli eletti del cumenda hanno inscenato davanti al Tribunale di Milano. Non sarà sfuggito a nessuno il senso di quella foto di gruppo. Guardate quanto è subdola la trama di questa vicenda intessuta da un diabolico sceneggiatore. Lui, Il Commendatore, aveva chiesto ai suoi (nel senso di sua proprietà) di voler rinunciare al proposito di inscenare una protesta di piazza (il Capo ha sempre timore che possano venire a mancare le comparse in queste scene di massa). Ma ovviamente, come in ogni sceneggiato che si rispetti, i suoi non se la sono sentita di dare ascolto all’uomo sofferente che parlava loro, con voce spezzata, dal fondo di una stanza d’ospedale. Andate a riguardarvi i filmati in rete di quella spedizione milanese: facce spente, prive di convinzione, espressioni più adatte al cordoglio e alla costernazione che si vedono ai funerali. E intanto il Cav, dal suo letto di degente, si riprendeva, si sollevava, si rianimava. Più in basso cadono le sue vittime-compagni (Fini, Casini, Bossi, Follini, Tabacci, Cesa…), tanto più lui si rivitalizza: più li manda giù, più si tira su! Ma le signore e i signori del PDL, non hanno ancora capito che ruolo destina loro la sceneggiatura di questo film. Moderno Dorian Gray, Berlusconi si specchia nella messe dei dannati che lo segue e, per riflesso, si rigenera. E non serve a nulla che l’impalcatura di cerone e fondotinta scricchioli, gema. È curioso, e intellettualmente intrigante, che nessuno veda la maschera. Fateci caso: per capire che qualcuno ha una maschera sul volto, non dovrebbe esserci bisogno di strappargliela dal viso. Se ho una maschera che deforma il mio volto, è la maschera che si mostra, non la mia faccia, pertanto dovrebbe essere immediato riconoscere la messinscena. Ma – curioso a dirsi – non è così. Berlusconi mostra i denti, e tutti vedono un sorriso. Attenzione – l’avvertimento è per noi comparse, non per il protagonista –, anche quella di Dorian Gray è una storia che non può che finire male.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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