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Delude Mitt Romney, applausi solo per l’attacco a Obama

Delude Mitt Romney, applausi solo per l’attacco a Obama
di Vincenzo Pascale (da N.Y. City)

È stata la serata di Mitt Romney, il candidato repubblicano alla Presidenza USA. Tutti i media americani e le migliaia di giornalisti accorsi da tutto il mondo si aspettavano un candidato capace di elettrizzare la platea e creare un’onda emotiva in grado di portare la coppia presidenziale Romney-Ryan alle elezioni presidenziali di novembre. Invece hanno ascoltato un candidato legnoso, incapace di scuotere profondamente i sentimenti di una platea politica profondamente conservatrice e avversa a ogni politica sociale di Obama. Due i capisaldi del discorso di Romney: la creazione di 12 milioni di posti di lavoro nel corso del suo mandato elettorale ed un abbassammento delle tasse attraverso la riduzione del 20% dello stato sociale. Propositi presentati senza specificare le modalità di attuazione di tale programma politico. Duri gli affondi contro il Presidente Obama, mai attaccato come persona, ma come esponente di una cordata politica che mira a rendere l’America un Paese socialista aumentando vertigionosamente la spesa pubblica. Su questo versante politico, Romney è riuscito a scuotere la platea e la base repubblicana profondamente avversa alla politica economica di Obama. Pochi gli accenni alla politica estera, se non un vago riferimento ad un richiamo alla Cina, a mantenere un’equa politica monetaria nei confronti degli USA, nessun accenno alla riduzione delle spese militari che rappresentano una consistente spesa del bilancio statale. Ma su questo tema, entrambi i partiti si tengono lontano dal discuterne: le spese militari sono fuori dalla agenda politica di entrambi gli schieramenti che preferiscono limare altri capitol di spesa pubblica. Insomma, un candidato alla Presidenza USA ancora alla ricerca di una sintonia emozionale con l’elettorato americano indeciso e deluso dalla politica economica di Obama ma ancora non pronto a sostenere l’agenda politica del Partito repubblicano ostaggio dei gruppi fondamentalisti cristiani. Gruppi, questi ultimi, incapaci di valutare senza miopie ideologiche che la crisi politica e di leadership americana è parte di un modello di sviluppo da riconsiderare.

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