Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Dare subito un governo al paese, lo impone il mercato

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Fauceglia: le forze politiche responsabili dovranno intendersi su pochi chiari punti programmatici
di Giuseppe Fauceglia

6-Prof.-Giuseppe-FaucegliaNon è facile sviluppare riflessioni complete e coerenti in ordine ai risultati elettorali, ciò nonostante pare opportuno sviluppare alcune considerazioni, che debbono tener conto dell’assoluta necessità di assicurare la governabilità del Paese. Pare importante evidenziare che il vero e proprio convitato di pietra delle Elezioni 2013 resta il “mercato”, con tutte le sue implicazioni sulla vita di ogni giorno: ed è proprio il mercato a “punire” ipotesi di ingovernabilità, anche perché l’Italia, a differenza degli altri Paesi Europei, non si presenta con una classe politica  capace, nonostante le differenze programmatiche, di offrire un sicuro quadro di riferimento per superare la crisi  e consentire di recuperare il deficit di fiducia e  reputazionale, che da anni vive in nostro Paese, grazie anche ai comportamenti, personali e pubblici, tenuti dalla sua classe politica. Ciò impone, e da subito, di ricercare un sicuro quadro di riferimento  in un programma serio di un Governo, anche limitato nel tempo, che si proponga: a) di riformare la legge elettorale; b) di indicare poche e chiare misure per rilanciare il quadro produttivo del Paese (riforma del mercato del lavoro, individuazione di misure agevolative per l’occupazione, riduzione della pressione fiscale e, nel contempo, indicazione di misure chiare e stabili per combattere l’evasione, che non possono essere le limitazioni all’uso del contante, che finirebbero ancor di più per deprimere i consumi); c) di verificare la concreta possibilità  di varare un condono fiscale serio e con efficaci profili sanzionatori nell’ipotesi di inadempimento, senza nascondere a noi stessi che il condono  rappresenta uno strumento immediato per reperire risorse senza ricorrere a nuove tassazioni; d) di indicare linee concrete per lo sviluppo di un’economia sostenibile e l’individuazione di risorse energetiche alternative (assolutamente necessarie dopo il referendum sull’energia nucleare); d) di ridurre davvero i costi della politica, con la riduzione del numero dei Parlamentari, dei Consiglieri Regionali (in tal caso è necessario coinvolgere le Regioni, e ciò presenta un’elevata criticità), di eliminare le Province (dando corso ai provvedimenti già adottati), di  riscrivere le competenze regionali ed eliminare le regioni a statuto speciale (vero e proprio anacronismo storico), e, con molto coraggio, di abrogare la legge per il voto degli italiani residenti all’estero (i cui effetti deleteri sono sotto gli occhi di tutti, anche perché chi vota non condivide alcuna delle difficoltà che vive il nostro Paese) . E’ evidente che questo programma comporta la necessità di un governo che coinvolga le forze più responsabili del Paese, ammesso che ve ne siano. Comunque, resta evidente che il vero sconfitto di queste elezioni è il PD, la sua caparbietà di non utilizzare la forza comunicativa  e di rinnovamento di cui si era fatto portavoce Renzi, con il suo “andare oltre” la tradizione ancora comunista del partito, da cui non è venuta una proposta chiara (le uniche voci in economia sono state quelle di Fassina e della Camusso, con le conseguenze che ne sono derivate). Una sfida che la struttura organizzativa, vecchia ed obsoleta del PD, non ha voluto né accettare né condividere, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Non resta, allora, che sperare in un recupero della saggezza, elemento raro ma che caratterizza le democrazie più mature.

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