De Luca non gestisca la cultura secondo il modello Salerno

De Luca non gestisca la cultura secondo il modello Salerno
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

C’è in questi giorni su un autorevole quotidiano campano una discussione dai toni abbastanza polemici sulla mancata designazione da parte del nuovo Governatore di un assessore regionale alla Cultura. Molti intellettuali hanno biasimato la cosa osservando che i beni culturali e le tante istituzioni preposte ad essi, non possono mancare di un riferimento certo. Sia per i complessi rapporti col Ministero competente sia per i tanti livelli politici e amministrativi distribuiti sul territorio, un responsabile che non sia lo stesso Governatore sarebbe dunque più che necessario. Un solo consigliere senza particolari responsabilità, insomma, non sarebbe sufficiente. Credo che tutto questo sia vero anche se c’è da far notare che nonostante in tutti questi anni un assessore con tali deleghe c’è stato eccome, nessuno se ne sia accorto. Con le giunte Bassolino, in verità, qualcosa si è fatto; con Caldoro, invece, si è ritornato a navigare a vista privilegiando rendite di posizione senza incidere con decisione su un reale cambio di passo. Infatti, come tacere che ha tollerato per anni, per fare solo un esempio, uno stesso direttore artistico sia per lo Stabile sia per il “Napoli Teatro Festival”. Uno scandalo con pochi precedenti. Ora, De Luca sembra, almeno dai suoi primi segnali e delegando a sé il settore, di non aver bene inteso che cosa possono rappresentare per la nostra martoriata regione il governo e l’amministrazione dei beni culturali. Patrimonio inestimabile che non può essere seguito a tempo perso ma che merita un’attenzione continua perché semplicemente può rappresentare uno degli elementi di spicco per il rilancio dell’intera regione. Detto questo, penso che non ci si debba meravigliare più di tanto vista l’enorme confusione in cui è vissuto il settore “Cultura” a Salerno nei vent’anni e passa in cui è stato sindaco della città. Ha delegato e messo nei posti chiave persone completamente inefficaci. Durante il suo sindacato si è passati così da De Berardinis, al premio Charlot, dalla musica antica al repertorio tradizionale lirico, dal teatro contemporaneo e dalle mostre su grandi protagonisti dell’arte visiva del novecento alle luminarie, dalle architetture moderniste ai film natalizi. Insomma, un’insalata mista senza capo né coda. Dove chi riusciva appena appena a suggestionare il grande capo diventava in breve tempo un guru assoluto da seguire con determinazione. Un disastro che ha determinato nel tempo uno sciupio enorme di risorse senza realizzare alcunché. Cantieri infiniti, un cartellone lirico passatista e senza rischi, niente mostre, pochi concerti, una impressionante latitanza di teatro contemporaneo, e, ciliegina sulla torta, un’assoluta incapacità di programmazione che potesse proiettare davvero Salerno sulla scena nazionale.

 

redazioneIconfronti

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