Elezioni 9 / 25mila studenti italiani all’estero chiedono di votare

di Alessandra Gaito*

DSC_0085-1Art. 48. Costituzione Italiana. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

E di nuovo siamo allo stesso punto, una Costituzione fantastica mal applicata. Si perché quando si va a leggere il decreto-legge 18 dicembre 2012, n. 223 troviamo elencate le tipologie di elettori che possono votare per corrispondenza, previa apposita dichiarazione, ovvero: gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio, qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero sia superiore a tre mesi e inferiore a dodici mesi; professori e ricercatori universitari che si trovano in servizio presso istituti universitari e di ricerca all’estero per una durata complessiva di almeno sei mesi e non più di dodici […].
Bene, e gli studenti? Precisamente gli studenti Erasmus? Ecco che per l’ennesima volta la categoria non è presa in considerazione siamo noi.
Non che la cosa stupisca, ma fa rabbia. Come se non bastasse la realtà di una città davvero europea a farti rendere conto della differenza tra l’Italia e gli altri paesi. Come se arrivare in un paese dove lo Stato stanzia fondi sostanziosi per sostenere gli studenti fuorisede come il CAF, o dove un biglietto per l’opera per gli studenti costa solo 5, 50 , dove al supermercato solo perché sei studente hai la riduzione del 10% , dove i trasporti e il costo della vita per gli studenti viene dimezzato, dove paghi 15 euro all’anno per fare 5 sport a semestre, insomma dove la qualifica di studente è rispettata, protetta, amata e privilegiata non fosse già abbastanza.
E ovviamente la rabbia aumenta quando, parlando con gli altri studenti Erasmus provenienti da tutto il mondo, scopri che quasi tutti hanno un modo per esprimere il loro voto quando sono momentaneamente all’estero. Chi per corriere, chi per via telematica, chi in ambasciata e così via. E di nuovo ti rendi conto di come lo studente in Italia sia accantonato e tirato in ballo solo quando fa comodo. Si perché le priorità sembrano sempre altre.
Così abbiamo iniziato a mobilitarci, spinti dalla voglia di cambiare, perché forse l’Erasmus ti apre la mente e ti stimola in modo che i progetti e le università italiane non sono in grado di fare. Illusi che il vecchio motto l’unione fa la forza potesse funzionare, noi 25000 studenti italiani all’estero ci siamo fatti portatori di una battaglia che vuole risolvere un problema più grande, che si allarga a tutti gli studenti fuori sede, e a tutte le persone momentaneamente all’estero che non abbiano una carica o una qualifica professionale tale da beneficiare di un riferimento tra le categorie del decreto-legge di cui sopra. E via con foto, articoli, interventi, che poi sono confluiti tutti nel gruppo creato su Facebook “Studenti italiani che non potranno votare alle prossime elezioni”, che ha ben 5342 mi piace ad oggi, e che ha dato voce e favorito la diffusione e il rumore del fenomeno. Così è iniziata la nostra lotta affinché il nostro DIRITTO E DOVERE CIVICO venisse riconosciuto e ci fosse permesso in qualche modo di esercitarlo. Abbiamo tentato la strada della petizione su change.org, abbiamo provato il potere mediatico e comunicativo di una foto come quella che personalmente ho scattato con un ragazzo ed una ragazza con me a Strasburgo. Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione di chi di dovere, e invece la risposta è stata “non c’è tempo”. Quando poi per fare una legge, per modificarla o rivederla in qualche suo punto quando si vuole non è poi così difficile. L’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere sono state delle, vere o presunte, riduzioni o rimborsi sui viaggi di rientro. Ovviamente a prezzi comunque non sempre accessibili per uno studente all’estero che deve mantenersi con solo 230 euro di borsa Erasmus al mese, ergo mantenersi di tasca propria.
Mi chiedo come sia possibile, perché esista tutta questa indifferenza nei confronti delle nostre lotte, quando per investire sul futuro si dovrebbe investire proprio su di noi, i futuri professori, medici, avvocati, impiegati, futuri madri e padri delle generazioni a venire. E invece sembra sempre che l’educazione, la scuola, l’università e noi siamo l’ultima ruota del carro.
Dunque delusi e amareggiati, ma non per questo meno determinati, abbiamo per fortuna trovato una strada che ci permetterà quantomeno di far capire quanto il voto di questi 25000 studenti avrebbe influito sulle elezioni di questo febbraio 2013. L’azienda italiana ID Technology (http://www.idtech.it/) ha messo a disposizione di tutti gli italiani temporaneamente all’estero, gratuitamente, ELIGO (www.e-ligo.eu/) la propria piattaforma per il voto elettronico, dandoci così la possibilità di esprimere le nostre intenzioni di voto nonostante la normativa attuale. Il voto non avrà alcuna valenza legale, ma almeno dovrebbe palesare l’importanza di una riforma, per le future generazioni Erasmus e per il futuro degli studenti fuori sede.
Il fenomeno della mobilità degli studenti all’estero è sempre più in crescita, anche in Italia, ma è possibile che nel nostro bel paese l’Erasmus sia ancora visto come una perdita di tempo, che noi studenti impegnati nello scambio siamo considerati ancora scansafatiche che vanno “in vacanza” a spese dell’Europa?
Questa purtroppo è un’amara realtà, ed è una convinzione non solo dei professori ma anche di alcuni colleghi studenti che non hanno mai “azzardato” questa esperienza. E invece credo che dovrebbe essere incentivato con maggiori fondi e maggiore pubblicità un anno di studio all’estero, perché non solo è un’esperienza personale incredibile, ma apre la mente e ti mette faccia a faccia con una realtà tanto differente quanto spaventosa. Spaventosa perché quando ti abitui a poter sfoggiare la tua qualifica di studente come un Passe-partout, pensare di dover tornare alla realtà italiana dove al massimo può servirti per avere riduzioni al cinema o al museo diventa davvero difficile. Se tutti avessero questo “obbligo”, che poi per me più che obbligo lo chiamerei occasione, magari torneremmo tutti con la voglia di cambiare le cose, e di lottare per un futuro migliore . Un futuro che non ci veda semplicemente come cittadini italiani, ma come veri cittadini europei.

* 22 anni, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Salerno, attualmente in Erasmus a Strasburgo (Francia)

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