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Dalle clorinde di Tasso alle valchirie di Wagner

Dalle clorinde di Tasso alle valchirie di Wagner
di Nicoletta Tancredi

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Cominci pure la più celebre tra le riproposizioni dell’episodio della “Gerusalemme Liberata”: Tancredi e Camilla!
“Tancredi e Clorinda!” puntualizzerebbe subito qualcuno.
No, no! Proprio Tancredi e Camilla.
Che non se ne abbia a male Torquato Tasso, perché si dà il caso che io, di cognome, faccia Tancredi. E Camilla sia la mia Clorinda. E infatti, a casa mia, tutti i pomeriggi, in forma di musical, va in scena il singolar tenzone tra l’eroina Tancredi, che sarei io, e la guerriera Camilla, la mia piccola saracena.
Dunque, si apra il sipario anche oggi!
Primo atto
Camilla è sul tappeto dei giochi. Lagnosa, per via del sonno. Io mi avvicino, cautamente. Lei, come avverte il rumore dei miei passi, intende e mi sfida, simulando un occhietto vispo.
“Vincerò!” penso io e, sottovalutando che il titolo della romanza è “Nessun dorma”, faccio risuonare muto in me l’acuto di Pavarotti. “Viiiinceeeeròòò”.
“La stenderò … nella culla, almeno per un’ora. Ci riuscirò” continuo auto-incoraggiandomi, col tono acuto di Pollon (ve la ricordate la biondina amica degli dei?)
Camilla mi guarda, sembra dirmi: “Vorresti mettermi a dormire, eh? L’ho capito!” E mi affronta: “Io sono qui, vienimi a prendere e vediamo chi la spunta!”
Allora la prendo in braccio. Non siamo armate di spade. Il nostro più che altro è un corpo a corpo, sulla colonna sonora “La ninna nanna del chicco di caffè”, che parte a tutto volume.
Secondo atto.
imageSiamo in camera da letto. È a questo punto che il musical entra nel vivo. Mi muovo per la stanza, facendo una specie di balletto ritmato. “Sette le scodelle sulla tavola del reeeeee”. Sembrerebbe una sorta di ballo tribale perché scenda la pioggia. “Ninna nanna mamma ce n’è una anche per te”. Con questa bambina in braccio, su e giù per la stanza. “Dentro cosa c’èèèèè”.
Saltellando su un piede e sull’altro. Cullandola, su e giù. Ma ecco che si dimena, vorrebbe divincolarsi. E poi, rimettendole il ciuccio: “dentro coooosa c’è”, tenendole il ciuccio sulla bocca “c’èèèè). E cullandola a destra e a sinistra. “Solo un chicco di caffèèè”.
È qui che una certa malinconia mi rende cupo il volto. Insomma, con tutta la fatica che si fa, almeno nel testo di una ninna nanna, alle mamme potevano riservare un bignè invece che un solo chicco di caffè!
O no? Ma comunque.
Il corpo a corpo continua. E quando sembra che Camilla voglia cedere e senti che rammollisce le membra, abbasso il tono “dormono le case”, quasi sottovoce “dorme la città”.
E i movimenti pure sono più dolci: la piccola non è più, come dire, shakerata, ma accompagnata in un lento dondolio, come spinta a riva da un’onda piccola del mare.
Certo, sembra strano che stia già per crollare!
Da danza tribale siamo passati a “La morte del cigno” e io mi muovo con la stessa delicatezza di una etoile. Vorrei anche provare a mettermi sulle punte, ma con le ciabatte non mi sembra il caso.
Vuoi vedere che finalmente la stanchezza l’ha presa?
Bianca in viso, che son tre notti che non dormo, canto in labiale che mi si direbbe incapace di emettere un solo suono.
“Solo l’orologio suona e fa tic taaac”.
imageCi siamo quasi. Manca pochissimo. Sta proprio per crollare.
Quando … colpo di scena! Paola dal bagno urla: “Mammaaaaaaaaaaaa, torre alta alta, veni a vedere”. (Paola ha l’hobby di costruire torri di legno, mentre è seduta sul vasino. E Camilla ovviamente di solito gliele butta giù, ma solo perché non sa usare l’accendino, altrimenti gliele brucerebbe).
