De Luca, la forza del declino

De Luca, la forza del declino
di Andrea Manzi
De Luca con Matteo Renzi
De Luca con Matteo Renzi

Non meraviglia il rapido corrompimento dell’immagine di Vincenzo De Luca. Se il potere personale è costruito sulla grinta amministrativa platealmente esibita, sul proclama permanente, sull’antagonismo e la collisione con avversari cercati preferibilmente all’interno dell’area politica di appartenenza, i risultati non possono che essere disastrosi. Tuttavia, la motivazione della sua esclusione dall’albo dei sindaci più graditi d’Italia, fornita da Datamedia, lascia molto perplessi. Non sarebbe stato rilevato il gradimento del primo cittadino di Salerno, spiega la società di ricerca, perché egli è stato ritenuto, al momento del rilevamento, vice ministro e non più sindaco, quindi fuori dell’area di indagine. Una tesi che spaccia il verosimile per vero e altera la classifica nella quale il sindaco di Salerno in passato ha fatto faville. Un istituto accreditato come Datamedia non può presumere che un sindaco divenuto vice ministro sia da considerare automaticamente dimesso. Certo, la norma prevede, sofismi a parte, che si scelga per una poltrona o per l’altra, ma è anche vero che l’ubiquo eroe salernitano è diventato famoso proprio per la bilocazione del suo fondoschiena, saldamente ancorato a due poltrone, con l’obiettivo di conquistarne una terza al vertice della Regione Campania, lasciando magari quella civica in eredità familiare. Obiettivo perseguito con cinica determinazione, privando per mesi il governo di un componente e la città di Salerno di un sindaco (a tempo pieno). Su questo equivoco, spacciato per diritto nonostante le pronunce dell’Antitrust e del giudice civile, è iniziata la rovinosa decadenza del sindaco “patrono” della città, protagonista incontrastato della “festa mobile” del 21 settembre che tanto turba, per la sua involuzione, l’attento vescovo Moretti (e, forse, dall’alto, anche il detronizzato san Matteo).

Il discorso sarebbe monco, però, se si fermasse al vuoto lasciato da De Luca in classifica e alla frustrazione di non poter conoscere il suo gradimento attuale. È una vicenda amara, questa di De Luca, di conio tardo-democratico, destinata a un rapido epilogo, a meno che la Corte d’Appello non scelga di trasformarsi nella provvidenziale “corte del miracolo” tanto atteso, ribaltando la decisione del primo giudizio sulla certificata decadenza. Altre vie d’uscita non se ne vedono. Sono evaporate le possibilità di candidatura del sindaco alla Regione per oggettivo scadimento del suo appeal e anche per le accumulate pendenze giudiziarie che, di questi tempi, non lasciano prevedere sconti per alcuno. E Matteo Renzi, scelto come àncora di salvezza, si è poi mostrato esitante e, alla fine, non ha mosso un dito per il suo nuovo amico in difficoltà. Il tramonto del sindaco appare pertanto malinconico e inarrestabile.

I processi ai simboli declinanti costituiscono una diffusa tentazione civica e, in questi giorni del crepuscolo deluchiano, a Salerno sono già nell’aria. Non serve però a nulla celebrarli, perché sono i regimi, non le democrazie, a contare le colpe degli sconfitti. Occorre, invece, favorire l’impegno di persone libere e competenti e rianimare la libertà sopita, cancellando il leaderismo sudamericano a lungo subìto come utile male. All’elaborazione del passato penseranno poi i saggisti e gli storici, ma a loro potrebbero dare una mano anche la creatività artistica e – perché no? – il teatro, riproponendo, per possibili identificazioni, “La maschera e il volto” di Luigi Chiarelli, il testo-manifesto che scardinò, agli albori degli anni ‘20 del secolo scorso, la commedia borghese e segnò la nascita, in Italia, del “grottesco”. Purtroppo, nella città di De Luca, al momento, nemmeno tale operazione appare possibile, perché la super finanziata sperimentazione teatrale, che vive in un’inospitale sala (semi)vuota, è anch’essa un’attività senz’anima, calata dall’alto e, per giunta, affidata a mercanti e hobbisti.

 

redazioneIconfronti

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