Mer. Lug 17th, 2019

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Denunciati nonno e zia ma la sindrome di Leonardo non esiste

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Pese sconvolto dalle immagini del bambino di 10 anni prelevato a forza da scuola

La zia materna e il nonno del bambino di 10 anni, prelevato a forza l’altro ieri da scuola su ordine del Tribunale dei Minori, sono stati segnalati dalla Questura di Padova alla magistratura per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Con loro, nella comunicazione di notizia di reato inviata alla Procura, comparirebbe anche una terza persona. Potrebbe essere uno dei genitori dei compagni di scuola del bambino, che avevano aiutato i parenti. Lo si apprende da fonti investigative che rivelano che ci sarebbe anche un secondo filmato girato dalla polizia scientifica, consegnato in Procura, e che potrebbe chiarire molte cose. Da ieri è polemica per le immagini del video 1, diffuse da Chi l’ha visto?, in cui il ragazzino viene portato via dalla polizia dalla sua scuola elementare di Cittadella, dell’Alta Padovana, in esecuzione a un provvedimento del giudice. Il minore è tenuto per le mani e le gambe mentre cerca di divincolarsi. La sequenza del prelevamento del bambino dalla scuola di Cittadella (Padova) da parte dei poliziotti sono state ricostruite dal sottosegretario all’Interno, Carlo De Stefano, in un’informativa alla Camera. Nella mattinata dello scorso 10 ottobre, ha detto De Stefano, «il padre del bambino ha comunicato via mail all’Ufficio minori della questura di Padova che la Corte d’appello di Venezia aveva appena rigettato il ricorso con il quale la madre aveva chiesto la sospensiva del provvedimento di allontanamento dall’ambiente familiare materno. Il responsabile dell’Ufficio minori prendeva contatto con i servizi sociali del Comune per valutare l’opportunità di eseguire immediatamente l’intervento, al fine di evitare che la madre, qualora giunta a conoscenza della decisione del giudice, potesse come già avvenuto in altre due circostanze, rendere impossibile l’esecuzione del provvedimento». L’assistente sociale, ha proseguito il sottosegretario, «dopo aver consultato il padre del minore e lo psichiatra, ha ritenuto di procedere all’esecuzione, individuando l’area antistante la scuola come la più idonea per l’intervento, anche perchè i precedenti tentativi fatti nella casa materna erano stati vanificati dalla resistenza del bambino supportato dai parenti». Alle 12.15 così, «la polizia, insieme allo psicologo, allo psichiatra e al padre sono andati nella scuola. Con la direttrice si è deciso di farlo uscire dall’aula per prepararlo all’allontanamento. Ma il bambino si è rifiutato, quindi si è deciso di allontanare gli altri alunni dall’aula. Psichiatra e psicologo sono entrati quindi nell’aula insieme ai poliziotti. Data la difficile situazione per la resistenza del minore, è stato chiesto l’intervento del padre affinchè prelevasse il figlio per condurlo all’auto dei servizi sociali che lo avrebbe portato verso la comunità di accoglienza. Il padre è riuscito con fatica a portarlo fuori dall’aula, ma nel corridoio la reazione del minore è diventata ancora più energica, sfociando in manifestazioni a carattere violento anche nei confronti del genitore è degli operatori intervenuti». «Il bambino – ha detto ancora De Stefano – appena uscito dall’edificio invocava con urla l’intervento dei familiari della madre che giungevano muniti di telecamere. Due poliziotti cercavano di fronteggiare i familiari mentre un terzo cercava di aiutare il padre a portare il figlio in auto. Nonostante la resistenza sempre più accesa dei familiari, i poliziotti riuscivano ad allontanarli consentendone la partenza». «Ai familiari che protestavano chiedendo l’esibizione del provvedimento di diniego della sospensiva – ha aggiunto – un ispettore capo ha replicato con espressioni assolutamente non professionali che il grado di parentela con il minore non giustificava la richiesta». Oggi, dalla comunità protetta di Padova dove da mercoledì è stato portato il bimbo, sono arrivate notizie confortanti. «Spero che venga lasciato in pace – spiega l’operatrice dell’onlus che ha in carico il ragazzino – perché merita di vivere una vita normale e non credo proprio che tutta questa attenzione sul suo conto gli faccia bene. Posso dire che sta bene, e spero che questo basti a spegnere i riflettori su questo caso».

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