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Deluchismo e cemento

Deluchismo e cemento
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

È stato molto interessante, per me, leggere sulla stampa nazionale ciò che autorevoli firme hanno scritto, in questi ultimi tempi, sul “deluchismo”. Ognuno ha cercato di spiegare a suo modo questo fenomeno che da locale, dopo le ultime primarie vinte, sta prendendo il largo ben oltre le mura della città. Da ultimo, Marco Damilano sull’Espresso ha dedicato al nostro ex-primocittadino e al suo governo ultra decennale un’analisi attenta e ben documentata. Sopravvissuto ad ogni rottamazione, De Luca continua a mietere fiducia tra i salernitani che vedono in lui un padre-padrone necessario per cercare di andare avanti in una regione difficile come la Campania, seconda in Italia per numero di abitanti, e penultima nella classifica per ricchezza pro-capite. Questi sguardi esterni sono molto utili e li consiglierei a tutti i salernitani perché, a volte, sono l’unico modo realmente efficace per capire profondamente la realtà in cui si è immersi. Detto questo, e ben consapevole di quanto sarà, invece, partigiana la mia analisi, cercherò di dire ora qualcosa sul deluchismo nel campo della cultura. L’amministrazione cominciò, in questo settore, molto bene chiamando come assessore al ramo uno storico della filosofia come Pino Cantillo. C’era, palpabile, un’aria di cambiamento. Altri intellettuali ed esperti economisti furono chiamati a reggere assessorati di peso. Fu messo mano al risanamento del centro storico abbandonato da anni. Alcune grandi mostre su grandi artisti riaccesero i riflettori sulla città per un possibile nuovo “Rinascimento”. Purtroppo, la luna di miele durò poco. Molti protagonisti di quella prima stagione, presto lasciarono gli incarichi. A questa vistosa apertura di credito verso la cultura, si contrappose ben presto uno sguardo molto più interessato e strategico sullo sviluppo della città che andava nella direzione di grandi progetti e opere pubbliche che avrebbero radicalmente cambiato il volto della città per i prossimi decenni. Opere in parte già programmate dalla precedente giunta a guida socialista divennero il fulcro della nuova azione amministrativa. Il resto è sotto gli occhi di tutti. Tanto cemento, forse troppo, ha invaso la città. Le opere, quasi tutte incompiute, stanno a testimoniarci uno slancio titanico non sempre giustificato dalle possibilità della città. Un titanismo d’altri tempi che in cerca di primati in tutti i campi ha gettato la città in conflitti permanenti con le realtà urbane circostanti. Tali conflitti hanno, col tempo, anche determinato un imbarazzante isolamento della nostra comunità. Ci troviamo adesso a fare i conti con risorse che non riescono a completare e a mantenere quello che è stato impropriamente messo in campo. Ecco allora, il senso profondo della scalata al governo della regione. In questo modo, si pensa, arriveranno finalmente le risorse necessarie per completare il grande disegno urbanistico. Auguriamocelo. Nel frattempo, continuiamo ad affidarci alle note di una stagione lirica sempre più stanca e priva d’idee e alle luci d’artista che d’artistico hanno sempre meno.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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