Lun. Lug 22nd, 2019

I Confronti

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Da Hemingway a Martone, tutti attratti dal Cilento che ispira

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Viaggio nella terra che da sempre offre alla letteratura e al cinema soggetti, tipi e paesaggi
di Barbara Ruggiero
Il porto di Acciaroli
Il porto di Acciaroli

Sulle panchine che costeggiano il porto di Acciaroli c’è sempre qualcuno pronto a ricordarlo. Ne parlano, a modo loro, anche le insegne delle attività commerciali e anche i cartelloni turistici. Il giornalista e scrittore americano Ernest Hemingway è stato qui. E qui – dicono gli abitanti del posto e chiunque sia passato da queste parti anche solo una volta, rimasto incantato dalla bellezza dei luoghi e dai paesaggi incontaminati – lo scrittore statunitense sarebbe stato ispirato per il suo più celebre racconto: “Il vecchio e il mare”.
A memoria d’uomo, tutti narrano che Ernest Hemingway scrisse il suo capolavoro dopo aver soggiornato, nel 1951, nel comune di Pollica. Tra Acciaroli e Pioppi si racconta che Hemingway sia stato ispirato dalla storia di un pescatore del posto, tale Antonio Masarone, detto ‘u viecchiu, che corrisponderebbe alla figura di Santiago, le cui vicende sono narrate nel libro che valse allo scrittore statunitense il Premio Pulitzer nel 1953 e poi, un anno dopo, il Nobel per la Letteratura. Hemingway e Masarone – racconta la voce del popolo – erano diventati amici e li si vedeva sul porto a chiacchierare di pesca e di avventure in mare nel periodo in cui lo scrittore decise di soggiornare in Cilento. E proprio dai racconti di Masarone sarebbero emerse alcune delle epiche avventure di cui Hemingway parla nel suo racconto.
A pochi chilometri di distanza da Pollica, su una collinetta che domina il golfo di Castellabate con una veduta mozzafiato, c’è un perenne via vai di turisti che si arrampicano lungo le erte stradine della frazione collinare del comune per conoscere e ammirare dal vivo i posti che sono stati set di “Benvenuti al Sud”, uno dei più grandi successi cinematografici italiani degli ultimi tempi. Il film di Luca Miniero, con Alessandro Siani, Claudio Bisio e Angela Finocchiaro, è un remake del francese “Giù al Nord”; ed è solo l’ultimo fortunato esempio in ordine di tempo di pellicole cinematografiche girate nel Cilento. Ambientata nel comune di Castellabate, la pellicola è stata un vero e proprio volano e motore di traino per il turismo locale.
Hemingway e il recente successo del film “Benvenuti al Sud” sono l’emblema del Cilento che diventa internazionale, che esce dagli steccati geografici e si presenta al resto del mondo con la sua storia, le sue bellezze paesaggistiche e naturali e con la propria identità.
Il Cilento è terra di miti e di ispirazione anche per cinema e letteratura. Se nell’antichità poeti e cantori hanno messo il territorio al centro di miti e leggende, la bellezza incontaminata dei luoghi continua a ispirare scrittori e registi. Fin dall’antichità la zona costiera del Cilento è stata accomunata ad alcuni tra i miti più noti della storia: pensiamo agli Argonauti, alle avventure di Ulisse, alle imprese di Ercole e ai viaggi di Enea, con alcuni luoghi (il riferimento è a Punta Licosa e a Palinuro) che conservano ancora i toponimi derivati dalle narrazioni della mitologia antica.
Il territorio del Parco nazionale del Cilento passa dall’ambientazione di miti e leggende dei grandi classici della letteratura a spunto e momento di ispirazione per scrittori contemporanei e non.
“Viaggio nel Cilento” di Cosimo De Giorgi è uno dei primi libri in cui si parla del territorio cilentano. Il volume, inizialmente intitolato “Da Salerno al Cilento”, fu pubblicato per la prima volta prima della fine del 1800 e rappresenta il primo esempio di letteratura di viaggio nel nostro Paese. “Viaggio nel Cilento. Gli uomini, le donne, i paesi, la terra, i fiumi, i monti” – questo il titolo originale del libro – è una vera e propria analisi sociologica e storica oltre che uno studio sulle caratteristiche del territorio.
