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Da Robin Hood a Tobin Tax

Da Robin Hood a Tobin Tax
di Antonio Memoli

I miei problemi sono le tante tasse da pagare, i soldi che non bastano, i servizi che non funzionano.
Cosa ha a che fare il mio vivere quotidiano con la finanza speculativa, che cosa mi interessa della Tobin Tax? Semplicemente altri soldi incamerati dallo stato.
Ma è proprio così? Siamo certi che la nostra quotidianità non risenta dei meccanismi finanziari speculativi? La Tobin Tax è una tassa che prevede di colpire le transazioni sui mercati finanziari per stabilizzarli e contemporaneamente procurare entrate da destinare alla comunità. L’aliquota proposta è compresa tra lo 0,05% e lo 0,1%. Il governo italiano ha deciso di applicarla rendendola operativa dal gennaio 2013 così come indicato nel disegno di legge di stabilità. Il video di Ballarò (puntata del 23/10/12) è di per se esplicativo del perché occorra la Tobin Tax. Circa l’80 % della ricchezza mondiale è fatta sulle transazioni finanziarie, ovvero dietro non vi è alcun prodotto o servizio reale ma semplici passaggi di mano di denaro. Una enorme mole di denaro nei cui ingranaggi va versata della sabbia per limitarla, perché non solo è fonte di una instabilità congenita al sistema economico/finanziario ma è origine di bolle speculative il cui scoppio (vedi i mutui subprice) genera crisi che mordono la nostra vita quotidiana. Come ben evidenzia Leonardo Becchetti la Tobin Tax è la “sabbia” che si vuole gettare negli ingranaggi della finanza speculativa;  è parte di un Nuovo Stile di Partecipazione alla vita pubblica che porta la comunità, il singolo, a incidere nelle scelte economiche e a recuperare quei fondi che ogni stato, e quindi ognuno di noi, ha dovuto versare alla finanza per ripianare i suoi guasti ed evitare il default. La finanza speculativa ha costruito un mondo parallelo, per certi versi irreale lontano dalle relazioni interpersonali, dove ciò che conta è il denaro e la capacità di farlo rigirare su se stesso. Si sono annullati il senso e il valore del lavoro umano che crea benessere per sé e per la comunità. Per questa finanza speculativa i risparmi non servono a garantire un futuro sereno ma a giocare in borsa per guadagnare denaro. Ecco il gioco che porta denaro è diventata la cifra del vivere. Trader che nel giro di pochi secondi giocano con i risparmi di una vita, con le aspettative di tanti. Oppure ragazzi che pensano che per realizzare la propria vita basta partecipare, giocare appunto, in un reality od in quiz show. Persone che giocano al gratta e vinci, alle lotterie col miraggio di migliorare la propria vita. È etico vendere titoli spazzatura solo perché bisogna massimizzare profitto? È  nella dignità dell’uomo, del suo essere a immagine e somiglianza di Dio (Gn. 1,26-27) pensare di poter sviluppare la propria vita sul gioco? Una vita che ognuno costruisce lontano dal bene comune, e invece il bene comune deve essere alla base di qualsiasi discorso economico; quello stesso bene comune che ha ispirato i francescani a creare i monti di pietà (le banche ante litteram). Quel bene comune al centro di un documento significativo sulla Riforma monetaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e che Mons. Mario Toso, segretario del dicastero pontificio, sottolinea in un’intervista alla Radio Vaticana «Non si riesce a capire perché … notevoli aree del mercato finanziario … non debbano essere toccate dalla tassazione e non debbano, anche in questo modo, contribuire alla realizzazione del bene comune». Il bene comune è alla base dei Nuovi Stili di Vita. I Nuovi Stili di Vita ci dicono di privilegiare nei nostri spostamenti lavorativi i mezzi pubblici perché ciò vuol dire inquinare di meno, dare possibilità occupazionali ad altre persone, allacciare nuove relazioni interpersonali che aiutano a creare la comunità. Gli sprechi, la necessità di ripianare i debiti della finanza speculativa, hanno imposto tagli e tra gli altri proprio ai mezzi pubblici. Al di là dei giusti risparmi ed eliminazione degli sprechi abbiamo un taglio reale ai servizi resi alla collettività. Viviamo una crisi creata appunto dalla finanza speculativa, ognuno di noi sta pagando sulla propria pelle gli errori di valutazione, le connivenze, l’ignoranza e la ricerca del massimo profitto da parte di pochi. Ecco allora che ognuno di noi paga di tasca propria le inneficienze e l’ingordigia della finanza speculativa ed allora sì che la Tobin Tax tocca la nostra quotidianità. Essa può limare questa finanza e con i soldi ricavati far funzionare, anzi incrementare, i servizi pubblici essenziali quali il trasporto e dare la possibilità ad ognuno di noi di attuare realmente i propri Nuovi Stili di Vita.

Antonio Memoli
changes.nsv@gmail.com

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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