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Diciamo NO all’uomo solo al comando e ai poteri forti

Diciamo NO all’uomo solo al comando e ai poteri forti
di Pasquale De Cristofaro
Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

“Il disagio delle democrazie occidentali”, la grave crisi economica, la crescita dello zero virgola, la disoccupazione galoppante, l’arrivo sempre più numeroso di migranti che scappano da guerre e fame, e le crisi più in generale che la globalizzazione comporta, spaventano non poco. Come si risponde a questo stato di forte fibrillazione? Due sembrano essere le strade: la prima, riduce gli spazi di rappresentazione democratica e di partecipazione affidando le decisioni a gruppi sempre più ristretti che possono così, senza inciampi, affrontare le questioni che man mano si pongono, con il sostegno delle grandi banche mondiali e le rappresentanze confindustriali ed economiche più interessate ai propri interessi che alle necessità ed esigenze del popolo, azzerando i diritti acquisiti in anni di lotte sindacali e precarizzando il lavoro in nome di dissennati principi economici dettati da un liberismo senza alcuna remore; la seconda, aumenta invece gli spazi di democrazia in modo che, con la partecipazione ai processi democratici, gli sviluppi e le prospettive siano sempre più consapevolmente condivisi. Detto questo, a me pare, indubitabilmente, che la riforma costituzionale Boschi-Renzi segua con piglio deciso la prima strada. E, francamente, fa un po’ specie che una forza che sin nel nome si professa “democratica”, in realtà, persegua un chiaro disegno anti-democratico. Inoltre, questa riforma pasticciata e scritta peggio, insieme alla pessima legge elettorale con spropositati premi di maggioranza, darebbe “all’uomo solo al comando” e al suo cerchio magico, poteri mai prima visti. L’elezione del capo dello stato e dei giudici costituzionali nominati a quel punto dalla Camera e da un Senato non elettivo ma riserva indiana di consiglieri regionali e alcuni sindaci espressione della peggiore classe politica in circolazione oggi in Italia, farebbero il resto, consegnando di fatto il nostro Paese in mano ad un pugno di uomini che disporranno dei nostri destini a loro proprio piacimento. Per questa ragione, sarebbe opportuno che chiunque conservi un minimo di coscienza davvero democratica alzi forte la voce e promuova nel proprio ambito un “no” forte a questa che credo possa essere definita una vera e propria controriforma. Dobbiamo essere consapevoli, cioè, che la vittoria del “si” non sarebbe, come pure efficacemente viene detto, la vittoria di un Paese che vuole mettersi al passo della modernità, una nazione per i giovani contro le vecchie nomenclature (la verità è che i giovani continueranno a lasciare l’Italia perché qui non ci sono reali occasioni e non c’è alcun tipo di meritocrazia). In realtà, si stanno solo perseguendo disegni sovranazionali che tendono a prosciugare le gloriose passioni politiche e partecipative passate in nome di un decisionismo e dirigismo ambiguo quanto pericoloso. Infine, per evitare che la forbice tra chi ha troppo e chi ha poco o quasi più niente, continui la sua pericolosissima corsa, i primi di dicembre non ci resta che dissentire chiaramente da tale perverso disegno. E, non culliamoci sul fatto che i sondaggi siano negativi per il “si”. Mancano ancora due mesi e con la potenza di fuoco di una propaganda ben finanziata e sostenuta dai “poteri forti”, non c’è affatto da dormire sonni tranquilli.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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