Mer. Lug 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Occhio ai fondi pubblici gestiti privatisticamente e per fini politici

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Attenti a società e Fondazioni che aggirano le procedure previste per l’utilizzo dei soldi stanziati
il corsivista

L’altro giorno è passato quasi sotto silenzio un preoccupato allarme del presidente della Corte dei conti Gianpaolino sul malaffare che gli enti locali dovrebbero denunciare e invece spesso coprono con atteggiamento palesemente omissivo. La sana gestione delle risorse pubbliche – questo il ragionamento dell’alto magistrato – richiede un forte dosaggio di correttezza, dal momento che in periodi di grave crisi “privilegi e sprechi, per non dire dei comportamenti illegali o disonesti, diventano intollerabili per i cittadini che vivono nel rispetto delle regole”. Il denaro pubblico, in altri termini, va maneggiato con cura e prudenza, rendendone conto in maniera assolutamente scrupolosa e puntuale. Perché l’allarme? Quando vi è un uso improprio o distorto di fondi pubblici, ci ricorda il presidente Gianpaolino, si verifica sempre un danno erariale, che spesso però rimane occultato e, pertanto, deve essere ricercato e denunciato. Da qui, la rivoluzione ideale e delle coscienze che si impone, secondo la quale “il denaro pubblico” dovrà tornare ad essere considerato illuministicamente “sacro”. Ma dov’è che si annida il maggiore rischio, quello cioè che segna l’occultamento di pratiche messe in atto in violazioni della legge? Ascoltiamo il presidente della Corte dei conti: “Il pensiero va all’uso frequente che si fa dei moduli societari, ovvero società pubbliche che utilizzano strumenti privatistici, creati a garanzia del rischio di impresa per cui non adatti al settore pubblico”. La riflessione dell’alto magistrato ci sentiamo di estenderla alle Fondazioni culturali (in Campania ve ne sono alcune con bilanci di milioni), che spesso senza avere tra i soci alcun privato gestiscono in maniera tutt’altro che “pubblica” fondi stanziati dagli enti, senza tener conto delle rigorose previsioni di legge previste in questi casi e spesso tutelando interessi localistici e politici se non addirittura strategie personali costruite intorno a disegni d’influenza di gruppi finalizzati al controllo del consenso e al sequestro, quindi, di quote di libertà e di democrazia nei territori d’influenza. Sarebbe il caso che nel Mezzogiorno, e soprattutto in Campania, la Regione controllasse un po’ questi organismi per evitare il rischio della “caduta di fiducia nelle istituzioni”. 

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