Elezioni 10 / Quei giovani che “voteranno” comunque via Facebook

Elezioni 10 / Quei giovani che “voteranno” comunque  via Facebook
di Gianmarco Capogna*

482434_10200725939893743_1637113834_nLa storia della democrazia è da sempre anche storia di suffragio e di diritto al voto.
La democrazia per come la conosciamo oggi è rappresentativa e si basa sulla delega che i cittadini decidono di consegnare a politici da loro scelti attraverso il voto, quale simbolo dell’espressione della sovranità popolare. L’articolo 48 della nostra (troppo spesso dimenticata) Costituzione ci ricorda che sono elettori tutti gli uomini e le donne che hanno compiuto la maggiore età, che il voto è personale, uguale, libero e segreto; il suo esercizio è un dovere civico e che il suo esercizio non può essere limitato, se non nei casi previsti dallo stesso articolo; i requisiti per il diritto al voto dei cittadini residenti all’estero sono stabiliti con legge ordinaria. In base alla legge 27 dicembre 2001, n°459, oltre ai cittadini con doppia nazionalità o agli italiani che dichiarano il soggiorno all’estero per un periodo superiore ai 12 mesi, possono votare per corrispondenza militari, funzionari dell’Amministrazione Pubblica e professori e ricercatori all’estero per scambi internazionali. Vengono praticamente esclusi dall’esercizio del diritto di voto per corrispondenza circa 50.000 altri italiani e italiane: coloro che soggiornano all’estero presso istituti universitari ma che non sono né professori né ricercatori, gli STUDENTI, e tutti coloro che sono fuori il Belpaese per motivi di formazione professionale ma per una durata inferiore a quella prevista per l’iscrizione all’AIRE.
La scelta compiuta nel lontano 2001 e riconfermata ogni elezione legislativa dimostra l’atteggiamento fortemente discriminatorio dei governi italiani nei confronti della categoria degli studenti e dei lavoratori cosiddetti stagionali (siano essi stagisti o sotto contratto remunerato). La storia politica del nostro Paese negli ultimi anni è storia di disaffezione politica, di astensionismo, di elezioni dove manciate di voti (25.000 circa nel 2006) determinano la vittoria o la sconfitta. Proprio per questi motivi è inaudito pensare di escludere parte degli italiani all’estero dalle urne. Questa battaglia deve andare avanti insieme con il riconoscimento dello status dei “fuorisede”, ossia di tutti coloro che vivono per motivi di studio o lavoro all’interno del territorio nazionale ma non nel paese di residenza.
Il futuro della nostra Nazione sono tutti coloro che decidono di formarsi in Italia come all’estero entrando nel sistema di mobilità che caratterizza le ultime generazioni di studenti e lavoratori. È finita l’era in cui si studiava e lavorava il più vicini a casa. Oggi le parole d’ordine sono precariato e mobilità. Eppure l’unica cosa di cui noi, italiani all’estero, siamo certi è che il nostro diritto di cittadinanza e quindi il diritto di voto non possono essere considerati precari. Non possiamo più accettare che il diritto fondamentale di scegliere i nostri rappresentati sia legato al territorio e non alla persona. Il prossimo Parlamento e il prossimo Governo devono impegnarsi a modificare la legislazione equiparandola agli standard più avanzati dei nostri vicini europei.
Proprio per questi motivi insieme con gli altri ragazzi e ragazze con cui gestisco la pagina facebook Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni politiche, e parallelamente alle iniziative messe in campo dal gruppo italiano dei Fuorisede, abbiamo accettato la proposta dell’azienda italiana ID Technology che ci ha messo a disposizione la sua piattaforma internet e-ligo, già collaudata da 350.000 persone, che ci permetterà di votare simbolicamente il prossimo 21 e 22 Febbraio. Le iscrizioni sono già aperte al link https://iovoto.evoting.it/registrazione , è necessario solo accedere tramite face book e caricare la foto di un documento che comprovi l’effettiva presenza all’estero. Siamo determinati a non arrenderci, così come non abbiamo smesso di lottare dopo che il Governo Tecnico si è dimostrato inefficiente di fronte alle nostre richieste. Siamo consapevoli che un intervento che avesse risolto il solo problema degli erasmus sarebbe stato considerato incostituzionale in quanto discriminatorio delle altre figure presenti all’estero, ma ci tengo a sottolineare che anche la legge in questione si basa su norme di selezioni fortemente discriminatorie.
La battaglia che portiamo avanti non è né di destra né di sinistra, non è scontro ideologico ma sfida di civiltà. Il nostro movimento di protesta non si fermerà perché è in gioco una ristrutturazione completa dell’università, del mondo del lavoro e del concetto di cittadinanza. Non è più pensabile che nel 2013 esistano (per dirla alla Orwell) italiani più italiani degli altri.

*studente della Laurea Magistrale in Scienze Internazionali curriculum in Studi Europei presso l’Università degli Studi di Siena,
studente visitante (Erasmus) presso l’Institut d’Etudes Politiques di Strasburgo nell’anno accademico (ed elettorale) 2012/2013

redazioneIconfronti

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