Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Interventi » Dalla Brexit all’Europa dei popoli

Dalla Brexit all’Europa dei popoli

Dalla Brexit all’Europa dei popoli
di Pietro Ravallese
Pietro Ravallese

Pietro Ravallese

Non lasciamoci prendere dalla paura. La decisione della Gran Bretagna è una grande opportunità in quanto è un grande scossone. Ci sono almeno due ragioni da considerare favorevolmente .

La prima è che la gente comune inizia a coalizzarsi rispetto al disagio, a voler dire la propria rispetto a governi e poteri economici sempre più egoisti. Le dichiarazioni di Giorgio Napolitano per il quale è stato incauto sottoporre la questione a referendum rappresenta il termometro dello stato di salute della democrazia in questo continente e del peso che invece hanno comitati d’affari. La seconda è che si è scritto col referendum che non se ne può più dell’Europa fondata sui mercati, con finalità prioritariamente economiche.

Questa scelta forte e drastica del popolo inglese obbliga un ripensamento complessivo dell’Europa, dei trattati e delle norme tutte appiattito sul mantra di politiche neo liberali. Ci avrebbe obbligato a tanto anche la crisi che stiamo attraversando da oltre un decennio ma i sostenitori della fanta hanno avuto finora la meglio.

Siamo al bivio e dobbiamo suonare la sveglia. Si potrà continuare ottusamente sull’attuale modello sordi ad ogni istanza di cambiamento, sordi alle voci che si vanno sollevando dal Peloponneso al regno dei pirati o cedere al nazionalismo che con ricette più o meno simili producono i vari Salvini, Le Pen, Trump o Farage.

A queste ipotesi si lega il rischio più forte di un’instabilità più seria di quella dei mercati e cioè di un’instabilità sociale.

La terza strada è invertire la rotta disarcionando gli attuali piallatori europei, falchi di un sistema che ha archiviato le volontà dei padri fondativi della comunità europea, liberarsi dal giogo dei mercati e dallo spettro di una devastazione dovuta al giogo del nazionalismo e riprendere un cammino di un’Europa capace di anteporre la persona all’economia.

Arturo Spinelli il secolo scorso aveva previsto l’ipotesi che “se lo sviluppo del Mercato comune lederà questo o quel Paese, o questo o quel gruppo economico politicamente predominante in questo o quello Stato, se uno o più Stati giungeranno alla conclusione che per loro è più conveniente sottrarsi agli impegni assunti, tutti gli organi della Comunità potranno ben far sentire le loro ammonizioni e i loro consigli (…) La Comunità andrà in pezzi.”

Occorre contrastare il rischio che non solo cada a pezzi la Comunità bensì popoli che la compongono. I funzionalisti e cioè coloro che sostenevano la prevalenza economica dell’Europa, con interessi dettati da quelli che Spinelli chiamava i gruppi economici politicamente dominanti finora hanno vinto distorcendo lo spirito col quale nacque la Comunità europea e cioè garantire la pace e con essa per alcuni la giustizia sociale per altri la prosperità economica.

Coniugare  insieme pace e giustizia significa perseguire un modello economico che ridistribuisca la ricchezza e non continui a trasferire la stessa dal lavoro al capitale dai meno abbienti alle élite dei vari paesi.

Dall’Europa di pochi all’Europa di tutti, questo è il tempo di rilanciare con forza questa prospettiva, senza paura, senza esitazione, senza far vincere i nazionalismi. Il fallimento di fatto dell’Europa sul piano economico si registra con i milioni di nuovi poveri europei che popolano il continente. Questo fallimento apre uno spazio che va occupato con le ragioni della solidarietà e della giustizia che di fatto sono quelle dell’antiliberismo della sinistra e del bene comune della dottrina sociale , in mancanza si apre la deriva nazionalista.

In primo piano, l’esultanza di Farage (“Cameron si dimetta”)

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3640

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto