Mer. Giu 19th, 2019

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Depuratori “illegali” e mare inquinato: il disastro campano

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È la provincia di Caserta il territorio campano in cui gli impianti di depurazione risultano maggiormente “non conformi” alle disposizioni di legge. Il dato emerge dall'indagine di Goletta Verde di Legambiente sullo stato di salute del mare campano. Secondo l’analisi, nel casertano il 65 per cento degli impianti, durante i controlli effettuati dall’Arpac nel 2011, è risultato non conforme. Sono 102 gli impianti di depurazione

È  la provincia di Caserta il territorio campano in cui gli impianti di depurazione risultano maggiormente “non conformi” alle disposizioni di legge. Il dato emerge dall’indagine di Goletta Verde di Legambiente sullo stato di salute del mare campano. Secondo l’analisi, nel casertano il 65 per cento degli impianti, durante i controlli effettuati dall’Arpac nel 2011, è risultato non conforme. Sono 102 gli impianti di depurazione operativi nel casertano, di cui 3 di grandi dimensioni e per questo definiti ‘regionali’ e soltanto il 15 per cento ha ottenuto una valutazione “buona”. Non migliore è lo stato dei depuratori nella provincia di Napoli dove i controlli ai sei grandi impianti regionali hanno rilevato che il 44 per cento non è conforme, mentre in provincia di Salerno, che conta ben 200 impianti di depurazione, su 74 controlli, è risultato “non conforme” il 57 per cento. Nel Comune di Napoli i valori batteriologici più alti sono stati riscontrati a San Giovanni a Teduccio, presso la foce del Volla, dove i tecnici di Legambiente hanno riportato la presenza di topi e valori di escherichia coli talmente alti da essere non classificabili. Fortemente inquinato il giudizio per due siti a Pozzuoli, in localiTà Lido di Licola e promontorio di Cuma, Ercolano, ex Bagno Risorgimento e alla foce del Lagno vesuvianio e a Castellammare di Stabia, alla foce del Sarno e sulla spiaggia del lungomare di fronte via Ettore Tito. A Salerno valori batteriologici superiori alla norma sono stati riscontrati dal prelievo eseguito sul lungomare Clemente Tafuri, presso la spiaggia 200 metri ad est della foce dell’Irno. Nel salernitano acque inquinate nel comune di Battipaglia, presso lo scarico Idrovora, a Pontecagnano sulla litoranea Magazzeno, nel comune di Capaccio-Eboli presso la foce del Sele e nel comune di Castellabate in località Ogliastro Marina. Due punti critici riportati dalle analisi dei biologi di Goletta Verde nella provincia di Caserta: nel comune di Mondragone, in località Lungomare presso la foce del torrente Savone, e nel comune di Castelvolturno dove, presso la foce Regi Lagni i valori di escherichia coli sono stati rilevati talmente alti da risultare non classificabili. E se i depuratori non funzionano non è adeguato neanche lo stato delle coste campane: dodici punti campionati alle foci dei corsi d’acqua della Campania sono risultati “fortemente inquinati” ed altri due “inquinati”, secondo quanto emerso dalla fotografia scattata con il monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente. Dalla provincia di Caserta a quella di Salerno “si evidenziano delle consistenti falle nel sistema depurativo regionale che necessita di essere sottoposto a tutti i controlli previsti dalla legge”, cosa che secondo i biologi di Goletta Verde, “attualmente non avviene”. Da Legambiente non solo un allarme relativo alle condizioni dei depuratori campani, ma anche per “la profonda crisi e l’agonia” in cui versa l’Arpac. «L’agenzia – ha denunciato Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania – non è posta nelle condizioni di svolgere le attività obbligatorie previste dalla legge. È – ha aggiunto – sottodimensionata come personale e in procinto di perdere altre 130 unità che sono in scadenza di contratto». Secondo quanto riferito, a norma di legge, l’Agenzia dovrebbe svolgere 24 controlli l’anno sugli impianti di depurazione, mentre a causa di questa situazione ne svolge ”soltanto” 12. Da qui l’appello dei rappresentanti di Legambiente alla Regione Campania affinché «dia una vera svolta alla realizzazione dei servizi idrici tra cui quelli depurativi e avvii una decisa azione di potenziamento dell’Arpac».

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