Dagli Usa sguardo atterrito sull’Italia maschilista e omicida

Dagli Usa sguardo atterrito sull’Italia maschilista e omicida
di Vincenzo Pascale (da N.Y. City)

Il fine settimana informativo italiano non è andato affatto a riposo. Da New York abbiamo registrato tre episodi disgiunti ma ugualmente rivelatori di una forte difficoltà non solo sociale e relazionale che l’Italia vive. Una difficoltà comunicativa quasi repressa che spesso sfocia in una cieca ed irrazionale violenza. L’uccisione della diciasettene di Palermo da parte del fidanzato della sorella è l’ennessima vittima della violenza ormai dilagante verso le donne. Quest’anno in Italia dall’inizio dell’anno 100 donne hanno perso la vita a causa di attacchi di violenza da parte di mariti, fidanzati, amanti, conviventi. Un numero orribilmente alto di vittime per un Paese che pretende di essere tra i leaders mondiali della cultura delle arti. Un episodio che nasce – certo anche da forti disturbi della personalità dell’aggressore – ma soprattutto dalla incapacità di accettare la differenza e con essa il possible rifiuto che da essa può nascere. Pare che la relazione tra la sorella della vittima e l’aggressore fosse nata attraverso Facebook o un altro social media. È solo una della tante relazioni che oggi nascono attraverso Facebook, non per questo ci sentiamo di biasimarle ma certamente chi educa i nostri figli dovrebbe tener conto di questo e gli stessi media dovrebbero provvedere ad informare sulla gestione della comunicazione via Fb. Un social media potentissimo ma quando finisce nelle mani di chi è cresciuto in ambienti sociali degradati, proni alla violenza ed al poco rispetto per le differenze di genere, di religione o laddove ancora esistono di ideologie, può innescare letali meccanismi di violenza.

Ancora i social media: questa volta un old social media. La classica televisione corroborata da un pessimo giornalismo. Ci riferiamo alle interviste pre partita Juventus Napoli effettuate dal Tg 3 Regionale del Piemonte. Nel corso di una domanda posta a due tifosi juventini il giornalista afferma che ”i napoletani si riconoscono dalla puzza”. Un’offesa che di per sé già varrebbe una severa sanzione a questo giornalista ma che se vogliamo esapera un clima pre partita e post partita a causa di questa strisciante retorica del reciproco disprezzo tra i tifosi delle squadre del Nord e di quelle del Sud. Qui ancora una volta chi informa avrebbe dovuto contribuire a creare dialogo, ma ci rendiamo conto che il giornalismo da insulto, strillato persino con una punta di razzsimo ha preso il sopravvento sulla informazione che dovrebbe contribuire ad orientare i cittadini nelle difficoltà relazionali che la società post industrial pone.
Infine il terzo ed ultimo episodio, se vogliamo meno tragico e drammatico dei due precedenti. Più che altro da film di Camillo Mastrocinque interprete il grande Totò. Protagonisti un prete di frontiera, a Caivano, Maurizio Patriciello ed il “signor prefetto” di Napoli Andrea De Martino. In vaste aree del Paese, in mano alla criminalità organizzata o a forte degrado sociale i preti e la Chiesa sono spesso l’unico e l’ultimo baluardo umano e sociale. Questi operatori del bene sono spesso lasciati soli persino dale gerarchie ecclesiastiche. Durante un incontro con i prefetti e varie autorità politiche sulla questione serissima dei rifiuti tossici, a don Patriciello è sfuggito di rivolgersi al prefetto di Caserta con il titolo di “signora prefetto”. Il sacerdote è stato prontamente non solo ripreso dal prefetto di Napoli ma anche istruito con veemenza sul modo in cui rivolgersi alle istituzioni. Ora la scena, girata da un presente e postata in un video su internet, ha fatto – nientemeno – che il giro del mondo, creando simpatie al coraggioso sacerdote – per la missione che svolge – e non poco fastidio al prefetto che lo ha interrotto e redarguito come uno scolaretto. Ancora miracoli dei social media. Anche se nel primo caso non restituiscono alla famiglia e ai suoi cari la ragazza massacrata a Palermo, negli altri due mostrano due modi – differenti – di come non porsi di fronte a un interlocutore. Due casi da studio, dunque, degni di essere analizzati nelle sedi opportune in cui si formano giornalisti e (alti) funzionari dello Stato.

redazioneIconfronti

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