De Luca, l’insostenibile sfida del nepotismo

De Luca, l’insostenibile sfida del nepotismo
di Andrea Manzi
Il governatore Vincenzo De Luca tra i due figli
Il governatore Vincenzo De Luca tra i due figli

Vincenzo De Luca, che ha dimostrato negli ultimi due anni di essere molto più forte delle leggi e di quanti avrebbero dovuto fargliele rispettare, è attaccato in queste ore dal centrodestra per l’ulteriore obiettivo che si è dato, lanciare i due figli verso i piani alti di quel che resta della politica. Le levate di scudi, rinfocolate per un’apparizione del papà coi pargoli, insieme in una affollata manifestazione dell’Ance, appaiono quanto meno intempestive oltre che improbabili, dal momento che la gestione privatistica e lobbistica della politica salernitana (e ora campana), che stringe le comunità in una asfissiante rete di compromissioni, non poteva che sfociare nella più elementare – ed anche umana – delle tentazioni: dare una continuità alla suggestione dell’onnipotenza, tentando un’espansione del potere e dell’influenza oltre il tempo oggettivamente troppo limitato di una sola vita.

In una realtà così depressa, qual è quella salernitana, nella quale l’unica aspirazione evidente che si coglie sulla faccia della gente, soprattutto nelle periferie, è quella all’assistenza e al conforto dell’intervento pubblico, De Luca beneficia della delega estrema che la società del rischio gli ha conferito, vale a dire la richiesta di trasformare l’attesa passiva della catastrofe in un estremo salvataggio. Si vive, ormai, una condizione nella quale non c’è alcun tasso di politicità nei mandati conferiti all’(ex) sindaco più longevo della storia salernitana, ma soltanto la richiesta disperata di un passepartout per una sorta di accesso ai viveri. Un modo per non farsi aggredire dal tempo, ma di potergli andare incontro.

Molto strano che il centrodestra si accorga ora della escalation familistico-amorale di De Luca, per anni eletto a modello e simbolo dal berlusconismo casereccio, nonostante la sua illiberalità. Le ultime campagne elettorali comunali hanno visto i leader del Pdl (da Verdini a Schifani, al “fido” Cosentino, fino a Lettieri) tessere gli elogi di De Luca anziché del candidato di destra. Le comiche. In effetti, il sindaco sceriffo è stato ammirato ed esibito proprio della parte che avrebbe dovuto difendere e sostenere i principi liberali contro l’arcaicità di una sinistra trafficona dedita alle faide interne, alle saldature pericolose con le società di confine (anche criminale) e alla più spregiudicata politica di contiguità con palazzinari e cementificatori. Ora, in un clima elettorale surreale, con un centrodestra che ha preparato a De Luca e al dopo-De Luca il più ricco regalo elettorale, infiocchettato da una pletora di candidati suicidi, si libera qualche lacrimuccia da coccodrillo e stentoree urla di circostanza sul progetto familiare del rais, che è la conseguenza dello strapotere concessogli anche da parte di chi doveva politicamente avversarlo e combatterlo.

Gli attacchi strombazzati sui giornali di oggi appaiono, inoltre, ancora più surreali perché espressi da mesti ufficiali di un esercito politico sgangherato e indirizzati contro due rampolli coccolati che, al di là del tracotante nepotismo paterno, appaiono addirittura più presentabili dei loro detrattori.

redazioneIconfronti

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