Gio. Giu 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Dalla Brexit all’Europa dei popoli

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La decisione della Gran Bretagna è una grande opportunità / di Pietro Ravallese
di Pietro Ravallese
Pietro Ravallese
Pietro Ravallese

Non lasciamoci prendere dalla paura. La decisione della Gran Bretagna è una grande opportunità in quanto è un grande scossone. Ci sono almeno due ragioni da considerare favorevolmente .

La prima è che la gente comune inizia a coalizzarsi rispetto al disagio, a voler dire la propria rispetto a governi e poteri economici sempre più egoisti. Le dichiarazioni di Giorgio Napolitano per il quale è stato incauto sottoporre la questione a referendum rappresenta il termometro dello stato di salute della democrazia in questo continente e del peso che invece hanno comitati d’affari. La seconda è che si è scritto col referendum che non se ne può più dell’Europa fondata sui mercati, con finalità prioritariamente economiche.

Questa scelta forte e drastica del popolo inglese obbliga un ripensamento complessivo dell’Europa, dei trattati e delle norme tutte appiattito sul mantra di politiche neo liberali. Ci avrebbe obbligato a tanto anche la crisi che stiamo attraversando da oltre un decennio ma i sostenitori della fanta hanno avuto finora la meglio.

Siamo al bivio e dobbiamo suonare la sveglia. Si potrà continuare ottusamente sull’attuale modello sordi ad ogni istanza di cambiamento, sordi alle voci che si vanno sollevando dal Peloponneso al regno dei pirati o cedere al nazionalismo che con ricette più o meno simili producono i vari Salvini, Le Pen, Trump o Farage.

A queste ipotesi si lega il rischio più forte di un’instabilità più seria di quella dei mercati e cioè di un’instabilità sociale.

La terza strada è invertire la rotta disarcionando gli attuali piallatori europei, falchi di un sistema che ha archiviato le volontà dei padri fondativi della comunità europea, liberarsi dal giogo dei mercati e dallo spettro di una devastazione dovuta al giogo del nazionalismo e riprendere un cammino di un’Europa capace di anteporre la persona all’economia.

Arturo Spinelli il secolo scorso aveva previsto l’ipotesi che “se lo sviluppo del Mercato comune lederà questo o quel Paese, o questo o quel gruppo economico politicamente predominante in questo o quello Stato, se uno o più Stati giungeranno alla conclusione che per loro è più conveniente sottrarsi agli impegni assunti, tutti gli organi della Comunità potranno ben far sentire le loro ammonizioni e i loro consigli (…) La Comunità andrà in pezzi.”

Occorre contrastare il rischio che non solo cada a pezzi la Comunità bensì popoli che la compongono. I funzionalisti e cioè coloro che sostenevano la prevalenza economica dell’Europa, con interessi dettati da quelli che Spinelli chiamava i gruppi economici politicamente dominanti finora hanno vinto distorcendo lo spirito col quale nacque la Comunità europea e cioè garantire la pace e con essa per alcuni la giustizia sociale per altri la prosperità economica.

Coniugare  insieme pace e giustizia significa perseguire un modello economico che ridistribuisca la ricchezza e non continui a trasferire la stessa dal lavoro al capitale dai meno abbienti alle élite dei vari paesi.

Dall’Europa di pochi all’Europa di tutti, questo è il tempo di rilanciare con forza questa prospettiva, senza paura, senza esitazione, senza far vincere i nazionalismi. Il fallimento di fatto dell’Europa sul piano economico si registra con i milioni di nuovi poveri europei che popolano il continente. Questo fallimento apre uno spazio che va occupato con le ragioni della solidarietà e della giustizia che di fatto sono quelle dell’antiliberismo della sinistra e del bene comune della dottrina sociale , in mancanza si apre la deriva nazionalista.

In primo piano, l’esultanza di Farage (“Cameron si dimetta”)

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