Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Dacci un’anima, Mr Conte

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

L’Italia agli Europei di calcio ha quasi sempre fatto fiasco. Quattro mondiali vinti e un solo europeo, che risale, per giunta, al 1968, e due finali perse. A questo appuntamento in Francia arriviamo con una squadra che, come al solito, è lo specchio fedele del suo allenatore: arcigna, tignosa, accigliata, corrucciata. Il napoletano, come ben sappiamo, sa condensare mirabilmente queste caratteristiche in una sola parola: squadra cazzimmosa. Come lo è Mr Conte quando è sul rettangolo di gioco o, ancor più, quando deve andare in conferenza stampa: permaloso oltre ogni ragionevolezza, suscettibile, sospettoso, irritabile, sdegnoso, scontroso, umbratile.

Bravo ma molto, molto antipatico. Questo sembra il giudizio prevalente che si ha sul suo conto nell’italico mondo pallonaro.

La “sua” nazionale doveva, per forza di cose, essere improntata sulle randellate, sulla cattiveria agonistica, sulla grinta elevata all’ennesima potenza, sul sacrificio di tutti per il bene della squadra, sulla coralità della cazzimma (aridaglie!). Per questo motivo, dentro Thiago Motta, Zaza, Chiellini, Pellè, Sturaro, Bonucci, Barzagli, i cattivi per vocazione e/o per fisicità intrinseca.

Il ragionevole Conte (ovvio che stupido non sia!) ha dovuto misurarsi con gli uomini che gli passa da due-tre anni il campionato italiano, ha assortito un po’ di oriundi, anche se sa bene che la cifra tecnica complessiva è piuttosto mediocre. Correre, lottare, sudare, azzannare gli avversari e puntare sulla tattica del pressing spietato in tutte le zone del campo. Per una competizione lunga, ma comunque racchiusa in un mese, avrà pensato: mi va bene così! Alla lunga, la fisicità, la buona preparazione atletica, l’ottima predisposizione tattica, lo spogliatoio unito e ferocemente rispondente al grido di battaglia del suo condottiero, potrebbero avere la meglio.

Anzi, da tifoso, azzardo una previsione: forse non vinceremo l’Europeo, ma batterci sarà un problema per chiunque. E andremo lontano. Ma…

Ma cosa? Nel mondo gli Italiani sono famosi per genio e sregolatezza, la nostra anima bizzarra, estroversa, caciarona, la nostra simpatia e la nostra creatività partono da lì. Quel genio che proviene dalla matrice mediterranea con qualche spruzzata teutonica e un po’ di riformismo asburgico, un tocco di maldicenza fiorentina, il savoir faire francesino, l’estro balcanico e zingaresco. Sì, perché noi siamo tutto questo; e ci metterei pure il tocco arabeggiante, tra il mistico e lo sfarzoso, il caotico e l’ordinato, la meditazione interiore e l’esplosione gaia.

Noi siamo storicamente tutto ciò.

E allora, caro Mr Conte, non lo dimenticare del tutto. Dacci un’anima rispondente al nostro DNA variegato e plurimo, dacci la verve di coloro che improvvisano, che sanno farlo quando nessuno se l’aspetta. Dai un’anima a questo gruppo che ci rappresenta, e che sia un’anima mediterranea e italica per questa nostra squadra che corre il rischio di essere ricordata solo come un’orchestrina di periferia, fatta di pedalatori, ardenti e calcisticamente infuriati.

Restituiscici un po’ di anima latina, tutta fantasia e inventiva. Noi non siamo solo i rottamatori (sic!) delle altrui azioni, ma siamo creativi e geniali. Rendici il maltolto, se non vuoi rientrare in patria nell’indifferenza generale o con i pomodori marci ad accogliere la spedizione.

Forse avresti dovuto pensarci già al momento delle tue scelte, ma due-tre enfant ribelli li hai in rosa. Non farti scrupoli ad utilizzarli, da subito, e, per favore, non ti ridurre agli ultimi venti minuti della terza partita per salvarti dalla crocifissione giornalistica.

Mr Conte, devi essere tu per primo il prototipo dell’italianità, ne hai facoltà…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

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