Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Cultura » Democratizziamo il sex symbol? Ma non scherziamo

Democratizziamo il sex symbol? Ma non scherziamo

Democratizziamo il sex symbol? Ma non scherziamo
di Rosaria Fortuna
Nell’era del populismo spinto, in cui viviamo, assistiamo al ribaltamento di qualsiasi regola, soprattutto  estetica.
Ogni giorno il nostro panorama conoscitivo si allarga, si restringe, al punto da dover fare i conti anche con la rottamazione dei sex symbol. L’argomento non è peregrino, né  è argomento  da ombrellone,  come la stagione farebbe pensare, ma  è frutto di una lenta trasformazione dello spazio per il desiderio, e della avanzata dell’ordinario, e del rozzo, come nuovo parametro con cui fare i conti. A mano a mano che gli uomini si sono allontanati dalla deità, la realtà, quella di tutti, quella che tarpa le ali all’immaginazione, prende sempre più  le forme del quotidiano “truzzo”. Quotidiano  “truzzo” che una volta rifuggivamo, ma che adesso permea pure i sex symbol.
Chi è il sex symbol? Il sexy simbolo è  un personaggio famoso, maschile o femminile, che in virtù di doti non comuni di fascino e grazie alla prestanza fisica riesce ad attrarre, sessualmente, chiunque. Praticamente se utilizziamo l’Arte come parametro, i sex symbol sono il David o i Bronzi di Riace, senza piedistallo, la Primavera o la Maja desnuda, senza cornice, a spasso tra noi.  Il termine sex symbol entrò in uso a partire dal 1911 con l’avvento dell’industria cinematografica in America. All’epoca il cinema era muto e il corpo serviva doppiamente ad un attore. La prestanza fisica e la capacità  di sedurre diventarono requisiti irrinunciabili in mancanza di voce, così la capacità di non essere rappresentazione dell’ordinario. Praticamente gli attori divennero opere di carne, consentendo a tutti di avvicinarsi non solo all’arte, ma anche alla bellezza, e diedero a chi governava la possibilità di imporre modelli sociali.
Rodolfo Valentino

Rodolfo Valentino

Pola Negri e Rodolfo Valentino furono i sex symbol, tra i più  famosi di quegli anni. L’avvento del sonoro determinò  la nascita di nuovi sex symbol. Gli Anni ’40, ’50  ‘60 sono ricchi di uomini e donne diventati oggetti di desiderio da Marilyn Monroe, a Audrey Hepburn, a James Dean, a Marlon Brando, a Ava Garden, a Sean Connery, a Paul Newman. Il cinema e il suo essere magia alla portata di chiunque, servì agli americani per esportare democrazia, insieme al Piano Marshall, come ci ha raccontato Gore Vidal nella sua autobiografia “Palinsesto”, Fazi editore. Gore Vidal era nipote del senatore T.P. Gore, Al  Gore è suo cugino e proprio per non sovrapporsi alla famiglia Gore, Vidal prese come pre nome il cognome, da qui Gore Vidal. Una parte piuttosto interessante del bellissimo libro è dedicata proprio al periodo in cui Gore Vidal lavorò ad Hollywood, e agli  incontri con Tennessee Williams, Paul Newman e Joanne Woodward, Jack Kerouac, Anaïs Nin, “Facevo autostop fino ad Hollywood e poi vagavo per gli studios, un fascino infinito” scrive Gore Vidal. Lo stesso fascino che subì Oriana Fallaci, che a Hollywood andò  con le sorelle Scicolone. Sophia Loren era di casa, visto che lei stessa era un sex symbol, e di cui ci ha raccontato ne “I setti peccati di Hollywood”, uno dei suoi libri meno noti, ma più belli, proprio perché, allo stesso modo di Gore Vidal, anche lei ci restituisce la centralità del cinema per la creazione di un’identità differente, e cioè  americana e globalizzata, attraverso i sex symbol.
Con gli anni la moda, ma anche lo sport contribuirono a creare nuovi sex symbol, anzi le modelle e gli sportivi diventarono le nuove deità  con cui fare i conti. In Italia lo scrittore che meglio ha raccontato il sex symbol durante la sua ascesa in America è stato Vitaliano Brancati, che ne ha evidenziato la fragilità e l’androginia, una dimensione  che deriva proprio dal fatto che il sex symbol è desiderio condiviso. Tale desiderio porterà  agli androgeni de “Il cacciatore di androidi” di Philip Dick, diventati a cinema con Ridley Scott  “Blade Runner”, fino a farci approdare ai metrosexual, sex symbol privi di connotazioni di genere, di cui il calciatore David Beckham è l’esponente più famoso.  Ai personaggi di Brancati, a cinema, diede forma il sex symbol italiano Marcello Mastroianni, con quell’indolenza pigra e un po’ sorniona, da felide, pronto ad agguantare la presa con calma, mai smargiasso, come s’impone ad un vero sex symbol.

I sex symbol, a mano a mano che la democrazia si diffondeva, si sono sovrapposti ai pirati, agli aviatori, tipici ed evoluti principi azzurri di quella che una volta veniva definita letteratura per signorine che in Delly, il nom de plume di Jeanne- Marie Petitjean de la Rosière e di suo fratello, Frédéric, Liala e Barbara Cartland, trovava le sue penne migliori e più  popolari. Penne che rappresentavano la risposta letteraria, europea e femminile, al sex symbol americano, un argine a quella che appariva sempre più come una massificazione del desiderio. Malgrado gli argini letterari, il cui scopo era quello di rivestire queste canottiere diventate da sogno, con Marlon Brando soprattutto, oggi ci sono rimaste le canottiere. Canottiere sdoganate anche dai politici, politici desiderosi di diventare sex symbol all’interno dei loro piccoli paesi, piuttosto che visionari creatori di nuovi mondi. È così  i nostrani sex symbol sono deprivati di quell’allure e di quel desiderio di potenza, non solo simbolica, che aveva animato la nascita del sex symbol e la diffusione politica della democrazia come forma di governo nel mondo. Ci toccherà dare del sex symbol a chiunque, una cosa tutt’altro che glamour e molto provinciale.

 

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3640

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto