Di Pietro si riprende l’Idv, Donadi si dimette da capogruppo

Di Pietro si riprende l’Idv, Donadi si dimette da capogruppo

Antonio Di Pietro vince il primo round contro Massimo Donadi (nella foto i due esponenti Idv). Il deputato veneto rassegna le dimissioni da capogruppo dell’Idv ma non si toglie i guantoni e promette ancora battaglia in vista della riunione intergruppo dei parlamentari in programma mercoledì. E’ una buona notizia per “Tonino”, messo alle corde nei giorni scorsi dalle polemiche per la puntata di “Report” sulla gestione dei fondi da parte dell’ex pm ed in difficoltà per la “spinta” al Quirinale da parte di Beppe Grillo. L’ex pm, curata la difesa con la presentazione dei dossier difensivi, torna all’attacco e giudica gli attacchi ricevuti come una manovra “del sistema politico attuale”. Di Pietro punta il dito contro quella parte del Pd che – spiega – «vuole accordarsi con l’Udc di Casini» ed isolare l’Idv. Una tesi che Pier Luigi Bersani respinge in toto. Per il leader dei Democratici, infatti, «dopo Monti, Di Pietro via via ha compiuto scelte verso posizioni radicali e fatto attacchi diretti al Pd». L’Idv si è avvicinata a «posizioni para-Grillo». Insomma, è stato l’Idv ad isolarsi. La battaglia tra Di Pietro e Donadi, più che la conquista del partito “tout court”, rappresenta lo scontro tra due linee strategiche in vista del voto del 2013. Donadi vuole che il partito resti «all’interno del centrosinistra», in alleanza con Pd, Sel e, se necessario, l’Udc. E boccia qualsiasi apertura al Movimento a 5 Stelle. Di Pietro, al contrario, propone una «rivoluzione dell’Italia dei Valori», aprendo proprio al dialogo con i grillini ed i movimenti civili. Evidentemente questa opzione vedrebbe l’Idv fuori da una alleanza con i Democratici. L’ex pm, però, ci tiene a chiarire che non scioglierà il partito: con Grillo – aggiunge – «speriamo di collaborare per il bene del Paese all’interno delle istituzioni». “Tonino” non convince, però Nichi Vendola. Il leader di Sel boccia l’ipotesi di dialogo con il M5S: «Mi spiace – dice – se Di Pietro prende la scorciatoia. La via della demagogia e più facile ma noi dobbiamo salvare la democrazia». Le due linee, quella di Di Pietro e quella di Donadi, si affronteranno mercoledì, quando tutti i 20 deputati e i 12 senatori si riuniranno per «valutare la situazione politica». Si tratterà di un vero e proprio “redde rationem”. Un anticipo c’è stato in giornata. I “dipietristi” avevano già raccolto le firme per chiedere le dimissioni di Donadi da capogruppo, una richiesta che aveva esplicitato più volte il deputato Francesco Barbato. Proprio questo avrebbe spinto Donadi a dimettersi in modo – spiega lui stesso – che «nella riunione dei gruppi nessuno possa strumentalizzare il tema delle dimissioni per eludere» il confronto «sulla rottamazione di Idv che Di Pietro sta portando avanti». I “donadiani” però latitano. Qualcuno nel “Palazzo” ventila l’ipotesi che possano aver pesato molto le candidature per l’anno prossimo. Segno, comunque, in ogni caso, che la fazione sembra al momento poco organizzata. Tutte valutazioni però che mercoledì saranno poste alla “prova della conta”.

m.amelia

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