Diavolo ed angelo nella tecnologia?

Diavolo ed angelo nella tecnologia?
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

La tecnologia della comunicazione si è arricchita da pochi giorni di un nuovo mezzo operativo, periscope. Di cosa si tratta? Di una piattaforma sulla quale ognuno di noi ha già e avrà sempre più in futuro la possibilità di inserire un proprio video che avrà girato e renderlo pubblico, ovvero, condividerlo con altri.

Il twitt che ha anticipato la sua entrata sul mercato conteneva una suggestiva indicazione: “Abbiamo lanciato periscope per far scoprire il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro”. La filosofia che c’è dietro è dunque tutta racchiusa in questa suggestiva promozione. Tutti protagonisti, nessun protagonista, al centro le immagini. Sono bastate poche ore e si è scatenata una catena di video sulla scia di un’eccitazione collettiva. Da tutto il mondo filmati di concerti, feste private, monumenti e chi più ne ha più ne metta, in una girandola festosa di protagonisti anonimi e anche famosi, catturati dalla novità, dalla spasmodica esigenza di esibire ed esibirsi, di apparire, mostrarsi, essere riconoscibili. Il tutto, forse, per un fugace attimo di notorietà.

Intendiamoci. Non ho alcuna voglia di ergermi a censore. E perché mai? Uno strumento è uno strumento, dunque, neutro di per sé, non ha né un diavolo né un angelo nei suoi circuiti; dipende, come sempre, dall’uso che se ne fa e che può renderlo utilissimo o diabolico, efficace o spazzatura, plausibile o del tutto inutile e al passo con i tempi futili e della massima esibizione in cui ci troviamo a vivere.

In fondo, la libertà di farne l’uso che si vuole è essa stessa un diritto. Perché provare a contestare la modalità di gestione di un diritto? Vale sempre la buonissima regola che se quel che fai non disturba o danneggia gli altri e non è contro legge si può tranquillamente fare, alla faccia dei censori e dei mugugnatori!

Un po’ come i selfie, come facebook, twitter, instagram, e, a largo raggio, un po’ come lo stesso cellulare. C’è chi lo usa solo per telefonare, chi ci gioca pure, chi è sempre su internet, chi crea video, fotografa, e via discorrendo. La tecnologia è al servizio dell’uomo, non viceversa.

Certo, alla libertà di farne l’uso che si vuole e di provare a condividere video anche inutili o poco significativi, deve corrispondere il diritto di tutti gli altri a non voler né vedere né condividere la spazzatura o le insipienze di chi vuole immortalarsi in situazioni che poco potrebbero interessarci. Vuoi mettere un video girato in un museo che potrebbe permetterci di guardare qualche capolavoro e le sghignazzate chiassose di persone normalissime, che però restano fini a sé stesse?

Io lo trovo uno strumento utile, perché immagino che molti video potrebbero aiutare a decifrare un evento qualsiasi, specie se in un contesto di pericolosità collettiva, una frana, un terremoto, o qualcosa di simile. Non mi interessa l’uso esibizionistico, ma non per questo mi sento di condannare chi intenda usarlo in quel modo. In fondo, è un sistema come un altro per catturare il qui e ora (hic et nunc), e forse, di vivere il presente con gli occhi degli altri.

Geniale quello slogan, geniale!

* docente di Storia dell’Europa presso l’Università di Salerno

redazioneIconfronti

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