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Deiulemar come la Parmalat: nove arresti per il megacrac

Deiulemar come la Parmalat: nove arresti per il megacrac

E venne il giorno degli arresti per la Deiulemar di Torre del Greco in provincia di Napoli, un crac che ricorda quello della Parmalat per gli effetti devastanti sui risparmiatori.
I Finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, a seguito degli sviluppi investigativi relativi alla bancarotta della società di navigazione Deiulemar, sotto il coordinamento della Procura di Torre Annunziata hanno eseguito questa mattina nove arresti e il sequestro di beni per un valore di circa 323 milioni di euro. I reati, ipotizzati a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, infedele dichiarazione dei redditi, riciclaggio e raccolta abusiva del risparmio.
Sono stati posti sotto sequestro motonavi, partecipazioni societarie e beni immobili e scaturiscono dall’attività investigativa relativa alla bancarotta della compagnia armatrice. Circa 13.000 i risparmiatori danneggiati che avevano investito nelle obbligazioni della società.
La vicenda Deiulemar è esplosa nel gennaio scorso quando alcuni risparmiatori recatisi negli uffici della Deiulemar a riscuotere le cedole per i prestiti obbligazionari contratti, piccole porzioni di interessi sul capitale, tornaromno a casa a mani vuote. La voce, immediatamente circola in città. La sera stessa circa trecento persone “invasero” la sede della Deiulemar per avere chiarezza e soprattutto rassicurazione sui propri risparmi. 
Rassicurazioni che la società torrese non mancò di dare ma nei giorni successivi la situazione precipita: i pagamenti promessi non vengono fatti e la tensione tra le oltre tredicimila famiglie che hanno investito nella Deiulemar sale alle stesse. Viene organizzata un’assemblea pubblica che si svolge all’Hotel Sakura alla fine di gennaio. Il comandante Iuliano, storico volto della società, che morirà per un infarto qualche mese dopo, rassicura tutti ed alla fine crolla ed esplode in lacrime gridando: tutti avranno i propri soldi.  Piange, si commuove, si arrabbia quando prova a tranquillizzare i risparmiatori gridando: tutti avranno i propri soldi.
A febbraio viene nominato come amministratore l’avvocato romano Roberto Maviglia,  che decide di effettuare subito l’entità del debito nei confronti dei risparmiatori: ne esce una cifra da capogiro, quasi novecento milioni di euro.
Ce ne è abbastanza perché la Procura di Torre Annunziata apra un’inchiesta e chiede al Tribunale il fallimento della Deiulemar. La società fallisce il 2 maggio scorso, ai risparmiatori non resta comunque che iscriversi al passivo per la verifica del cui ammontare è stata convocata un’udienza ad ottobre.
Poi gli arresti di questa mattina. Un’onta che  solo la morte ha risparmiato al capitano Iuliano, anima della Deiulemar.  E la morte copre tutto, anche i paragoni con Callisto Tanzi.

Le indagini. Delle nove persone arrestate nell’ambito dell’indagine sul crac della Deiulemar Compagnia di Navigazione cinque sono finite in carcere mentre ad altre quattro sono stati concessi gli arresti domiciliari. L’operazione e’ stata denominata “Il Mondo di Oz” in considerazione, si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata “della dichiarata ignoranza della pur notoria attività di raccolta abusiva del risparmio da parte di molti soggetti escussi”. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nei confronti di Angelo Della Gatta, 47 anni; Pasquale Della Gatta, 49 anni; Micaela Della Gatta, 42 anni; Giovanna Iuliano, 45 anni e Leonardo Lembo, di 46 anni. I domiciliari sono stati concessi a Luigia Maria Lembo, 83 anni (vedova di Michele Iuliano); Lucia Boccia, 75 anni; Giuseppe Lembo, 75 anni; e Filippo Lembo, di 38 anni.
Per la vedova di Iuliano le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, raccolta abusiva di risparmio, riciclaggio e infedele dichiarazione dei redditi. Il gruppo armatoriale ha emesso una sorta di obbligazioni, sviluppando un sistema di ‘caratura’, cioè di acquisto dei piccoli azionisti di un pezzo di compagnia, promettendo interessi alti e per un certo periodo di tempo garantendoli, è nata dall’indagine su un altra compagnia in difficoltà, la Di Maio lines; alcuni obbligazionisti di questa lo erano anche della Deiulemar. Ci sono state poi anche due denunce su anomalie nei prestiti obligazionari, che erano descritti come personali dell’amministratore pro-tempore. Denunce, spiega il procuratore Raffaele Marino in una nota, che in realtà erano un tentativo dei responsabili del dissesto finanziario di mascherare il coinvolgimento delle tre famiglie nell’attivita’ fraudolenta. Inoltre, dopo le prime mosse dell’iter giudiziario di fallimento della compagnia armatrice, oltre alle manifestazioni ai cancelli dell’abitazione di Iuliano, 180 risparmiatori presentarono esposti.
Due le verifiche fiscali fatte dai finanzieri, una alla Deiulemar di navigazione spa e una alla Deiulemar shipping spa, con le prime denunce per Giuseppe Lembo e la moglie per infedele dichiarazione dei redditi e Michele Iuliano e la moglie per truffa. Tra società ‘filtro’ soprattutto estere, fiduciarie e trust, dal 2005 la Deiulemar compagnia di navigazione spa, con un debito non più estinguibile, cedette la flotta alla Deiulermar shipping e le partecipazioni di questa vennero ‘girate’ a controllate estere; in parallelo, i fondi raccolti dalle tre famiglie, centinaia di milioni, già dal 2004 non erano immessi nella gestione della società che li raccoglieva, ma servivano solo a pagare gli interessi. Il debito verso i risparmiatori ricostruito dalla finanza ammonta a oltre 853 milioni. L’utile prodotto dalla flotta attraverso i servizi di linea è stato portato all’estero attraverso una società lussemburghese, la Poseidon sa, e altre tre satelliti di questa. Gli schermi giuridici costruiti a tavolino attraverso trust esteri (a Malta, in Protogallo, nell’Irlanda, oltre che in Lussemburgo) per svuotare le casse della compagnia coinvolgono i figli dei soci fondatori, anche loro destinatari di misure restrittive. La Deiulemar viene dichiarata fallita il 2 maggio 2012. Due mesi dopo, la procura riesce a chiudere l’indagine e a recuperare oltre 300milioni di euro per tutelare i risparmiatori. Sinora, in 1800 hanno presentato denunce.

 

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