Dom. Giu 16th, 2019

I Confronti

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De Magistris sente profumo di elezioni e fa il Masaniello del Sud

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I partiti sono previsti dalla Costituzione e sono da salvare, ma per farlo è necessario che i partiti stessi, anche il Pd, accettino l'aiuto di movimenti e sindaci per coagulare le forze migliori che vogliono il cambiamento; altrimenti, con una somma algebrica di sigle, «non si va da nessuna parte». Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, all'indomani dell'annuncio della nascita a breve del movimento Arancione, avvia dalla Calabria i primi contatti con i suoi colleghi e li invita a fare rete. L'occasione è stata fornita da un dibattito organizzato dal laboratorio politico Azimut 360. Insieme a De Magistris si sono ritrovati i sindaci di Lamezia, Gianni Speranza, di Rosarno, Elisabetta Tripodi, di Riace, Domenico Lucano, di Torre di Ruggiero, Giuseppe Pitaro, e Salvatore Scalzo, candidato sindaco di Catanzaro alle amministrative del maggio scorso e tra i promotori del movimento Azimut. Il sindaco di Napoli ha sostenuto che «è importante, soprattutto nel sud, fare rete e parlare un linguaggio credibile. Dobbiamo organizzare le persone migliori e iniziare la riscossa con parole semplici, giustizia sociale, solidarietà, uguaglianza, e puntare sui giovani. Con una somma algebrica di sigle non si va da nessuna parte. Ne usciamo solo se si prende la parte migliore dei partiti, quella che vuole cambiare, mettendo insieme movimenti e sindaci. Di fronte a operazioni algebriche la faccia non ce la metto». Un'analisi condivisa dagli altri partecipanti che hanno portato un contributo sulla loro esperienza in alcune delle realtà più difficili della Calabria. Per Speranza, secondo il quale la Regione guidata dal centrodestra, «è un buco nero della democrazia», il discorso «sui sindaci che vogliono mettere la faccia su un progetto di rinnovamento per fare vincere il centrosinistra e' più importante dei rimbombi tra il Pd e Di Pietro che vediamo sui giornali». Elisabetta Tripodi ha rimarcato che la più grande emergenza «è quella del lavoro perché crea il bisogno e quindi la possibilità delle clientele che impediscono il libero consenso. Ha senso fare politica se la si fa per essere al servizio degli altri». «Ci aggrappiamo - ha detto Pitaro - alla rete lanciata da De Magistris. I partiti devono rivedere se stessi con facce nuove e credibili». Un concetto ripreso da Scalzo, che ha sostenuto «che chi ha fatto politica per decenni è giusto che lasci per favorire il ricambio. I partiti da soli non bastano. Serve un circuito virtuoso fuori ed al loro interno per aiutarli perché devono funzionare, in maniera democratica innanzi tutto».

I partiti sono previsti dalla Costituzione e sono da salvare, ma per farlo è necessario che i partiti stessi, anche il Pd, accettino l’aiuto di movimenti e sindaci per coagulare le forze migliori che vogliono il cambiamento; altrimenti, con una somma algebrica di sigle, «non si va da nessuna parte». Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (foto), all’indomani dell’annuncio della nascita a breve del movimento Arancione, avvia dalla Calabria i primi contatti con i suoi colleghi e li invita a fare rete. L’occasione è stata fornita da un dibattito organizzato dal laboratorio politico Azimut 360. Insieme a De Magistris si sono ritrovati i sindaci di Lamezia, Gianni Speranza, di Rosarno, Elisabetta Tripodi, di Riace, Domenico Lucano, di Torre di Ruggiero, Giuseppe Pitaro, e Salvatore Scalzo, candidato sindaco di Catanzaro alle amministrative del maggio scorso e tra i promotori del movimento Azimut. Il sindaco di Napoli ha sostenuto che «è importante, soprattutto nel sud, fare rete e parlare un linguaggio credibile. Dobbiamo organizzare le persone migliori e iniziare la riscossa con parole semplici, giustizia sociale, solidarietà, uguaglianza, e puntare sui giovani. Con una somma algebrica di sigle non si va da nessuna parte. Ne usciamo solo se si prende la parte migliore dei partiti, quella che vuole cambiare, mettendo insieme movimenti e sindaci. Di fronte a operazioni algebriche la faccia non ce la metto». Un’analisi condivisa dagli altri partecipanti che hanno portato un contributo sulla loro esperienza in alcune delle realtà più difficili della Calabria. Per Speranza, secondo il quale la Regione guidata dal centrodestra, «è un buco nero della democrazia», il discorso «sui sindaci che vogliono mettere la faccia su un progetto di rinnovamento per fare vincere il centrosinistra e’ più importante dei rimbombi tra il Pd e Di Pietro che vediamo sui giornali». Elisabetta Tripodi ha rimarcato che la più grande emergenza «è quella del lavoro perché crea il bisogno e quindi la possibilità delle clientele che impediscono il libero consenso. Ha senso fare politica se la si fa per essere al servizio degli altri». «Ci aggrappiamo – ha detto Pitaro – alla rete lanciata da De Magistris. I partiti devono rivedere se stessi con facce nuove e credibili». Un concetto ripreso da Scalzo, che ha sostenuto «che chi ha fatto politica per decenni è giusto che lasci per favorire il ricambio. I partiti da soli non bastano. Serve un circuito virtuoso fuori ed al loro interno per aiutarli perché devono funzionare, in maniera democratica innanzi tutto».

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