Sab. Ago 24th, 2019

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D’Alema ci prova: mi candido se il Pd me lo chiede

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L'esponente Pd: «La mia disposizione è a non candidarmi. Potrò candidarmi se il partito mi chiede di farlo»

«La mia disposizione è a non candidarmi. Quindi, semmai, potrò candidarmi se il partito mi chiede di farlo». Lo ha affermato Massimo D’Alema, ex premier e già leader di Pds e Ds, rispondendo ai giornalisti a Napoli, a seguito dell’annunciata non ricandidatura di Walter Veltroni. «Non mi sono mai candidato, le candidature le fa il Pd. Nessuno si candida ma si viene candidati. Questo è un tema – ha aggiunto – che si discuterà al momento opportuno, la questione non riguarda la candidatura, ma le ragioni dell’impegno politico». Proprio sulle parole dell’ex segretario Pd oggi ci sono state numerose reazioni: l’opinione pubblica ha preso «molto bene la mia decisione anche perché il panorama della vita politica italiana è fatta di Formigoni, che non intende rinunciare al suo ruolo nonostante tutto quello che è successo, e di tanti altri casi analoghi». Lo ha riferito l’ex vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni. «E’ chiaro – ha sottolineato – che io l’ho anche fatto per cercare di trasmettere l’idea di uomini politici che considerano che si possa fare politica anche non necessariamente stando in Parlamento. Rispetto coloro i quali ritengono di poter fare politica per tutta la vita. La politica è una passione se è fatta onestamente, con competenza: ci sono persone che hanno fatto politica per tutta la vita come Pietro Ingrao e Giorgio Napolitano e tanti altri ai quali va tutto il mio rispetto». «Sono progetti di vita differenti – ha detto Veltroni – e probabilmente anche un’idea della politica differente però sta dentro questo ambito per cui ogni semplificazione secondo me non è giusta». «Ieri – ha detto – ho fatto il caso di persone il cui contributo in Parlamento è importante. Faccio fatica a immaginare una legge di stabilità che non si possa avvalere del contributo di una persona come Enrico Morando, per esempio. O una legge elettorale che non si avvalga di Arturo Parisi». «Potrei continuare – ha concluso – con tanti altri. Sono quindi per stabilire non criteri anagrafici ma criteri di qualità». Comunque sia, se ne parla. E tanto. L’addio al Parlamento di Veltroni è un argomento che di certo ha “bucato” la rete. Su Twitter, ad esempio, Veltroni è stato tra i TT (i temi piu’ trattati). Sulla bacheca Facebook dell’ex segretario del Pd sono, già da ieri, centinaia i messaggi che commentano l’annuncio. Proprio su Fb, a parte qualche voce critica, il tono è quello dell’omaggio. «C’è la voglia di aprire una nuova stagione che lo vedrà comunque protagonista», scrive Roberto Ceccarelli. «La scelta di Veltroni è destinata, anche per gli altri, a cambiare il corso della storia», fa eco Marco Ciarafoni. «E una spanna sopra gli altri: Veltroni il rottamatore!», è lo slogan battezzato da Gloria Monaco. Monica Carmeno una un linguaggio davvero ‘veltroniano’: «Grazie, una emozione visibile agli occhi e al cuore». E Massimo Carota lancia la proposta: «Veltroni presidente della Repubblica». Da Luciano Nobili arriva il riferimento, comune a più messaggi, a D’Alema: «L’ultimo gol nella porta di Massimo D’Alema. Un gol col cucchiaio, a dirla tutta». Su Twitter, invece, il tono cambia e prevale l’ironia: «Veltroni si ritira. Era un capo delicato», cinguetta Virgilio Natola. «Veltroni pensa al ‘Ritiro’. Qualcuno gli spieghi però che non si tratta di un nuovo Stato africano ove si reclutano volontari», commenta Garolfo.

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