Il passaggio alla letteratura contemporanea è pressoché immediato. Pensiamo a Luigi Alfredo Ricciardi, commissario di Polizia nato dalla penna di Maurizio De Giovanni, protagonista della fortunata serie di gialli di ambientazione storica. Ricciardi, pur vivendo e operando a Napoli negli anni Trenta, ha origini cilentane: è nativo di Fortino, agglomerato di case dell’entroterra cilentano, dove hanno abitato anche i suoi nobili antenati. Come la madre prematuramente scomparsa, il commissario di De Giovanni “vede i morti” e ha il dono di sentire il loro ultimo pensiero; una dote che lo aiuta nella risoluzione di casi particolarmente complicati ma che al tempo stesso, come uomo, non gli dà tregua. Assieme a lui vive l’anziana tata che non tralascia di ricordare vecchie tradizioni di casa Ricciardi e succulenti piatti cilentani da preparare in occasione delle feste comandate.
Da un commissario di polizia a un maresciallo dell’Arma: ha origini cilentane anche Benedetto Santovito, protagonista dei racconti noir con ambientazione storica di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli. I racconti sono incentrati sulla storia del maresciallo Santovito che arriva in una caserma tra i boschi dell’Appennino emiliano direttamente da un paese del Cilento.
C’è anche un maestro illustre della letteratura italiana che vanta origini cilentane, grazie all’inventiva dell’autore del romanzo: Ugo Riccarelli. Parliamo del Maestro, originario di Sapri, anima del romanzo “Il dolore perfetto”, vincitore del Premio Strega nel 2004.
La bellezza dei paesaggi, la ricchezza culturale e la conformazione geografica del territorio hanno posto le basi anche per l’ambientazione di varie pellicole cinematografiche.
«Che bel panorama, che bel mare, che bella villeggiatura!» – esclamava negli anni Ottanta Bombolo, in una delle commedie trash all’italiana, facendo l’autostop lungo la strada per Palinuro. “Vacanze d’estate” è uno dei classici film estivi, girato tra Palinuro, Pisciotta e Caprioli, con la regia di Ninì Grassia e con Bombolo, Enzo Cannavale e Patrizia Pellegrino nel ruolo di protagonisti della storia.
Andando un po’ a ritroso nel tempo, fa riferimento al territorio del Parco anche Nanni Loy in uno dei suoi film di successo: Cafè Express (1980). È il film agrodolce in cui Nino Manfredi per sopravvivere e mantenere la famiglia si improvvisa venditore abusivo di caffè a bordo dei treni che vanno da Napoli a Vallo della Lucania. La pellicola, uno spaccato sulla società, fu premiata con un Nastro d’Argento al migliore attore protagonista e uno al miglior soggetto cinematografico.
E al Cilento è in qualche modo collegato anche il genio degli effetti speciali degli anni Sessanta, Ray Harryhausen che nel 1962 lavorò al film “Jason and the Argonauts” (in Italia conosciuto come “Gli Argonauti II”) di Don Chaffey. Il film – considerato da alcuni studiosi come un gioiello di serie B – fu girato nella zona di Capaccio e ricalca il tema della ricerca di un oggetto meraviglioso, il vello d’oro degli argonauti, che poi è uno dei generi portanti del cinema di avventura.
Assieme a “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord” di Luca Miniero, più recente, tra i film, c’è anche “Il pesce pettine” di Maria Pia Cerulo. Il film – che ha visto la partecipazione di un cast d’eccezione: da Amanda e Stefania Sandrelli a Stefano Masciarelli, Adelmo Togliani e Bruno Colella – narra le vicende del figlio di un pescatore di Castellabate che, per una serie di eventi, si trova a ripercorrere parte della sua vita.
Un altro recente successo cinematografico con le scene girate in Cilento è “Noi credevamo” di Mario Martone, pellicola del 2010, ispirata alle vicende dell’omonimo romanzo di Anna Banti. La pellicola, che racconta la storia di tre ragazzi cilentani in epoca risorgimentale, è stato girato prevalentemente nel Parco nazionale del Cilento, con le riprese che hanno riguardato principalmente Roscigno Vecchia, Pollica e Castellabate. Il film ha portato il Cilento alla Mostra del Cinema di Venezia, dove la pellicola ha concorso per il Leone d’Oro alla 67ª edizione.
La «mezzaluna cilentana» è approdata anche a Sanremo, al Festival della Musica Italiana, nella canzone “Tre colori” di Tricarico; un testo che si snoda tra Nord e Sud Italia in occasione del 150° anniversario dell’unità nazionale. E Tricarico proprio nel primo verso fa riferimento al territorio del Parco, parlando della mezzaluna cilentana. Che il Cilento sia stato fonte di ispirazione anche per il cantante consacrato dal tormentone di “Io sono Francesco”?

(da “Il Paradosso”, mensile della Fondazione Alario per Elea-Velia)

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