Ad ogni modo, Camilla trasalisce.
E io, d’improvviso a voce alta, in stile rap: “solo l’orologio suona e fa tic taaaaac”.
“Mammaaaaaaa” ritorna prepotente la voce fuori campo.
“Anche la formica si riposa ormai”, canto ormai a voce alta, ballando hip hop.
“Un attimo” dico a Paola a denti stretti, con abilità da ventriloquo professionista.
Camilla ha gli occhi aperti. Sbarrati! Sembra voler dire “io e mia sorella siamo una squadra ormai!”
E io, con tono blues, gli occhi chiusi, il viso che diventa scuro, tanto che mi chiameresti Ray Charles, canto, con un nodo in gola, il mio dolore strozzato: “ma tu sei la mamma e non dormi mai”.
Sarà proprio la ninna nanna che è sbagliata!
Nel frattempo, mi ricordo che sto digerendo. E questo peso sullo stomaco non deve proprio agevolarmi.
Così prendo Camilla e ciucciodotata la metto nella culla. Con parole rassicuranti, la adagio delicatamente, sul lenzuolino fresco di stiro. Lei mi guarda, con gli occhi lucidi. A questo punto, per forza di cose, devo allontanarmi. Paola si è alzata dal vasino, autoglorificandosi con un “baaava” (brava!). Il che prelude alla sua iniziativa di regalare la pipì ai pesciolini ovvero di rovesciare da sola il vasino nel wc.
Terzo atto.
Siamo in bagno. Tanti complimenti per la torre che ha costruito Paola, in stile Hundertwasserhaus. E cari saluti ai pesciolini.
Ma ora la voce fuori campo è di Camilla.
Quando ritorno in camera da letto per il gran finale, un pianto acutissimo si diffonde nella stanza. Fortuna che il nostro lampadario è di plastica, penso.
imageCamilla è in piedi, nella culla. Fa capolino urlando a squarciagola. Il clima è da tragedia greca. E io mi sento una corifea che avanza senza seguito.
Al mio apparire, la mia avversaria smette di piangere. Il suo viso è solcato da lacrimoni. La riprendo in braccio. E la bacio sulle morbide guanciotte, assaporando il suo pianto. E riprendo a cantarle dolcemente “la ninna nanna del chicco di caffè”.
Abbraccio la tenerella, guardandola innamorata. E come Tancredi esulta quando vede venir meno il suo nemico pagano. Così esulto io, quando vedo che Camilla ormai fa troppa fatica a tenere gli occhi aperti.
Il Tancredi di Tasso sente il sapore della vittoria. Io, Tancredi, madre di Camilla, pregusto un po’ di relativo riposo.
Camilla sta cedendo, inevitabilmente. E quanto sono belli i bambini quando dormono!
“Chiudi gli occhi e sogna/quello che non hai/i tuoi sogni poi mi racconterai” vado canticchiando.
È andata! Dorme! “Silenzio intorno”, tanto per citare uno che, in un certo senso, con i fanciullini ha avuto a che fare.
È un momento magico, soavemente piacevole.
Che, però, scompare in un soffio.
“Oh nostra folle mente” scrive Tasso.
“Oh che cretina” dico io.
E come Tancredi resta allibito e trafitto di dolore nel momento in cui scopre di aver ucciso la donna di cui è innamorato, così resto io, stanca e tramortita, allorquando, distogliendo lo sguardo dal viso di Camilla, placidamente addormentata, lo rivolgo sul display luminoso della sveglia e mi accorgo che tutto il musical è durato un’ora e mezza. È passata un’ora e mezza.
Quell’ora e mezza.
Quella in cui avrei dovuto riposare.
Quella in cui avrei potuto fare altro.
Quell’ora e mezza in cui goffamente e stravolgendola del tutto, senza pietà, abbiamo rappresentato un musical multigenere di una delle più belle pagine della Gerusalemme Liberata.
E questo è solo il pomeriggio.
Per stasera? Al momento nulla in programma. Chissà, magari “si recita a soggetto”.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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