Elezioni 8 / Sbaglia il PD a considerarsi già vincitore

Elezioni 8 / Sbaglia il PD a considerarsi già vincitore
di Giuseppe Cantillo
Pino Cantillo
Pino Cantillo

Mi ha per un po’ divertito questa campagna elettorale, tutta spettacolare, mediatica o di rete. Ma poi è diventata stucchevole. In effetti non mi piace e mi preoccupa questa campagna fatta di grandi commedianti e dei loro imitatori televisivi, di autorevoli personalità che accarezzano i cagnolini, di un “grande” leader che ripete le sue battute emiliane…, perfino a Berlino. E vengo proprio al PD. Temo fortemente che il centrosinistra stia facendo un errore, molto pericoloso: quello di continuare a concentrare la campagna elettorale da un lato nell’attacco a Berlusconi, parlando fin troppo delle sue mosse spericolate, dall’altro nell’inseguimento dell’economicismo e dell’europeismo burocratico di Monti. Il tutto nella convinzione di partenza che si abbia la vittoria già in tasca e quindi si possa giocare di rimessa. C’è una bellissima, acutissima, osservazione del “vecchio” Hegel che dice: “L’essere immediato dell’infinito ridesta l’essere della sua negazione, ossia del finito”. Quando la forza politica che nella situazione di crisi diffusa della politica sembra destinata a dare al paese un governo credibile, autorevole e riformista insieme, canta immediatamente vittoria e, invece di presentare, esporre, illustrare il proprio programma, nei suoi punti più significativi, si compiace soltanto di contestare le tirate più o meno demagogiche dell’avversario principale, di ironizzare sulle sue proposte, creandogli con le reti televisive e i giornali vicini al centrosinistra, una formidabile cassa di risonanza, fa come il cattivo infinito di cui parla Hegel, che per affermarsi immediatamente si mette sullo stesso piano del finito e lo fa rinascere. Così il “finito” Berlusconi “si ridesta”. Si tratterebbe invece di concentrarsi nell’affrontare con umiltà i problemi reali del paese e di spiegarli con pazienza agli elettori: quelli economici, finanziari, fiscali, senza dubbio; ma non solo quelli, dal momento che nella vita della società tutto si tiene, e non si può isolare un aspetto dall’altro. Neppure la questione del lavoro. Se proprio si cerca una priorità assoluta – per fondare il resto – allora è senz’altro da porre in primo luogo la questione della moralità, di quella moralità individuale e pubblica che aveva costituito la spina dorsale dell’indimenticabile, inaggirabile lezione politica di Enrico Berlinguer. Moralità che rivendica i diritti, perché ad un tempo si assume i doveri. Diritti e doveri personali, diritti e doveri sociali. Moralità che deve impregnare di sé la politica: non solo i comportamenti dei politici, ma l’agire delle forze politiche, partiti o coalizioni o movimenti che siano. Voglio dire è immorale anche ingannare gli elettori cosiddetti moderati e quelli cosiddetti di sinistra radicale. Si deve scegliere. Il limite del PD di Bersani è questa evidente mancanza di chiarezza che intorbidisce, a mio avviso, l’intero scenario di questa campagna elettorale, ma più in generale della prospettiva politica futura. Si deve scegliere da un lato o dall’altro. O con il centro finanziario, burocratico e residuale, o con Sel e le altre formazioni della sinistra. Solo questa seconda scelta, se si infiamma di una speranza di cambiamento, dell’idea di una società più “umana”, meno economicistica, può promettere un governo realmente progressista. Un governo che riprenda senza infingimenti le questioni del lavoro (a cominciare dall’art.18), dell’ambiente (non se ne parla quasi più), di una fiscalità progressiva (nell’immediato una ben mirata patrimoniale), della scuola pubblica, dell’università e della ricerca. Per quanto riguarda quest’ultima questione, dovrebbe farlo in modo concreto: con le risorse finanziarie, non con gli arzigogoli sulla valutazione, sull’internazionalizzazione etc., ma assicurando il diritto allo studio e valorizzando le tante figure che già lavorano nei laboratori, nelle aule universitarie, nei centri di ricerca, dando loro una prospettiva di stabilità. Ancora due priorità: 1) la cultura; non occorre affatto un ministero (un altro carrozzone), ma anche qui risorse e progetti fattibili, con le conseguenti ricadute sul turismo e quindi sull’economia reale; 2) i diritti civili e personali: due su tutti: il riconoscimento dello ius soli, e quello dei diritti delle convivenze. Poche cose, fattibili subito.

redazioneIconfronti

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