Dom. Lug 21st, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Dalla crisi non ci risolleveranno i professori… né questa politica

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È iniziato tutto con lo spread, termine inglese diventato in fretta un incubo. Lo spread ha travolto Berlusconi più in fretta di quanto non fossero riusciti la Procura di Milano e Repubblica con le sue “dieci domande sul bunga bunga. E’ arrivato poi Monti con la sua teoria dei tagli, del rigore, delle privatizzazioni da completare, della crescita che arriverà, dell’Italia che ce la farà da sola. Che poi appena oggi il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, ritenga di dover dire altro non fa che aggiungere confusione all’incertezza. Come se avessimo bisogno di qualcuno che rendesse ancora più nebuloso il futuro del paese. Secondo Visco, "L'Italia ce la farà, ma solo se saprà ritrovare fiducia". Come se fosse una cosa facile. Visco aggiunge poi che "ha detto bene Draghi: l'euro è irreversibile. E
di Gigi Casciello

È iniziato tutto con lo spread, termine inglese diventato in fretta un incubo. Lo spread ha travolto Berlusconi più in fretta di quanto non fossero riusciti la Procura di Milano e Repubblica con le sue “dieci domande sul bunga bunga. E’ arrivato poi Monti con la sua teoria dei tagli, del rigore, delle privatizzazioni da completare, della crescita che arriverà, dell’Italia che ce la farà da sola.
Che poi appena oggi il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco (foto), ritenga di dover dire altro non fa che aggiungere confusione all’incertezza. Come se avessimo bisogno di qualcuno che rendesse ancora più nebuloso il futuro del paese. Secondo Visco, “L’Italia ce la farà, ma solo se saprà ritrovare fiducia”. Come se fosse una cosa facile. Visco aggiunge poi che “ha detto bene Draghi: l’euro è irreversibile. E su questo ci eravamo arrivati da soli ma un po’ di veleno Visco a Monti non lo risparmia “Per ora l’Italia non ha bisogno di ricorrere al Fondo salva-spread. Monti è sulla strada giusta, ma ora deve accelerare sulle riforme. Purtroppo l’emergenza non è finita. E l’economia peggiora ovunque, nel mondo. Anche Il 2013 sarà un anno di recessione”.
Ed il guaio è che anche questo sapevamo, anzi ne avevamo coscienza così come e sicuramente ne hanno le famiglie italiane che si sono indebitate. Ma Visco, Monti, il sottosegretario Catricalà che fa il verso al Premier e dice che ce la faremo da soli, sanno che al l 31 dicembre 2011 l’indebitamento medio delle famiglie italiane ha raggiunto i 20.107 euro? Sanno che le famiglie più esposte con le banche sono quelle della provincia di Roma, con una media di 29.435 euro, seguono quelle di Milano (28.680 euro), di Lodi (28.560 euro), Monza-Brianza (27.891 euro), di Prato (26.930 euro). Sanno che nell’ultimo anno l’aumento medio dei debiti delle famiglie è cresciuto di 911 euro. Da gennaio 2009 l’incremento è stato del 33,4%, in termini assoluti, di 5.039 euro.
Questi Professori ai quali abbiamo affidato il destino del Paese, sanno cosa significa che le famiglie più indebitate sono in Brianza Milano, Lodi, Prato, quindi nelle zone che una volta erano tra le più produttive d’Italia (il polo tessile di Prato è stato schiantato dai cinesi senza che nessuno muovesse un dito) e che per decenni hanno assorbito l’emigrazione dal Mezzogiorno? No, che non lo sanno perché come scrive Edoardo Nesi in “Le nostre vite senza ieri”, i Professori “usano il telescopio, non il cannocchiale, e così non vedono le persone. Le considerano un esercito indistinto di consumatori prima ancora che cittadini”.
E noi che per vedere le persone non abbiamo bisogno del cannocchiale perché, per grazia e solo per grazia, non abbiamo perso il senso del reale, abbiamo un’idea di che cosa significhi: chi è emigrato negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e non ce la fa più a vivere al Nord, penserà di tornare al paese di origine o, nel caso si sia industriato negli anni, cercherà fortuna nei mercati dell’Est. E’ già accaduto e sarà una valanga di ritorno e di nuove povertà.
Monti dice che ce la faremo da soli. Ma come, forse che una riforma, le privatizzazioni, i tagli orizzontali, l’impoverimento dei Comuni (vero avamposto dello Stato) che tra poco non potranno garantire nemmeno i servizi primari possano mai rimettere in moto lo sviluppo? E Monti che ne sa di crescita? In cosa ha mai contributo come indicazione di scelte decisive perché questo accadesse?
Solo chi non ha alcun senso della realtà può immaginare di combattere la disoccupazione giovanile, che al Sud è quasi del 40%, con una legge che favorisca l’assunzione di giovani e donne in imprese che non potranno mai assumere nessuno perché non ne hanno più bisogno con i fatturati che vanno a picco. E che dire dell’altra genialata delle società over 30 con un euro di capitale? Provate ad andare in banca ad aprire un conto corrente con una società di capitale da un euro di capitale e vedete cosa vi risponderanno. E poi che ci fai con una società che un euro di capitale?
Eppure una via di uscita ci deve essere. Ma certo non la si potrà trovare solo una in una politica sempre più autoreferenziale, in professori che ti dicono che il posto fisso è noioso e per di più nemmeno un diritto, salvo poi fare in modo che lo sia per i propri figli.
Si vuole rimettere in moto lo sviluppo incentivando le nuove intraprese? Bene, una strada ci sarebbe: finanziare per almeno tre anni (i fondi andrebbero recuperati da una vera patrimoniale e dai soldi rientrati dalla Svizzera come suggerisce anche Edoardo Nesi sempre nel suo “Le nostre Vite senza ieri) le idee progettuali migliori che garantiscano assunzioni a tempo indeterminato. È un’ipotesi, una strada da percorrere per evitare che tempi e scelte vengano dettate dal mercato e dall’inarrestabile globalizzazione. Un’ipotesi che non potrà mani essere lanciata da un Governo di Professori legittimato da un parlamento autorefenziale. Ecco perché val la pena muoversi, rompere il silenzio e l’unanismo che accompagna questi giorni da fine impero. Guardo i miei figli, gemelli, belli ed ignari nei loro 7 anni, e penso che almeno sono un padre fortunato. L’angoscia di questi giorni non la conosceranno perché ce la faremo prima. Ce la faremo.

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