Da quale scuola ripartiremo a giorni?

Da quale scuola ripartiremo a giorni?
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Fra qualche giorno ricomincerà la scuola e tanti studenti ritorneranno tra i banchi senza aver ben capito cosa apporterà di nuovo per loro la tanto dibattuta riforma. Si è molto parlato dell’ingresso in ruolo degli insegnanti precari, dei nuovi poteri del dirigente ma poco o niente di didattica e nuovi saperi. Questo da una parte, dall’altra le classifiche impietose hanno fotografato una realtà da brivido: dispersione scolastica ai massimi livelli, preparazione approssimativa e incapacità da parte dei programmi scolastici di stare dietro alla società che cambia in maniera vorticosa e che trova la scuola sempre più impreparata e incapace di starle dietro. I sindacati preannunciano il “solito” autunno caldo e le famiglie, le poche che riescono ancora a seguire i propri ragazzi, sono molto preoccupate per un’ulteriore occasione sprecata dal Ministero per ridare slancio e novità sostanziale al nuovo piano educativo. I ragazzi, in questo marasma, indifesi e fragili, sono frastornati e preferiscono un ”cazzeggio” e una leggera spensieratezza che è poi la spia più evidente di una deriva inarrestabile di certezze e valori. L’orizzonte per loro è fosco e senza concrete speranze. In questo clima si abbandonano e si stordiscono per non pensare. I docenti che da sempre lamentano una scarsa considerazione e stipendi bassi, oggi, non hanno più alibi. “La buona scuola” riparte sostanzialmente non dall’alto ma proprio da loro che devono ritrovare stimoli forti e consapevolezze nuove per dimostrare d’essere davvero necessari per la cultura e la formazione dei propri studenti. La scuola al di là di slogan fasulli e di paroloni è il rapporto uno a uno, un’esperienza fortissima tra docente e discente, un dare e ricevere fatto di passione, impegno, costanza che solo una vocazione forte può veramente dare. Inoltre, oggi come oggi che il mondo del lavoro è diventato così precario per tutti e dove nessuno può immaginare di godere delle vecchie garanzie, dove  un giovane architetto, un avvocato, un ingegnere senza una famiglia che conta alle spalle, dopo aver studiato tanto entra nel mondo del lavoro con uno stipendio da fame, anche quello stipendio ritenuto basso diventa una cosa da tenersi stretti. Con questo, non voglio assolutamente gioire per ciò che sta accadendo, solo constatare che così girerà il mondo per i prossimi anni e bisognerà farsene una ragione: primo, perché i nostri politici continueranno ad auto-assolversi; secondo, perché il nostro debito pubblico (terzo nel mondo delle economie che contano) non ci permetterà più di vivere al di sopra delle nostre possibilità.

 

redazioneIconfronti

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