Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Cultura » Dal Brigantaggio alla Resistenza, la forza sommersa del Sud

Dal Brigantaggio alla Resistenza, la forza sommersa del Sud

Dal Brigantaggio alla Resistenza, la forza sommersa del Sud
di Basilio Fimiani

Tempus fugit, il pensiero vola, come aquila, nel cielo del tempo.

Tutto scorre, nel fiume della storia.

Affacciato ad un ponte, osservo l’acqua che va, specie dopo la pioggia, verso il mare.

“L’acqua che corre dei fiumi è l’ultima di quella che passò, è la prima di quella che viene: tale è il tempo presente”.

Così Leonardo, omo sanza lettere, pioniere ed uomo di frontiera.

Basilio Fimiani

Basilio Fimiani

In questa dimensione, tra attesa dell’acqua e ricordo di quella già passata sotto il ponte, la bellezza pregnante del presente, attimo fuggente del tempo.

Kronos, dio Padre, squaderna, così, il cammino e lo scrive sulla roccia della mente che non erra.

In questo fluire, i fratelli Cervi, i martiri innocenti di Sant’Anna di Stazzena, di Marzabotto, gli olocausti dei lager o dei gulag, nella banalità del male.

Talvolta, la colpa era quella di avere offerto un giaciglio ad uno sbandato, spesso inerme.

Tanti i poveri Cristi, davanti al plotone di esecuzione o brutalmente massacrati dalla violenza umana.

Si moriva per avere offerto un piatto di polenta calda, in un capanno coperto di neve, in montagna.

Si lasciava la vita senza nemmeno salutare, con l’ultima lettera, i propri affetti.

Alcuni erano colpevoli di essere fiancheggiatori dei banditen, poi definiti, componenti della Resistenza.

Qualche secolo prima, chi collaborava con i briganti, con un pane in più nella bisaccia, in montagna, accusato di essere manutengolo dei briganti, secondo le leggi Pica, veniva fucilato sul posto.

La storia non cambia quando si deve scaricare la colpa sulle vittime.

Qui, nel Sud, tra la Foresta grande della Lucania e i boschi di Monticchio, per tante ragioni, molti ragazzi, non accettando la leva obbligatoria, contrari alla tassa sul macinato, scapparono sui monti e, in quanto disertori, divennero briganti.

Nella triste condizione della popolazione, la miseria dilagava, anche per la eliminazione degli usi civici, dell’erbatico, del legnatico.

Si aggiungeva la feroce spartizione tra chi poteva accaparrarsi dei beni ecclesiastici e demaniali.

Si ricordavano le mancate promesse dello stesso Garibaldi che, sbarcando in Sicilia, affermava: “La terra a chi la lavora”.

Tutto concorreva a creare quel clima di ostilità contro gli invasori piemontesi.

Ostili al nuovo regime, erano anche i duri e puri dell’esercito borbonico che non avevano voluto giurare fedeltà al nuovo sovrano, cugino traditore di Francesco II.

Questi militari erano stati deportati a Fenestrelle, sulle Alpi, a circa duemila metri in vecchi fortilizi dove non esistevano finestre nelle camerate.

Se per caso vi erano finestre, esse venivano spaccate per fare penetrare meglio il gelido freddo della notte.

In tali condizioni quasi tutti, in pochi mesi, morirono di tubercolosi diffusa.

Anche i giovani della Val D’Ossola, o della città di Alba, scappati in montagna per evitare la leva obbligatoria, vennero definiti banditen e quindi partigiani.

Molti di essi furono arrestati e fucilati, o impiccati ai pali del telegrafo, davanti all’urlo nero delle madri.

Lo stato fantoccio della R.S.I., aveva a capo un vecchio socialista massimalista, già direttore dell’Avanti, organo ufficiale del Partito Socialista Italiano.

Lo stesso Benito Mussolini, nel 1911, assieme al compagno Pietro Nenni, in opposizione alla guerra italo-turca, per il possesso di Tripoli, bel sol d’amore, si era disteso sui binari ferroviari, per impedire la partenza delle tradotte militari.

Al contrario, molti erano i giovani che, sinceramente convinti o per paura di ritorsioni, contro le famiglie, entrarono nelle file della Repubblica di Salò.

Tra i più arditi, i componenti della X Mas, agli ordini del principe nero Junio Valerio Borghese.

Tra essi, a loro onore, vanno ricordati, Ugo Tognazzi, Giorgio Albertazzi e, non ultimo, Dario Fo.

Al contrario, tanti ex fascisti, voltarono la faccia contro il nuovo regime; tra essi Giuseppe Ungaretti, accademico d’Italia ed Elio Vittorini, autore di Uomini e no.

Altri, ancora dissero di no e entrarono nel C.L.N.

Come per “La scelta dei Compagni” di Ignazio Silone, alcuni entrarono nelle Brigate Garibaldi, altri nelle formazioni di Giustizia e Libertà, tanti ancora, nelle Brigate di Dio, altri nella formazione di Giancarlo Puecher, la prima medaglia d’oro della resistenza.

Diversi costituirono il nucleo partigiano della Osoppo.

Questi ultimi, accusati di collaborazionismo con i tedeschi, furono crudelmente eliminati dai componenti della Garibaldi.

Tra le vittime incolpevoli, il fratello maggiore di Pier Paolo Pasolini.

Il pensiero torna ancora alla martoriata terra del Sud, da Pontelandolfo, a Casalduni, a Campolattaro dove, persino le donne incinte, furono violentate ed uccise a colpi di baionetta nella pancia.

In tale massacro di tutto il Sud, da Bronte, a Portella delle Ginestre, molti lasciarono la loro terra e tra lacrime e sofferenze, divennero emigranti.

Spesso, a Natale, scrivevano tra lacrime amare, alla mamma di badare ai piccoli figli, lasciati soli in Italia.

Altri ancora, e non pochi, delusi di come erano andate le tante promesse mancate di Zì Peppe, si rifugiarono tra i monti e da Berg, montagna boscosa, vennero definiti, briganti.

Ma questa è un’altra storia.

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3631

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto