Lun. Ago 19th, 2019

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Elezioni 12 / La politica, negando la Cultura, mortifica l’individuo

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La partitocrazia ha cancellato ogni valore individuale e ci siamo incamminati verso la decadenza

Casa diroccata (Domenico Bresolin, (Padova 1813 - Venezia 1899)

di Fausto Nicolini
FaustoNicolini
Fausto Nicolini

La cultura dimenticata dalle nostre istituzioni non è argomento dell’ultima ora, come indurrebbero a pensare i programmi presentati dai partiti per le prossime elezioni, ma è molto più antico. Credo che dalla fine degli anni Sessanta (ahi, quel famigerato ’68!) non sia stato più promosso alcun progetto culturale degno del nostro glorioso trascorso. Un Paese che nella storia annovera una o più punte di diamante in ogni disciplina artistica/culturale avrebbe il dovere di rispettare il proprio passato e di allevare i cittadini nella nobile culla in cui ebbero i natali personalità eccelse della cultura mondiale (e non mi perdo in quel che sarebbe un superfluo elenco di nomi). Mi preme, tuttavia, rispolverare il concetto fondamentale che s’annida nel problema della valorizzazione della Cultura – stavolta occorre la lettera maiuscola. Un concetto che i nostri politici hanno cominciato ad accantonare dagli anni immediatamente successivi alla rivoluzione studentesca che esigeva un cambiamento sociale rimasto sempre monco. Anzi, schiacciato dal peso eccessivo di un progresso industriale a cui l’Italia era assolutamente impreparata. Questo progresso, che ha aperto le porte a un aleatorio e momentaneo benessere dell’allora emergente classe operaia, è coinciso con una drammatica diseducazione alla cultura, maleficio che nel tempo ha esteso i suoi tentacoli, fino a raggiungere le classi dirigenti e le alte cariche dello Stato, quelle che una volta erano davvero prestigiose.
Il decadimento della Cultura non va visto laddove appare più evidente (teatri chiusi, altri che crollano, biblioteche ammuffite, musei dimenticati, reperti archeologici scoperti e reinterrati per mancanza di fondi, monumenti che si sgretolano, palazzi storici decadenti, accademie in cerca di mecenati, scuole degradate, ritrovamenti lasciati alla mercé dei tombaroli…); ma va individuata, piuttosto, la ragione per cui tutto ciò purtroppo accade senza che nessuno intervenga a difesa di arte e cultura. Se il Colosseo perde pezzi, come li perde il teatro italiano, come li perde l’editoria, il cinema, come li ha perduti l’intero patrimonio artistico nazionale, lo si deve a quella classe politica che ha consentito il distacco dagli ideali della Cultura tramandataci nel Novecento da Benedetto Croce. Il quale riuscì a catapultarla al di là del Ventennio fascista “opponendo alla concezione dello Stato etico l’individuo come fondamento dell’operare politico, e dedicando ogni sua energia e ogni sua manifestazione alla difesa dell’individuo stesso”. Intuisco che oggi sia difficile comprendere, a livello politico, il significato di queste parole: in termini elementari, vuol dire che interessi e potenzialità dell’individuo vengono prima degli interessi e del potere dei partiti. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, lo spazio che s’è dato alla partitocrazia ha affossato sia gli interessi che le potenzialità dell’individuo; e in poco più di un ventennio l’operare politico è passato esclusivamente in mano a gruppi, o fazioni, che hanno difeso l’idea del profitto dei partiti e non quella della valorizzazione dell’individuo, abbandonato e rimasto culturalmente sempre più arretrato. E di quest’infamia, ne è colpevole soprattutto la televisione: chi l’ha gestita e chi la continua a gestire, ghettizzando i programmi dedicati alla cultura.

Casa diroccata (Domenico Bresolin, (Padova 1813 - Venezia 1899)
“Casa diroccata” (D. Bresolin (Padova 1813 – Venezia 1899)

Lo scempio culturale di cui siamo vittime non è da attribuire agli ultimi malgoverni, o becero-governanti, piuttosto sono questi e costoro a essere il frutto di anni e anni di oblii culturali. La stessa Economia (quella mensa cui siamo costretti quotidianamente a cibarci di vocaboli ostici) è materia che nasce nel Rinascimento da una branchia della Filosofia, regina delle materie umanistiche, mentre oggi è diventata esclusivamente una specializzazione tecnica, oserei dire quasi tecnologica; e siccome la tecnologia è materia pressoché sconosciuta, nessuno sa più che cosa sia l’Economia. Tant’è che noi cittadini non siamo in grado di capire ancora se la moneta che maneggiamo ogni giorno sia per noi un bene o un male. Per gli economisti, mantenere un piede nel giardino della Filosofia, non sarebbe una perdita di tempo ma aiuterebbe loro a comprendere le esigenze morali dell’individuo (la cultura?); e darebbe a noi l’opportunità di partecipare indirettamente alla vita politica del Paese: perché il primario valore della Cultura e della Società resta “l’individuo come fondamento dell’operare politico”.
L’oblio della Cultura equivale all’oblio dell’individuo. Se la classe politica non si predispone a interessarsi alle esigenze dei cittadini, nessuna forma di cultura potrà mai rinascere. Non a caso il Rinascimento fu quel movimento culturale che proiettò l’Italia al centro dell’Europa. A quel tempo, l’ombelico del mondo.

3 thoughts on “Elezioni 12 / La politica, negando la Cultura, mortifica l’individuo

    1. Gentile Nicolini, mi scuso vivamente per la svista, determinata da un mero errore materiale che ho provveduto a far emendare.
      Andrea Manzi

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