Mer. Lug 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

De Luca e un’assenza che pesa più di una presenza

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Ingombrante diserzione di Vincenzo De Luca alla processione di San Matteo
di Gigi Casciello

Un’assenza può più di una presenza. A Salerno come poteva passare inosservato che il sindaco Enzo De Luca non fosse lì a seguire la statua di San Matteo, applaudito più del patrono, pronto a salutare tutti, un sorriso per ognuno ed un cenno per ciascuno? Si deve oggettivamente a questa manifestazione di potere, provinciale ma non autoreferenziale, se la festa di San Matteo è tornata ad essere un evento di identità comunitaria. De Luca non ha mai delegato, mai un passo indietro. E quando sindaco non era stava sempre lì, solo qualche decina di metri indietro a Mario De Biase che ne aveva preso il posto a Palazzo di Città: distinti e distanti per affermare una diversità che non sfuggiva al popolo plaudente ed organizzato perché naturalmente la claque era anche ben distribuita lungo il percorso.
Una vanità che De Luca non ha nemmeno mai nascosto e figurarsi se poteva bastare un malore, un giramento di testa, magari un calo di pressione per metterlo fuori causa, per fargli rinunciare al suo posto dietro al Santo. E chi immagina che questa assenza sia il segno di un declino, di un’inattesa arrendevolezza non conosce l’uomo ed ancor meno la politica. Almeno non quella di queste parti, periferia di un impero (quello dei partiti) comunque in declino. Piuttosto a De Luca ieri sarà girato ben altro che la testa quando l’arcivescovo Luigi Moretti si è lanciato in un’intemerata verso la politica ed il crollo del senso del senso religioso della festa di San Matteo. Ed ecco pronta la risposta, un coupe de theatre con il quale un risultato De Luca lo ha comunque raggiunto: di chi c’era, tra improbabili autorità e cortigiani di fine impero, non si è accorto nessuno e persino la processione è sembrata meno gioiosa.
Il punto piuttosto è un altro, che ne dica il Vescovo e ne pensino gli immancabili moralisti che, avvertendo che qualcosa potrebbe cambiare negli equilibri di Palazzo, sono già pronti a saltare giù dalla nave. Gli stessi, per intenderci, che pasteggerebbero a caviale e champagne se Piazza della Libertà crollasse davvero perché chi afferma una maniacale presunta politica ambientalista (che poi difende sempre altri interessi) adora le macerie, fino ad un malato godimento. Il punto è che il senso religioso della festa di San Matteo, così come di quella di qualsiasi altro patrono in qualunque altra città soprattutto meridionale, non si recupera demonizzando la politica e limitando la rappresentazione del potere. E’ solo un’educazione all’autenticità della fede in Cristo che può salvare il senso della tradizione cristiana delle nostre comunità. È solo nella testimonianza di una Chiesa che non insegua il barocchismo celebrativo o la competizione con il potere laico ma piuttosto la testimonianza di un evento che ha cambiato la storia ed il destino degli uomini: la nascita, la morte e la resurrezione di Cristo. Il resto è poca roba, pettegolezzo di provincia, esibizionismo inconcludente, moralismo senza speranza. Ecco perché, qualunque cosa gli sia girato, la testa o altro, anche ieri ha avuto ragione Enzo De Luca con un’assenza che ha pesato più di una presenza nel vuoto della politica. E non solo.

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