De Luca, Errani e il garantismo Pd

De Luca, Errani e il garantismo Pd
di Andrea Manzi
Andrea Manzi
Andrea Manzi

Vasco Errani è innocente così come è innocente Vincenzo De Luca. Non sono, infatti, condannati con pronuncia definitiva e la loro presunzione di non colpevolezza è “protetta” dall’ordinamento giuridico che tutela i diritti e le libertà fondamentali dagli abusi di chi gestisce il potere. Questa concezione, ben nota come garantismo, è una colonna del liberalismo, qualifica lo stato di diritto e rende i cittadini uguali davanti alla legge. Proprio su quest’ultimo punto, però, sovviene qualche perplessità di fronte all’ambivalente valutazione che il Pd renziano fa del garantismo. Ci riferiamo, in particolare, all’invito rivolto al presidente della Regione Emilia Romagna a restare al suo posto, dopo l’annuncio delle dimissioni seguite alla condanna in Appello ad un anno di reclusione per presunti favori al fratello imprenditore, e ci riferiamo altresì al sibillino silenzio sui guai giudiziari del sindaco di Salerno (per il Crescent è dell’altro giorno la richiesta di dibattimento), il quale da mesi manifesta l’intenzione di  candidarsi a presidente della Regione Campania. Il Pd ultratollerante con Erbani e De Luca è lo stesso partito che, poche settimane fa, non ha avuto pietà per il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul Mose, o per Francantonio Genovese, deputato siciliano incappato in un altro guaio serio.

Se il pre-giudizio prevale anche per una volta soltanto sul garantismo, siamo fuori dalla cultura dello stato di diritto perché un principio stabilito a tutela di tutti determinerebbe arbitrarie assoluzioni o condanne preventive. Di fronte ad alcuni casi, è vero, viene da giurare sull’innocenza di taluno mentre per altri, a causa dello stesso intuitivo motivo capovolto, si è certi della responsabilità. Portando però all’esterno tali convinzioni e legando ad esse conseguenze rilevanti, oltre a negare il garantismo, si frantuma il principio di legalità, che ammette sì l’esercizio discrezionale del potere ma non anche quello arbitrario.

Non intendiamo discutere della coerenza etica del Pd di Renzi, che è liberissimo di darsi, con la nuova maggioranza, le regole in cui crede. Deve però trattarsi di regole, cioè di principi validi per tutti gli iscritti. Potrebbe stabilire, finanche, che il garantismo non valga più e che anche in assenza di condanna definitiva si vada a casa. L’unica cosa che il Pd non può fare, se conferma anche al suo interno le regole democratiche e liberali alle quali si ispira la nostra Costituzione, è che il garantismo valga per uno e non per l’altro a seconda delle convenienze, facendo diventare questo principio una tenda distesa sotto il vento che si gonfia o si sgonfia a seconda di chi vi si accosti.

redazioneIconfronti

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