Diffamazione a mezzo stampa, cade la “minaccia” dell’aggravante

Diffamazione a mezzo stampa, cade la “minaccia” dell’aggravante
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Dietrofront in Aula a Palazzo Madama. La diffamazione a mezzo stampa scompare dai reati “aggravati” previsti dal disegno di legge in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni di politici e magistrati. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, seguite all’approvazione del ddl in Commissione Giustizia al Senato, ieri in Aula a Palazzo Madama è passato l’emendamento del relatore, Giuseppe Cucca, che non ha più alcun riferimento all’art. 595 e quindi al reato di diffamazione. L’aggravante prevista dal ddl “salva Casta”, stando a quanto approvato in Aula, dovrebbe scattare solo nel caso di reati di lesioni personali, violenza privata, minacce e danneggiamento.

L’emendamento Cucca riscrive di fatto l’articolo 3 del disegno di legge, eliminando ogni tipo di riferimento al reato di diffamazione, inizialmente previsto dal testo passato in Commissione. I giornalisti, dunque, non rischiano più pene aggravate (fino a 9 anni di carcere) nel caso di diffamazione a mezzo stampa ai danni di politici, amministratori locali e magistrati.

Il disegno di legge sul contrasto alle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali è passato in Aula con 180 sì e 43 astenuti.

L’Ordine dei giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa commentano la notizia e rincarano la dose chiedendo anche la discussione del ddl approvato un anno fa alla Camera, che prevede l’abolizione del carcere per i giornalisti in caso di diffamazione. Il provvedimento – stando alle intenzioni di Fnsi e Odg – dovrebbe portare all’abrogazione del carcere per i reati di opinione e  introdurre norme che scoraggino l’uso di querele temerarie, divenute un vero e proprio strumento di intimidazione nei confronti dei cronisti.

Sull’argomento il presidente del Senato, Pietro Grasso, a proposito della decisione di stralciare dal testo in discussione il riferimento alla diffamazione ha espresso la sua soddisfazione: “mi pare la si possa reputare una buona notizia. Ora speriamo che si possa al più presto calendarizzare anche il provvedimento sulla riforma della diffamazione”.

Il disegno di legge sull’abolizione del carcere per i giornalisti è stato approvato un anno fa alla Camera ed è attualmente in Commissione Giustizia al Senato.

redazioneIconfronti

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