Mer. Ago 21st, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Di ritorno dalla Piana, tra nuvole e pensieri

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"Cronache corsare" di Luigi Ciancio
di Luigi Ciancio

 

Luigi Ciancio
Luigi Ciancio

avrei dovuto segnalare anche il ritorno da Capaccio. decido di farlo!

dopo una deviazione, mi fermo ad una delle nostre eccellenze. Vannulo.

due pullman scaricano un numero consistente di turisti: visitano il caseificio. sulla mozzarella c’è da dire. nonostante tormente tormentate cicliche, le grandi industrie, delinquenti sofisticatori e burocrazia, non riescono a metterla in crisi. piace! piace a tutti e in tutte le parti del mondo. è buona, fresca e consumarla mette allegria. come si può combattere un prodotto del genere? è vero! c’è da piangere e vergognarsi per quello che alcuni lestofanti fanno. sospetto che malavitosi vengano pagati per creare danni. non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che, in maniera truffaldina, c’è chi tenta di accaparrarsi fette di mercato.  torniamo al ritorno. punto sulla SS 18 e a Santa Cecilia devio sulla sinistra. mi infilo in uno dei rettilinei che piombano sulla litoranea, tipici di zone dove le terre sono state bonificate. svolto e prendo l’Aversana: un nastro d’asfalto che dai margini di Eboli porta decisamente verso il capoluogo. doveva congiungere Salerno con Agropoli, in alternativa alla diciotto. adesso si blocca prima. pochi kilometri, tanti appalti ed oltre quindici anni per vederla ultimata. altro che SA–RC. come per l’autostrada ci siamo battuti per averla e per limitare il traffico di lavoratori in nero e irregolari nei cantieri. non possiamo giurare di esserci riusciti. in lontananza, sulle asperità dei Picentini, si addensano dei cumoli lattiginosi. strano, uno appare simile alla lampada di Aladino, con il genio che fuoriesce. se il nuovo governo e la classe dirigente continuano così, nemmeno una scarica di miracoli ci salverà. inutile che il primo ministro continui a strofinare freneticamente la lampada, la sua buona stella, e il miscuglio che l’ha portato al palazzo, non possono sostenerlo all’infinito. cazzate a raffica e bordate pesanti sui sindacati: spara sulla croce rossa insieme al capo del dicastero lavoro, invece di condensare le cose concrete. il ministro non è altro che la brutta copia del genio uscito da una lampada fatta con un pezzotto dalle coop. l’ennesima riforma del lavoro? una recita mal riuscita. manca il lavoro, volete rendervene conto? che cambi! cosa vuoi modificare? riformare? e Ichino chi vuole fare incontrare? domande ed offerte? patetico.

il dottore si è fatto un nome e credo anche altro. tiene famiglia.

ripenso la fondazione Giambattista Vico, gestore del museo. a proposito il filosofo dovette fare il distratto e dimenticare il pensiero cartesiano. aveva otto figli, era povero e la chiesa dell’epoca non scherzava. questi, che continuamente saltano da una postazione ad un’altra, rimpinzandosi sempre di più, non recedono e non si vergognano di niente! un’altra nuvola: una cornucopia girata verso l’alto. forse di questo avrebbero bisogno i giovani per potersi procacciare un avvenire. ogni tanto leggo le cifre di quanto costi una laurea, non mi riferisco a quelle comprate, ma a quanto una famiglia e una comunità è costretta a sborsare. mi viene in mente un vecchio refrain della mia gioventù: “… del resto, mia cara, di che ci si stupisce? anche l’operaio vuole il figlio dottore e pensa che ambiente può venirne fuori: non c’è più morale contessa…”  Contessa: anno di grazia 1966 scritta da Paolo Pietrangeli. avete ragione, il famoso regista del Maurizio Costanzo show.

ecco, forse è arrivato il tempo di fare una attenta riflessione sulle nostre università diventate megaparcheggi per auto e per molti  giovani in attesa di lavoro. a noi, caro governo e classe dirigente, comprese le forze sociali, non ci serve un genio o una cornucopia. NO! c’è bisogno di un’attenta e un’autentica politica che possa “ricostituire” le professionalità di artigiani e dei lavoratori qualificati e specializzati. c’è bisogno di chi riesca a “rimettere” al centro dell’economia l’esaltazione della manualità: quella che ci ha accompagnato per millenni, una delle nostre vere eccellenze grazie alla quale siamo stati, una volta,  invidiati da tutto il mondo.        

 

 

    

 

 

    

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