Elezioni 14 / Grillo spopola perché offre una visione del mondo

di Alfonso Liguori

beppegrilloIl periodo dei sondaggi elettorali è finalmente terminato. Un primo patema ce lo siamo tolti. Ora ci attendono solo le elezioni. Grazie al cielo manca poco. Ché ormai arriviamo al termine di ogni campagna elettorale stremati, intossicati di parole, desiderosi di una disintossicazione pur consapevoli che ai dati elettorali seguiranno i dibattiti e poi riprenderà il tran tran politico, ma almeno un punto lo avremo messo.
Licio Gelli ha dichiarato che per come stanno le cose è molto probabile che a settembre si tornerà al voto. E se lo dice lui… l’inquietudine ci coglie. Non tanto, in questo momento, per una coscienza civile che vorrebbe la questione risolta, quanto per il timore di dover ricominciare a risentire accuse e controaccuse, botta e risposta, dati falsi e dati veri a seconda di chi li produce e di chi li critica, slogan, promesse, analisi, colpi di scena e contraccolpi di retropalco.
È indiscutibile, però, che in questa campagna elettorale una novità grossa ci sia ed è ovviamente il Movimento 5 Stelle. Il suo “megafono”, Beppe Grillo, continua a girare l’Italia e riempire le piazze, nei sondaggi cresce (cresceva, finché ce li han fatti vedere) giorno dopo giorno, e la politica tradizionale di fronte a questo fenomeno che cerca quotidianamente di etichettare con tutti i peggiori epiteti, pare completamente aver perso la bussola.
Nessuno di questi signori, che oltre la faccia han perso anche la sublime capacità del politichese, si prende la briga di andare a vedere, direttamente, cosa dica Grillo alle piazze. Solo il Cavaliere ha detto di avere seguito diversi video del comico, ma evidentemente non gli è chiaro cosa stia realmente facendo e come ottenga i suoi risultati.
Chiariamo: questo non è un articolo pro-grillini, ma un tentativo di dare chiavi di lettura del fenomeno. Se vi parranno giuste, contestualmente sarà chiara l’incapacità dei politici canonici di comprendere il movimento, o la loro impossibilità a battere la medesima strada (il perché lo lasciamo ad altri momenti).
La prima cosa che li spiazza è che Giuseppe Grillo non si candida, e che dunque non cerchi “la poltrona”. Dopodiché: il comico dice di usare la rete, questo lo sappiamo oramai tutti, ma poi va nelle piazze. I nostri politici tentano di utilizzare la rete, e poi vanno nei teatri o nelle più algide sale congresso.
Dove sono le differenze?
Nel fatto che il M5S usa internet per lo scambio vero di opinioni, di idee, come piazza virtuale di discussione, di elaborazione di concetti, di produzione di prospettive, i partiti come mezzo di propaganda e troppo spesso la discussione è lì negata o fittizia. Il cittadino, anche non attivista del Movimento, si sente realmente partecipe, senza avere la sensazione di parlare al vuoto, come accade spesso in altri siti di partito o di candidato, le sue istanze sono recepite e divengono argomento di discussione, a volte anche di salutare scontro; negli altri casi il politico sbarca sul web per lanciare un amo e comprendere cosa i cittadini pensino, così da aggiustare il tiro per le sue prossime esternazione. In un luogo si partecipa, in un altro “si è partecipati”.
Grillo va nelle piazze, i leader di partito nei teatri (tanto ormai gli attori non ce li fanno andare più): la piazza è libera, aperta, la sua capienza percepita come infinita da coloro che vi approdano; si può andare a curiosare come a rivendicare come a presenziare come ad ascoltare come a contestare, ma al di là delle buone norme del vivere civile, limitazioni non ce ne sono. La piazza è aperta anche al “nemico”.
I teatri sono luoghi chiusi, limitati, dove indipententemente da chi si sia, la sensazione è di essere sotto controllo, non puoi entrare a curiosare, e se hai voglia di contestare è facile che questa ti passi prima dell’ingresso. La sala chiusa “puzza” di luogo per pochi eletti, e il potere, quando deve ricorrere al “chiuso” dà sempre l’idea di aver paura e volersi difendere.
Negli ultimi decenni, la politica si è fatta in televisione, e i partiti hanno avuto la sensazione che bastasse. Il Porcellum ha moltiplicato questa percezione. Grillo, uomo della tv, esce dalla scatola e pone il suo corpo a disposizione di tutti, nella sua visione di futuro c’è un ritorno, poderoso, indietro che è rigenerante per tutti. E nella piazza accade forse il fenomeno di maggiore impatto.
Negli anni ’70 “le masse” avevano raggiunto la consapevolezza che “uniti si vince”, che “uniti si possono ottenere le cose”. A pensarci bene, anche la ben nota “marcia dei 40.000” era sintomo di tale coscienza.
Dagli anni ’80 in poi questa stessa coscienza si è andata progressivamente perdendo. I modelli proposti, rampanti e amorali, hanno posto l’individualità a valore supremo e il danaro come obiettivo principe, come concretizzazione del successo. Ognun per sé e… Dio per chi ci crede.
Ora il disastro è totale, e la crisi, come un dopoguerra, rimette tantissima gente nella condizione di percepire il senso della unità come necessario per la salvezza propria e del Paese. Nessuno si salva da solo.
Così, mentre la politica ordinaria si accapiglia su IMU sì o no, tasse sì o no, Unione Europea in più o in meno… mentre si discute solo e sempre di economia, economia, economia, il Movimento 5 Stelle offre una visione della vita e una visione della comunità.
“Dobbiamo tornare ad essere una comunità – Nessuno deve essere lasciato indietro – Vogliamo sapere che acqua berranno i nostri figli tra trent’anni – Ci vorranno quarant’anni per fare questa cosa, ma dobbiamo cominciare o non ci arriveremo mai”… sono solo alcune delle frasi, quasi subliminali, che Grillo ripetere nei suoi comizi pomeriadiani e serali.
La sua forza è qui: nell’offrire una visione del mondo chiara e nel far sì che quella piazza non si senta più un insieme di singoli disattenti al prossimo, ma nuovamente una comunità; l’essere tornato, per andare oltre la crisi, oltre il disastro, oltre la politica ordinaria e compromessa, indietro. E “l’indietro” non è proposto e non è percepito come opposizione al cambiamento, ma come recupero dei valori forti che hanno realmente fondato la Repubblica anche al di là della Costituzione, ciò in cui gli Italiani sono i più bravi fin dai tempi della disfida di Barletta: l’unione nelle difficoltà.
È tutto questo il politico di professione non riesce a comprendere; e non può più nemmeno fare, al massimo può ricompattare il proprio elettorato.
La politica abitudinaria e stanca, fallisce, o vuole, o deve fallire, lì dove un uomo non giovane, 65 anni, riesce a incidere: visione del Paese a medio/lungo termine basata sul senso di comunità. E questo produce sull’uditorio l’effetto più dirompente che si possa avere in una campagna elettorale: emozionare.

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