Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Da orizzontalità a populismo, ecco i codici del grillismo

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Il “verbo” e le parole d’ordine dei circa 100 parlamentari che sbarcheranno a Montecitorio
di Gianmaria Roberti

grilloTra poco più di una settimana, a Roma potrebbero sbarcare tra gli 80 e i 100 parlamentari grillini, secondo gli ultimi sondaggi consentiti. Ma nessuno ne conosce i volti, le storie e il pensiero, coperti dal manto del loro comico-leader. A furia di darsi un’identità per negazione (“siamo un non-partito”), forse hanno centrato il beffardo obbiettivo di nascere, crescere e moltiplicarsi in controluce, sfuggendo all’occhiuta e via via più preoccupata sorveglianza del nemico. Quella società rappresentata da leader-zombie, avvinghiata alla greppia dei “poteri morti”, e ad un sistema che sta “venendo giù tutto”, nelle brutali metafore di Beppe Grillo. Ragion per cui, è più difficile di quanto si creda tracciarne l’identikit, collocarli entro schemi predefiniti. Sono un’intelligenza collettiva, mediata dalla Rete, o un’utopia con venature illuministe, che riesuma Rousseau e il mito della democrazia diretta? Di sicuro, con la loro retorica apocalittica, sono un fenomeno inquietante per l’establishment e la sua cavalleria mediatica, costretta al pavloviano istinto di difesa di denigrarli, in modo trasversale e pregiudiziale. Magari con la pubblicazione seriale di immagini dagli occhi sbarrati del comico genovese. Ma quelli del Movimento 5 stelle restano un rebus, ancora per molti. Oggetto di analisi rozze e strumentali. “Fascisti” secondo l’universo di sinistra, che nascostamente li considera degli eretici. Inevitabili “comunisti” per Berlusconi, alla cui constituency pure drenano molti consensi. Oppure più raffinate, come quella del politologo Sartori, che li iscrive nel solco, un po’ scontato, della liquidità moderna, secondo il celebre codice di Bauman. Che però è un po’ come ribadirne l’indecifrabilità. E allora, si può provare con le parole d’ordine, a fare una prima radiografia di quest’onda di piena, blindata dietro ruvidi stilemi (il vaffa del Vaffa day), ma decisa a elaborare proposte “votate dai cittadini” sulla Rete, garantiscono loro. Perché un conto è la pulsione messianica di rovesciare il sistema, un altro quello di costruire un modello alternativo.

Orizzontalità: li accusano di essere manipolati dall’alto, da Grillo e dal guru Casaleggio, e i grillini rispondono predicando e praticando l’orizzontalità nelle piattaforme virtuali, gli ormai noti Meet-up, spazi dove si discute e ci si scambia informazioni di interesse pubblico, e adesso anche in campagna elettorale, invitando gli elettori a partecipare ad assemblee aperte, fuori dalle abituali liturgie, nel corso delle quali chiunque può fare domande ai candidati, senza filtri. E pure criticare il programma, in una dialettica franca.
Normalità: È una sorta di mantra. Una rivendicazione di esprimere i bisogni del paese reale, contro la distanza, anche antropologica, di una politica corrotta e autoreferenziale, e le astrazioni truffaldine della finanza, con la sua economia immateriale. Quelli che hanno precipitato il mondo nella “terza guerra mondiale”, nell’immaginifica lettura di Grillo. Il cataclisma durante cui Wall Street ha strangolato “main street”, polverizzando i risparmi delle famiglie, col ciclone dei mutui.
Post: è il prefisso che definisce il perimetro spazio-temporale del grillismo. Gli iscritti al Movimento 5 stelle sono “post”, perché c’era una prima, ora in via di implosione, e c’è un dopo, nel quale “nulla sarà come prima”. Sono post ideologici, dichiarandosi “oltre la destra e la sinistra”. Sono post mediatici, perché si situano oltre i massmedia tradizionali. Ostentano (con qualche sacca ribelle) il rifiuto delle trasmissioni tv, sancito dal duo Grillo-Casaleggio. Coltivano, in via di principio, una robusta diffidenza per i giornalisti, che Grillo chiama abitualmente pretoriani del sistema, o pennivendoli.
Delega: è una delle parole chiave nell’alfabeto rivoluzionario grillino. Nel senso che va abolita. Rousseau, teorizzando la democrazia diretta, la descriveva come la condizione in cui “la specie umana è degradata e il nome di uomo è disonorato”. La delega politica va insomma azzerata. Basta con la rappresentanza, fonte di privilegi, sprechi e ruberie. E le cronache quotidiane sembrano confortare la tesi. La storia, però, non offre grandi appigli, non potendoci riferire alla democrazia ateniese come precedente solido (troppo risalente nel tempo, escludeva le donne e, ovviamente, gli schiavi, dall’amministrazione della cosa pubblica). Un limite, ma forse anche una forza di chi invoca il governo dei cittadini, senza interposizioni, nell’era digitale.
Rete: “Adesso c’è la Rete”, usa dire Grillo per spiegare perché va pensionata l’attuale classe dirigente, ladra e anche incapace di sintonizzarsi sui nuovi media e con l’ormai mitico “popolo della Rete”, appunto. I fatti sono noti: un tempo il comico genovese demonizzava Internet, ribattezzata “Infernet”, strumento subdolo di una globalizzazione asimmetrica, e simbolicamente prendeva a martellate un pc durante i suoi spettacoli. La svolta arriva dall’incontro con Gianroberto Casaleggio, fondatore di una società di marketing e strategie della Rete. Sul sodalizio fioriscono leggende e dietrologie (quasi sempre a sfondo denigratorio). Adesso, il web è l’arma per diffondere il “virus” della democrazia diretta. Il blog del comico è l’unico italiano incluso nei 100 più popolari e influenti del mondo. Tra gli aderenti al Movimento, una delle parole d’ordine è “condivisione”: proposte, obiezioni, notizie, vanno diffuse rigorosamente negli spazi virtuali, per approdare, auspicabilmente, poi al confronto reale.
Vitalizio: il vitalizio è l’immagine mentale che si associa più immediatamente alla Casta, secondo il bruciante ritratto del famoso libro di Rizzo e Stella. Gli appartenenti ad una casta ingorda e ignava gozzovigliano a spese del cittadino oggi, ma pretendono di assicurarsi anche un domani sereno, con un sostanzioso assegno di mantenimento statale. In cambio dei loro tutt’altro che preziosi servigi di eletti (o nominati) nelle assemblee, dove Stakanov sarebbe di certo malvisto. Nell’alfabeto grillino quindi il vitalizio ricorre spesso quale arma retorica contundente, e di sicuro effetto. Accompagnato al complementare “giuramento” di rinunciare all’odiato privilegio previdenziale, di restituire il 70% dello stipendio, una volta eletti, e rispettare il limite di due mandati “Se togliamo i soldi alla politica – affermano i 5 stelle -, chi la pratica lo fa solo più per passione e competenza. L’unica cosa che non ci possiamo far mancare è il contatto con i cittadini, dei quali noi saremo i portavoce”.
Populismo: i grillini si dichiarano ostinatamente populisti. E populista è l’aggettivo che urlano al loro leader, ad ogni suo fluviale comizio-spettacolo, come un rito propiziatorio. In realtà, si tratta di una vecchia tecnica psicologica, quella di dissacrare un attacco rivolto contro di loro, per paralizzarne la carica offensiva. Proclamandosi populisti (e demagoghi) credono di sterilizzare l’onda d’urto degli avversari, che li sommergono di moniti, anatemi e scomuniche attinte dal repertorio del politicamente corretto.

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