De Cataldo e la “possessione” criminale di Roma

De Cataldo e la “possessione” criminale di Roma
di Rosaria Fortuna

Scrivere di “Romanzo Criminale” di Giancarlo De Cataldo a sedici anni dalla sua uscita, dopo il film e la serie televisiva, potrebbe sembrare singolare. Eppure, dopo tutto questo tempo, e ben conoscendo la trama del libro e i quindici anni di storia italiana che il libro racconta, intrecciati con quella della banda criminale più anomala nella storia malavitosa del paese, la seduzione di questo testo è ancora intatta.

Roma è una città complicata, chiusa. Una città dove il Potere e le sue implicazioni fanno da sfondo alla Storia. Qualsiasi autore che non ne conosca l’animo sarcastico, cinico, talvolta greve, difficilmente ne potrebbe ricostruire la struttura lessicale e mentale attraverso un racconto, racconto noto, oltre che criminale. A leggerlo adesso, il vero grande merito di De Cataldo è la ricostruzione linguistica, ricostruzione che viene prima di tutti gli altri elementi letterari, al punto da rendere questo libro il “Romanzo” dei nostri tempi. Questo perché De Cataldo utilizza il romano, come lingua pensata ed agita, all’interno della lingua ufficiale, quella italiana. Un’operazione di travaso necessaria, vista la composizione differente di regioni e di dialetti, composizione che rende gli italiani bilingue dalla nascita, e stranieri per questo tra loro. Un dato che la letteratura da tempo non sottolineava, e che nel caso di un’identità forte e violenta, che è propria di Roma, pone questo libro al di fuori e al di sopra della letteratura di genere. Ci si ritrova ad immaginare luoghi, situazioni, persone, da romani, così da ri/vivere le emozioni a tinte tragiche, insite nella natura stessa di Roma.

Giancarlo De Cataldo
Giancarlo De Cataldo

Questo spiega anche l’anomalia criminale della banda della Magliana, il cui sogno era quello di volere Roma tutta per sé. Non semplicemente per una mera acquisizione di potere e di danaro, ma per una cosa ben più complessa ed ardua: la possessione di Roma stessa. Un sogno eterno, e che è molto di più di un semplice bi/sogno di riscatto sociale, ma che ha  anche a che fare con il libro, corpo letterario da possedere. Perché Roma, come la letteratura, è una città immaginifica, ed è assolutamente incapace di farsi cogliere da chi non ne afferra l’anima antica e pragmatica con lucidità tattica. Da De Cataldo in poi, la costruzione delle storie su Roma, sono state una continua rielaborazione del suo “Romanzo criminale”, sia per esigenze editoriali, Einaudi Stile Libero dall’impianto del libro ha tratto molto altro, sia per ragioni squisitamente letterarie.

In “Romanzo criminale” non esiste nessun intento moralistico, ma la descrizione di un mondo contrapposto, perfettamente simmetrico ed uguale al mondo della legalità degli altri. Un mondo condito dalla noia, dalla mancanza di senso, dal consumismo, consumismo che serve a sanare il gap culturale, raccontato come da secoli i borghesi descrivono e narrano la loro vita, e quella degli altri, attraverso l’arte, la musica, la letteratura, ma come mai prima era accaduto, oggi, in Italia. Non c’è nessuna falla nella scrittura e nessuna finzione, allo stesso modo non ci sono sbavature. E questo permette ancor di più al libro di tenere e di diventare letteratura a tutti gli effetti.

Dal momento della sua nascita, questo libro ha dato vita ad un filone storico criminale, pur mantenendone  il primato. Questo perché i personaggi del libro hanno profondità di azione e autonomia mentale, all’interno del grande gioco del mondo del male, e la simmetria della parola scritta e la simmetria della storia procedono di pari passo. Nessuno più, dopo averlo letto, potrà ragionare in termini morali al cospetto di un criminale, anche per questo tante barriere etiche sono crollate dopo quella banda.Tutte cose che il libro evidenzia. Allo stesso modo, nessuno potrà pensare alle prostitute per scelta in maniera riduttiva, dopo aver incontrato tra le pagine del libro Patrizia, o potrà pensare alla droga come un fatto marginale e distante da sé. E così è ben più che logico che la Roma di Aurelio Picca che è uscito da poco sempre per “Einaudi Stile libero” con “Arsenale di Roma distrutta”, ma anche “L’uomo giusto” di Elena Stancanelli, sempre edito da “Einaudi Stile Libero” ed uscito nel 2011, due libri tra i tanti, siano il naturale prosieguo del romanzo di De Cataldo, romanzo che affonda nella tradizione letteraria e cinematografica italiana. E se da una parte, quando uscì “Romanzo criminale”, il riferimento cinematografico, più facile e felice, sembrava essere “C’era una volta in America” di Sergio Leone,  oggi abbiamo  Stefano Sollima e il suo “Suburra”, ma anche “La Grande bellezza” di Paolo Sorrentino che sono molto prossimi a “Romanzo Criminale”. E questo non può essere frutto di una rielaborazione da letteratura di genere. Del resto, pensare al crimine, solo come una parte malata della realtà è inesatto. Tanta letteratura e tanti personaggi letterari dovrebbero essere in un solo colpo abortiti,  per questa ragione. I cattivi sono sempre più interessanti, gli autori russi prima di tutti ce lo hanno insegnato, e lo studio psicologico che se ne ricava consente di approfondire il reale in maniera più sottile ed umana. Nel frattempo, De Cataldo ha continuato a scrivere e a produrre, ma il suo “Romanzo” è saldamente pezzo letterario e culturale di questo paese. Sia i criminali sia gli scrittori mirano all’assoluto, e per questo vanno incontro e cercano come destino il fallimento, la morte. I personaggi di De Cataldo aspirano ad elevarsi dalla materia, per quanto possa sembrare assurdo, mentre vivono, parlano e si muovono nella stessa Roma pagana, coatta e padrona del mondo di sempre. Nella cui storia riconosciamo la grandezza, ma anche la violenza e la rapina come dati inalienabili in quanto connaturati alla natura umana. La ragione per cui tutti aspirano ad arrivare a Roma per possederla. La ragione per cui la Politica a Roma diventa sovrastruttura e cornice, mentre Roma osserva, da indiscussa capitale d’Italia, come De Cataldo con il suo romanzo continua ancora a raccontarci .Consegnandolo ai posteri insieme alla città eterna.

redazioneIconfronti

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