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Diamo autentica ospitalità all’altro e saremo felici

Diamo autentica ospitalità all’altro e saremo felici
di Michele Santangelo

082Se proprio avessimo bisogno di una riprova che Dio è colui che ama, preferisce la compagnia degli uomini, accettandone per questo e gradendone anche i più semplici e spontanei, nonché umani, gesti di ospitalità e solidarietà, ebbene, i brani della Scrittura proposti nella liturgia di questa XVI domenica del tempo ordinario fanno proprio al caso nostro e in qualche modo ci rassicurano che nonostante tutto il male, le sofferenze, le ingiustizie, diciamo pure le crudeltà, che gli uomini sanno farsi e fare agli altri, la circolazione del bene è in qualche modo assicurata e Dio la riconosce, l’apprezza e conferisce ad essa il giusto valore. E questo è pure un andare controcorrente se ci soffermiamo a considerare i fatti che le cronache di questi giorni, con cadenza quotidiana ci somministrano in modo instancabile. Sembrerebbe proprio che il sopravvento lo stia prendendo la parte più cattiva e crudele di questo, per molti versi misterioso, miscuglio di bene e di male che è la vita dell’uomo sulla terra. Il tema al centro dei due episodi raccontati nella liturgia: l’uno tratto dal libro della Genesi e l’altro dal vangelo di Luca, è quello dell’ospitalità, che nella visione cristiana, ma anche in quella più genuinamente umana, nobilita e arricchisce chi la offre, più ancora di chi la riceve. Infatti l’invito all’ospitalità come attenzione verso lo straniero, l’affamato, l’emarginato, il povero, il perseguitato, quello che in una visione evangelica è il vero prossimo, è uno dei primi elementi che identificano la fede. Papa Francesco, nell’indicare praticamente come si possa praticare la virtù della misericordia, nell’anno del giubileo della Misericordia, ha indicato le opere di misericordia corporale e spirituale, praticate senza chiedere una identità di tipo religioso ai destinatari, in stretta sintonia con il racconto della Genesi, in cui Abramo ospita nel migliore dei modi tre anonimi viandanti, uno dei quali poi si manifesta come il Signore, che ricompensa il Patriarca con il dono più prezioso che si potesse attendere: la paternità. Il Salmo 14, che viene recitato nella liturgia, tratteggia nel modo seguente colui che è destinato ad essere a sua volta accolto nella tenda Signore: “Abiterà nella sua tenda, colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia, e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua. Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino. Non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente”. E in uno dei documenti di maggiore attualità del Concilio Vaticano II, (Gaudium et spes) è contenuto un avvertimento altamente significativo: “Urge l’obbligo che diventiamo generosamente prossimi ad ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa accanto…, rievocando la voce di Gesù: “quanto avrete fatto a uno di questi miei fratelli, lo avrete fatto a me”. Lo spirito di generosa accoglienza è anche quello che anima le due sorelle nel Vangelo di Luca, Marta e Maria, sia pure con manifestazioni pratiche diverse. È vero, esse sapevano che l’ospite era veramente eccezionale, Gesù stesso. Tuttavia ambedue accolgono l’ospite con grande premura, l’una, Marta, si adopera per rendere l’ospitalità offerta la migliore possibile, l’altra, Maria, mostra attenzione a quanto il Maestro dice: “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. Come a dire che l’attenzione per gli altri non deve essere solo materiale, ma che la medesima attenzione va posta anche all’aspetto spirituale, interiore, senza lasciarsi sopraffare solo dagli impegni materiali.

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