Diffamazione, domani ddl in Aula con norma “salva direttori”

Diffamazione, domani ddl in Aula con norma “salva direttori”
Foto: tafter.it

Il ddl diffamazione torna in Aula con una novità: la norma “salva direttori”.
L’appuntamento per la discussione in Senato è per domani mattina alle dieci. Si torna in Aula con la previsione del carcere fino a un anno per la diffamazione a mezzo stampa e con una novità messa a punto oggi dal relatore del provvedimento, Filippo Berselli. Si tratta di una ulteriore modifica al testo della legge. La modifica apportata da Berselli, ribattezzata norma “salva direttori” prevede una modifica all’articolo 13 della legge sulla stampa e propone di punire solo con la multa da 5 a 50 mila euro il direttore o o il vicedirettore responsabile che abbia partecipato alla diffamazione con l’autore della diffamazione.
Immediata la reazione del segretario Fnsi, Franco Siddi: «Liberi i direttori, in galera i giornalisti? Un rattoppo con il buco. Impraticabile. Basta con una legge deviata e irrecuperabile. Andando avanti così, con una sorta di asta sulle sanzioni ai giornalisti per i procedimenti di diffamazione a mezzo stampa, non solo si sfiora il ridicolo ma si arriva al disastro e a una figuraccia internazionale».
«La generosità e la pazienza del presidente della commissione Giustizia del Senato, Berselli – ha detto Siddi – per evitare che un giornalista e direttore, Sallusti, finisca in carcere è fuori discussione. Ma il rattoppo che propone alla bozza di legge sulla diffamazione a mezzo stampa è inutile e impraticabile: può essere giusto una mozione di affetti non una norma equa ed efficace. Liberi i direttori, solo multati, in galera i giornalisti: una soluzione impensabile, inaccettabile, offensiva anche per la dignità del collega destinatario della pesante condanna a 14 mesi di carcere, che aveva suscitato l’attivazione di un vasto movimento di riforma per una legge liberale che chiamasse alla responsabilità fondata sul giornalismo etico e sulle sue regole, con cancellazione del carcere. In linea di principio e di fatto. E ciò, per la Fnsi, può essere assicurato con attenzione precipua alla dignità della persona attraverso la rettifica documentata e il giuri’ per la lealtà dell’informazione. Non si vuole fare? Allora – conclude Siddi – si fermi subito questa macchina fuori asse anziché provocare altri danni».
Immediato anche il commento di Articolo21, tramite il suo portavoce, Giuseppe Giulietti: «La nuova ipotesi sulla riforma per la diffamazione è addirittura peggiorativa rispetto a quanto attualmente in discussione. Dal carcere per i direttori al carcere per i cronisti: è l’ultima trovata partorita dal relatore al Senato. Siamo in presenza di un vero e proprio ‘accanimento legislativo’ contro l’art.21 della Costituzione. Questo testo va solo affossato perché può solo produrre ulteriori danni al diritto di cronaca»
Sarà opportuno ricordare che il provvedimento, che aveva l’obiettivo di evitare il carcere per i giornalisti in caso di diffamazione a mezzo stampa, sta avendo un iter abbastanza complesso. A sorpresa, il 13 novembre scorso, il Senato con voto segreto ha detto sì alla proposta di Lega e Api, reintroducendo la pena del carcere fino a un massimo di un anno. Nell’occasione, il ddl fu sospeso e il Governo battuto sul punto.
La conferenza dei capigruppo ha programmato per domani, con inizio alle ore 10 la discussione in Aula. Che sia la volta buona?

(b.r.)

Barruggi

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