Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Elezioni 2 / Al voto come in una “commedia degli equivoci”

2 min read
Non si parla di istruzione e cultura, la tassazione resterà invariata e le Province

Foto: civonline.it

di Giuseppe Fauceglia

6-Prof.-Giuseppe-FaucegliaIstruzione e cultura, argomenti che caratterizzano gli appuntamenti elettorali dei Paesi europei, restano completamente oscurati nella “commedia degli equivoci” di questa campagna elettorale. Debbo confessare la mia completa estraneità a dibattiti e scontri  interamente costruiti sull’impossibilità pratica di realizzare almeno una delle promesse fatte agli elettori. A fronte della vittoria di qualsiasi coalizione, infatti, il livello della tassazione resterà invariato, se non innalzato grazie agli effetti di una patrimoniale indiscriminata che, nell’ottica della Camusso e di Vendola, è anticipatrice di una sorta di nazionalizzazione dei risparmi delle famiglie italiane; il numero dei parlamentari e dei loro privilegi non sarà modificato; le Regioni daranno il solito spettacolo di sperpero delle risorse pubbliche cui siamo ormai abituati dagli anni Ottanta dello scorso secolo; le Province non saranno abolite né il loro numero razionalizzato. Tutto come prima, se non peggio!! Un Paese come l’Italia, invece, avrebbe bisogno di un rinnovamento morale che deve nascere dalla consapevolezza che la Scuola, l’Università e la Cultura rappresentano il vero terreno di crescita e di sviluppo, specie per le nuove generazioni. Abbiamo letto su tutti i quotidiani nazionali (tranne quelli di centro destra, per i quali, forse, l’ “argomento” resta secondario) inutili appelli finalizzati a porre al centro dei programmi elettorali queste tematiche. La conseguenza di questo scempio è sotto gli occhi di tutti: la Scuola primaria e secondaria sopravvive grazie allo sforzo quotidiano di dirigenti ed insegnanti volenterosi, che combattono ogni giorno contro le inefficienze degli enti locali e la penuria di risorse o l’apatia di chi ha ormai rinunziato al ruolo dell’insegnamento o si trincera dietro una sindacalizzazione anacronistica e dannosa; le Università vivono una “liceizzazione” strisciante, con abrasione costante della missione formativa e della ricerca, recuperando una certa “vivacità” solo in occasione delle tornate concorsuali; la Cultura soffre ogni giorno di assoluto difetto di programmazione, non conosce politiche di sviluppo e di valorizzazione dei teatri (con qualche eccezione per gli stabili di qualche importante città); i musei sono lasciati all’incuria giornaliera e ad eventi sporadici o approssimati. Non ho sentito nessun politico discutere di questi temi ed offrire una soluzione al degrado culturale che vive il Paese, eppure una proposta per la detassazione della musealità privata o per favorire l’ingresso di capitali (perché no, anche privati) nell’istruzione, senza modificarne le finalità pubbliche, o una riforma del teatro potevano rappresentare almeno un utile terreno di confronto tra diverse opzioni politiche. A ricaduta libera, il silenzio assordante si è riversato anche a livello locale, dove la campagna elettorale segue a strascico le idiozie ripetute negli pseudo-incontri televisivi sulle reti nazionali. Il sentimento di estraneità, accresciuto anche dall’impossibilità di utilizzare il voto di preferenza per premiare chi di questi temi si fosse fatto carico, nutre il batterio pericoloso dell’apatia civica, che è, forse, il risultato vero che questa “classe politica” vuole raggiungere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *