Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Democrazia cafona

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di Alfonso Conte
di Alfonso Conte
Il professor Alfonso Conte
Il professor Alfonso Conte

Chi sono i cafoni? I gruppi di cittadinanza attiva i quali ricorrono alla magistratura denunciando ipotesi di reato in nome dei valori ambientali o gli amministratori pubblici i quali tenacemente portano avanti progetti di trasformazione urbana? In qualsiasi altro posto del mondo la risposta sarebbe ovvia: né gli uni né gli altri, poiché chi su un versante chi sull’altro sia gli uni sia gli altri provano a tutelare i propri valori ed interessi. Solo a Salerno, e solo nella Salerno degli ultimi anni, invece, coloro i quali si oppongono o solo si permettono di criticare le decisioni dell’amministrazione comunale sono oggetto di mortificanti campagne di demonizzazione, con l’obiettivo evidente di delegittimare la controparte, mortificarla agli occhi dell’opinione pubblica, escluderla dal confronto escludendo così la possibilità stessa del confronto. Eppure, mai in passato un Cecchino Cacciatore avrebbe nemmeno immaginato di definire in tal modo, chessò, un Alfonso Menna, o un Tommaso Biamonte rivolgersi con questi toni ad un Nino Colucci, nonostante le divergenti visioni politiche e gli scontri pur duri e frequenti nelle diverse sedi istituzionali. Ma, si sa, era una Salerno diversa, un paesone sconosciuto ai più, una sorta di insignificante villaggio ai margini della civiltà!

La tendenza a confondere l’avversario politico con il nemico e la propensione a trasformare in rissa ogni discussione costituiscono evidentemente problemi non solo salernitani. Ma è anche vero che a Salerno essi hanno assunto dimensioni e contorni del tutto particolari, soprattutto perché chi più avrebbe il dovere di mantenere bassi i toni, più fomenta e surriscalda gli animi. Qui, non grillini o forzanovisti, ma chi è al governo dell’ente municipale dirige i principali strali contro un’opposizione già costretta ad esprimersi soprattutto fuori dal consiglio comunale (giacché quella investita dal mandato elettorale ha evitato di farsi carico di tale incombenza, ammaliata dalle consuete sirene). Ed il problema non si riduce a semplice questione di stile o forma, ma riguarda direttamente l’essenza della democrazia, poiché appare ormai evidente come la “caciara continua”, la “zuffa tra tifosi”, non siano avvenimenti casuali, ma il risultato di un sistematico metodo di governo volto ad eludere l’analisi seria ed articolata dei provvedimenti varati.

Secondo autorevoli studiosi, la più clamorosa e radicale rivoluzione di tutti i tempi si è compiuta silenziosamente negli ultimi decenni: grazie ad ingenti investimenti pubblici nel campo dell’istruzione ed alla diffusione di internet, mai nella storia dell’umanità un numero così elevato di persone ha avuto accesso a tante informazioni ed ha maturato un livello culturale talmente elevato. Ed anche nel nostro Mezzogiorno, il confronto tra le più giovani generazioni e quelle del recente passato sembra confortare tali giudizi e confermare anche qui l’avvenuta crescita. Sicché, se ne dedurrebbe, a giovarsi dovrebbe essere anche la qualità della nostra democrazia, da sempre ritenuta parente povera, una sorta di cugina di campagna un po’ cafona, degli originali modelli generati ed affinati nel mondo anglo-sassone. Fin qui politici ed amministratori cafoni sono stati espressione di cittadini ed elettori inevitabilmente cafoni, poiché, si sa, i governanti sono sempre specchio ed espressione dei propri governati. Ma, d’ora in poi, si spera, sempre più consapevolmente l’opinione pubblica saprà sottrarsi agli schemi stereotipati della propaganda faziosa e chiedere con spirito laico di conoscere ed approfondire aspetti e problemi della vita pubblica. Ed, allora, sindaci davvero illuminati saranno interessati alle critiche rivolte da oppositori consiliari, da intellettuali non-organici, da gruppi di cittadini animati da senso civico ed ansia di partecipazione, finanche grati di poter discutere con loro i propri progetti, senza timore di perdere tempo dialogando, senza avvertire come una sconfitta il riconoscere come più debole la propria posizione.

(I Confronti per le Cronache del Salernitano)

 

 

 

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