Mar. Lug 16th, 2019

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L’inchiesta11 / Da Salerno all’Ansa, storia di una mosca bianca

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«Massima sincerità: io scelsi Salerno solo per una questione di convenienza». A parlare è Lorenzo Attianese, studente del primo biennio (2006/2008) della scuola di giornalismo di Salerno, ora in forza alla sede romana dell'Ansa, dove si occupa di cronaca nera.
di Barbara Ruggiero

«Massima sincerità: io scelsi Salerno solo per una questione di convenienza».
A parlare è Lorenzo Attianese, studente del primo biennio (2006/2008) della scuola di giornalismo di Salerno, ora in forza alla sede romana dell’Ansa, dove si occupa di cronaca nera.
Lorenzo, spieghiamo meglio: perché Salerno per te è stata una scelta di convenienza?
Io avrei scelto Salerno o Napoli. Ma, dopo la laurea, l’Università di Salerno fu la prima a pubblicare il bando e la scelsi, nonostante fosse una scuola nuova.
Napoli o Salerno: nella scelta della scuola hai dato ampiamente fiducia alla tua regione.
In realtà ero orientato su una delle due scuole perché non avrei mai chiesto alla mia famiglia ancora i soldi per andare a vivere fuori e per studiare dopo la laurea. Detta in tutta franchezza la motivazione è questa: una questione logistica, più che la fiducia verso il mercato editoriale campano.
Diamo un giudizio complessivo della tua esperienza alla scuola di Salerno.
Io a Salerno mi sono trovato benissimo. Il mio giudizio è positivo, ma sicuramente molto soggettivo. Io, da una prima graduatoria non risultavo neanche tra gli ammessi: ero trentatreesimo e gli ammessi erano solo venticinque. Poi, dopo varie rinunce, sono rientrato tra i venticinque allievi con mia grande gioia: fin da piccolo sognavo di fare il giornalista di professione e da qualche tempo collaboravo con la stampa locale. In questo caso la mia caparbietà è stata premiata e, diciamolo, ci è voluto pure un pizzico di fortuna. A Salerno sono stato bene perché ho trovato bravi tutor e attrezzature all’avanguardia. Quando ho frequentato io c’era Biagio Agnes che teneva tantissimo alla scuola. Sono affezionato a quella scuola perché professionalmente sono nato lì dentro. E poi oggi lavoro all’Ansa anche grazie a quel biennio di corsi.
Stage all’Ansa durante il biennio?
Il primo anno ho fatto il tirocinio alla Rai. Il secondo anno, invece, fui sorteggiato per lo stage all’Ansa a Roma. E poi, si sa, da cosa nasce cosa… Adesso mi occupo di cronaca nera su Roma. Ma mi rendo conto che trovare lavoro non è stato così facile per tutti. Io mi ritengo fortunato.
Sei rimasto in contatto con i tuoi ex colleghi? Hai notizie della loro collocazione nel mercato del lavoro?
L’ho detto: io sono uno dei pochi fortunati che riesce a mantenersi facendo il giornalista. Per quello che so, e ammetto di non sentire da un bel po’ di tempo i miei ex colleghi, su venticinque allievi siamo tre o quattro persone del mio biennio che riusciamo a vivere di giornalismo.
Concludendo: consiglieresti a un aspirante giornalista di iscriversi a una scuola?
Io, a chi vuole riuscire, consiglierei di ammazzarsi di lavoro. Consiglierei la scuola solo se si è veramente motivati nel raggiungere il proprio obiettivo, altrimenti non è il caso. Secondo me il numero delle scuole dovrebbe diminuire. Il sistema ha delle pecche che sono sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro, va ricordato che si consente l’accesso alle scuole solo a chi ha i soldi; e mica è una cosa giusta? Io poi resto sempre convinto che l’Ordine dei giornalisti abbia a suo tempo istituito le scuole solo per aumentare i versamenti nelle proprie casse. E, infine, posso dire di aver conosciuto tantissimi giornalisti in gamba e senza la laurea; per me la laurea non è fondamentale per l’accesso alla professione. Credo che per avviarsi verso questa professione ci vogliano doti innate e che si debba veramente consumare le suole delle scarpe. Le scuole, se fatte come si deve, ben vengano. A patto, però, che siano poche e che non costituiscano l’unica strada per accedere alla professione.

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