Mar. Lug 16th, 2019

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Diffamazione a mezzo stampa, lunedì la giornata decisiva

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Ddl al Senato nel giorno in cui scade la sospensione per Sallusti che rischia di entrare in cella

La giornata di lunedì si preannuncia come un giorno decisivo per il mondo dell’informazione in Italia.
Nell’Aula del Senato torna il ddl diffamazione, dopo tutte le polemiche che hanno accompagnato la sua discussione. Ma il 26 novembre è anche il giorno in cui scadono i 30 giorni di sospensione e Sallusti dovrebbe finire in carcere: contestualmente alla scadenza, infatti, dovrebbe essere eseguita la pena di 14 mesi di reclusione per la diffamazione.
Allo stesso tempo, nella serata di ieri, la Fnsi ha annunciato il differimento dello sciopero inizialmente previsto per lunedì 26 novembre e ha preannunciato nuove forme di protesta.
Ma andiamo con ordine. La serata di ieri è stata abbastanza concitata per quanto concerne la decisione delle modalità di sciopero o di protesta dei giornalisti da mettere in atto per opporsi al ddl diffamazione.
Differito lo sciopero, non la protesta: la decisione è stata presa nella tarda serata di ieri dalla Federazione Nazionale della Stampa, che ha fatto un passo indietro rispetto alla giornata di sciopero prevista inizialmente per lunedì prossimo.
Nella giornata di ieri sia il presidente del Senato Renato Schifani che il presidente della Fieg Giulio Anselmi avevano fatto sentire la propria voce in merito, anche se per questioni diverse.
Schifani aveva chiesto di rinviare lo sciopero “nel pieno e totale rispetto dell’autonomia di scelta sulla protesta deliberata dal sindacato della stampa”, auspicando che si attenda prima l’esito del voto finale dell’Aula di Palazzo Madama sul ddl che ci sarà proprio nella giornata di lunedì. L’idea di Schifani era quella di far sì che anche le organizzazioni sindacali potessero compiere una valutazione complessiva del testo editato dal Senato, destinato ancora a una successiva valutazione da parte della Camera dei Deputati. Per il presidente del Senato, il differimento dello sciopero avrebbe costituito “garanzie di quel clima di coesione sociale di cui l’Italia ha bisogno”.
Le modalità dello sciopero preannunciato dalla Fnsi sarebbero state “improprie” a detta della Fieg, che dalla voce del suo presidente Anselmi ha affermato che lo sciopero “rende ancora più difficile la situazione dell’informazione”.
Contrario allo sciopero anche Andrea Riffeser Monti, amministratore delegato e vicepresidente della Poligrafici Editoriale: “ritengo più utili ed eclatanti forme di protesta alternative, come spostare nell’ultima parte del giornale, pur mantenendo intatti i valori dell’equilibrio e della correttezza dell’informazione, tutte le notizie relative alle campagne elettorali dei singoli partiti e alle iniziative parlamentari”.
Già precedentemente si era dissociato dalle modalità di sciopero Il Giornale.

(b.r.)

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