Elezioni 3 / La cultura? Macché, il berlusconismo ha distrutto tutto

Elezioni 3 / La cultura? Macché, il berlusconismo ha distrutto tutto
di Pasquale De Cristofaro

Pasquale_DeCristofaroLa cultura non fa notizia ma, soprattutto, non porta voti. I maestri di pensiero, una volta chiamati intellettuali, sono sempre più rari; quei pochi rimasti sono per lo più timidi verso un “potere finanziario” che li snobba e, appena appena, li sopporta. Alcuni di essi, il “potere finanziario”, addirittura, li stipendia. Da quest’ultimi pretende ossequio e riverenza. I poeti, gli scrittori, gli artisti più in generale, se la passano davvero male in un “paese” inebetito dagli ultimi vent’anni di berlusconismo. A tal proposito, vorrei aggiungere che quando definisco Berlusconi un pericolo non faccio riferimento alla sua persona “personalissima”, avrebbe aggiunto Catarella, il divertente poliziotto centralinista nel Montalbano di Camilleri. Le persone in quanto tali, per me, sono sacre con tutto il loro carico di pregi e difetti. Non sono un moralista o peggio ancora un giustizialista. Più che con Berlusconi vale la pena prendersela col berlusconismo che è lievitato dentro ognuno di noi in questi anni e che ci ha fatto diventare indifferenti e cinici verso le istituzioni e, soprattutto, incapaci di pensare al bene delle prossime generazioni. È stato, cioè in parole povere, un disastro culturale di immani proporzioni che ci ha messo con le spalle a terra. Ora, questa tornata elettorale poteva rappresentare il possibile riscatto. Macché; i politici di ambo le parti non solo sono riusciti a portarci sul lastrico ma non hanno neppure, per esempio, votato una decente legge elettorale che avrebbe permesso a noi poveri elettori d’essere meno condizionati dalle loro scelte centralistiche. Detto questo, il quadro mi sembra reso ancor più fosco dal fatto che nessuno, e dico nessuno, ha sentito il bisogno in campagna elettorale di parlare di “cultura” e formazione. La ricerca, la sperimentazione, l’università, sono termini che latitano nelle dichiarazioni televisive politiche. In esse, si parla, soprattutto, di tasse e di rimborsi, di condoni tombali o parziali; di economia e, non sempre con la giusta competenza; di riduzione della spesa pubblica e di tagli ai privilegi della casta… Tutte cose, per carità, legittime ma anche un possibile/impossibile “libro di sogni”. Insomma, è mai possibile che in queste agende, per la “cultura” non c’è posto o, se c’è, è un angolino “in fondo al corridoio a destra”? Se così stanno le cose, penso che ben poco possa cambiare, veramente. E allora, ecco il mio consiglio: torniamo, piuttosto, a leggere un buon libro, oppure usciamo e andiamo a cinema a teatro o in un museo, o, ancora, facciamoci una salutare passeggiata con la nostra compagna/o dopo aver ben spento la televisione e “silenziato” definitivamente questi politici parolai del blà blà blà.

redazioneIconfronti

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