Dalla Città alla comunità

Dalla Città alla comunità
di Pietro Ravallese
L'eterno cantiere dell'urbanistica a Salerno
L’eterno cantiere dell’urbanistica a Salerno

Si può continuare ad immaginare che l’urbanistica di un territorio cambi in base ai flussi di danaro e ai finanziamenti ed agli investimenti immobiliari che gruppi, associazioni di imprese, soggetti misti pubblici / privati riescono a realizzare o a far arrivare ?
La comunità, l’identità, i bisogni espressi dai cittadini possono o no concorrere a ridisegnare una città tracciandone le priorità ed i modelli ?
Più cemento o più verde? Più centro o più periferia? Più edilizia popolare o più dimore di lusso? Più manutenzione o più grandi opere? Domande a cui i cittadini devono essere chiamati ad elaborare risposte.
126 mila mq di questa città potrebbero essere soggetti ad un totale rivolgimento. 10 palazzi, una torre di 126 mq., nuovi parcheggi, ma anche verde, persino un lago.
Mi chiedo se tutto ciò possa essere previsto solo da un gruppo di imprese, da un gruppo di amministratori, da un gruppo di architetti, e da un gruppo di finanziatori.
Tempo fa ci hanno provato su Facebook alcuni cittadini a lanciare un sondaggio sul gradimento del Crescent, nessuno avrebbe dovuto strumentalizzare i risultati data l’estemporaneità dell’iniziativa, ma dopo poco forse per evitare ulteriori polemiche del sondaggio non si è avuto più notizia.
Resta però la provocazione, resta la giusta interpretazione di un bisogno che è quello di voler partecipare alla governance del proprio territorio non solo una volta ogni cinque anni quando si vota ma costantemente attraverso quella che un tempo si chiamava cittadinanza attiva.
Tanti sono gli istituti di partecipazione che possono essere attivati per favorire il soddisfacimento di questo bisogno.
Come per l’impresa ci sarebbe un cambio di passo in termini di sviluppo e produttività favorendo la partecipazione dei lavoratori al governo della stessa così anche per le città ed il paese il coinvolgimento dei cittadini è essenziale per favorire il miglioramento della qualità della vita e dei servizi, per la congruità delle scelte che incidono sulla struttura del territorio e per la loro sostenibilità sociale ed ambientale.
Dal bilancio partecipato ai forum, dai tavoli di confronto alle cabine di regie, dalle circoscrizioni ai referendum consultivi, dalla trasparenza amministrativa alla facilità di accesso agli atti, una comunità dovrebbe mettere in cantiere – anche cercando,, innovando e creando – spazi ed occasioni permanenti di consultazione, di coinvolgimento.
Il rischio è perdere in efficienza, in rapidità ed in gestione del potere. Sull’ultimo aspetto dunque la partecipazione rappresenta un antidoto, e ben venga. Quanto all’efficienza e rapidità allora diciamolo subito partecipare non è fare chiacchiere da salotto ma individuare strumenti, procedure e tempi che la rendono significativa ed efficace nell’analisi dei bisogni e nell’individuazione delle soluzioni.
In Italia un esempio da approfondire ci viene dalla legge regionale toscana del 27 dicembre 2007 n. 69, che stabilisce norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali con l’obiettivo tra l’altro di “contribuire ad una più elevata coesione sociale, attraverso la diffusione della cultura della partecipazione e la valorizzazione di tutte le forme di impegno civico“. Similmente accade in Francia con la normativa in tema di “debat pubblic“ introdotto nel 1995 che ha consentito una riduzione del conflitto dell’80%. Tra il 1997 ed il 2011 si sono conclusi sessantacinque dibattiti pubblici in Francia un terzo di essi sono stati cancellati o sono proseguiti nelle modalità iniziali tutti gli altri sono stati modificati proprio tenendo presente quanto emerso nel dibattito.
La partecipazione dunque è una delle strade da solcare per favorire lo sviluppo , la coesione dei territori ed una nuova concezione dell’urbanistica.

(I Confronti-Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

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